Salvini: dalle parole al primo decreto

Abbiamo dovuto aspettare ben più di cento giorni prima di vedere un atto concreto, o quasi, del super Ministro dell’Interno (ma anche un po’ dell’esterno) Matteo Salvini. Eppure sembrava che così tanto fosse stato fatto, tra un migliaio di povere anime perse nel Mediterraneo cacciate in altri Paesi o sequestrate sul nostro territorio.
Finalmente però è arrivato. Lo attendevamo con ansia, trepidazione, curiosità e interesse. Finalmente abbiamo il Decreto Salvini su Sicurezza e Immigrazione, approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri. A leggere i punti chiave pare subito chiaro il motivo per cui ci sia voluto tanto ad elaborarlo: era davvero complesso far quadrare le aspettative create in campagna elettorale e la realtà dei fatti. Per cui i rimpatri ci saranno, ma un poco alla volta, aerei rotti permettendo, perché cinquecentomila persone tutte insieme su un aereo rotto non vanno da nessuna parte; basta regalare permessi di soggiorno, finalmente aboliamo una forma di protezione fondamentale, la Protezione Umanitaria; riduciamo sensibilmente quei brutti Centri Sprar che rendicontano al centesimo ogni spesa che sostengono al Ministero dell’Interno; i beni sequestrati alle mafie finalmente le mafie se li possono ricomprare, o quantomeno affittare; un fitto programma di sgomberi di campi ROM e palazzine in disuso, per far felici le Forze dell’Ordine; e poi il taser, finalmente il taser.

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Ma goliardie a parte, se guardiamo alle immediate conseguenze di questo provvedimento che ancora deve passare al vaglio degli organi parlamentari vediamo come abolendo la Protezione Umanitaria, che viene assegnata a circa il 25% dei richiedenti Asilo sul nostro territorio, si permette a questa percentuale di persone di rimanere all’interno di Centri di Accoglienza Straordinaria in media circa un anno in più, per poi finire in un CPR per un periodo fino a 180 giorni, oppure in strada, senza alcun mezzo di sostentamento. La diretta conseguenza è l’aumento di criminalità finalizzata alla sussistenza.
Diminuendo le possibilità di accesso ai Centri di seconda accoglienza per titolari di Protezione Internazionale(SPRAR), si riduce automaticamente il numero di persone che completano il proprio processo di integrazione su territorio italiano, favorendo il lavoro nero, il caporalato e la criminalità organizzata, che ancora una volta prenderà il posto dello Stato italiano nel favorire il cittadino straniero.
Come accennato inoltre, ampliando l’accesso ai beni sequestrati alle mafie al privato, seppure in modo “sociale”, non meglio specificato, favoriamo le stesse mafie a riappropriarsene.
Come infine, armando la Polizia Municipale di armi non letali, ne promuoviamo l’uso che necessita di poco tempo per divenire smodato.
Insomma, verrebbe da pensare che puntare sul tema della sicurezza in campagna elettorale questa volta non sia stata una grande idea. Fossi nel super Ministro forse la prossima volta punterei su altro: chessò, magari, ad esempio, i Partiti che fanno sparire milioni di finanziamenti pubblici.

di Federico Bodo

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