Vito Sganga: il sumo parla anche italiano

Nell’immaginario collettivo quando si parla di sumo si pensa subito agli omoni giapponesi in perizoma che danno dimostrazione di grande forza. Ma vedendo Vito Sganga e gli altri atleti della nostra Nazionale di sumo, l’idea cambia. Ai Mondiali di Taiwan l’atleta siciliano si è classificato quinto e continua ad essere ai piedi del podio, tra i migliori al mondo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

1) Che cosa è il sumo?
Il Sumo proviene dal nome giapponese ‘sumi’ che vuol dire lottatore. C’è il sumo tradizionale che è quello che si vede in TV rappresentato da quelle “bestie” enormi, quello che invece facciamo da qualche anno a questa parte è il sumo sportivo che ha tre categorie di peso: io ad esempio sono nei pesi piuma perché peso 85 kg.

2) Come e quando è nata la passione per il sumo?
Io vengo dalla lotta greco-romana e dalla lotta libera e sono stato più volte campione d’Italia. Il sumo è simile, è facile da praticare, si può usare anche con i bambini come un gioco, visto che le regole sono poche: chi esce fuori dal cerchio e chi cade prima per terra con qualsiasi parte del corpo perde. Vincendo già gli Italiani di lotta, visto che mi padre è il maestro si occupa del corso per insegnanti di sumo, per gioco mi ha detto se volevo fare una gara e da quel giorno ad oggi non ho mai perso il titolo italiano. Ho iniziato il sumo all’età di 20 anni, ora ne ho 31.

3) Perchè tu non assomigli ad un enorme giapponese in perizoma? Raccontami dei tuoi allenamenti e della vita da atleta.
Quelli giapponesi si allenano quattro ore al giorno e quattro ore mangiano: sono proprio prototipi di lottatori, quelli fanno anche allenamenti abbastanza duri, anche noi li facciamo molto complessi visto che il sumo ha più tecniche del judo. Il judo ne ha 40 il sumo ne ha 80. Quindi ci sono molte tecniche, sembra molto spinta colpi di pancia ma non solo, è molto di più. Quando devo preparare un gara mi alleno anche tre volte al giorno e l’alimentazione visto che faccio il calo peso, è abbastanza rigida e con molto riposo visto che ci sono tre allenamenti.

4) Cosa ti piace di più del tuo sport?
Ti appassiona perché…eh, non saprei dire. È uno sport che ti appassiona già facendolo. Certe passioni non si possono spiegare. Ce l’hai nel sangue, ecco.

5) Che emozione è vestire la divisa della Nazionale?
Farò quest’anno a luglio i Campionati del Mondo che si svolgeranno ai Caraibi. Io vado sempre a portare la bandiera dell’Italia in alto, il più possibile, quindi per me è sempre un’emozione come se fosse il primo giorno.

6) Quali sono le qualità più importanti che deve avere un lottatore di sumo?
Le qualità del lottatore…I don’t know! Il lottatore deve vincere, non partecipare come insegnano. L’importante è vincere, questo è il lottatore.
7) Quali sono i tuoi progetti futuro?
I miei progetti futuri sono i campionati del mondo e i World Games visto che ho un buon punteggio, mi mancano due o tre punti per la qualificazione a questi ultimi, che sono le ‘Olimpiadi per gli sport non olimpici’ che si terranno in Giappone. Voglio andare a medaglia, se no me ne sto a casa!

8) C’è un’età giusta per iniziare?
E’ uno sport che si può fare anche a scuola ai bambini. Non c’è tanta violenza, è facile da fare, semplice…dici ad un bambino, buttalo fuori, quello è sumo. Fallo cadere per terra, quella è sumo. Facile da praticare. Vieni e prova. Ti consiglio di provarlo perchè è uno sport in cui ti diverti tantissimo, esci con il sorriso dal dojo, poi ti diverti perché ti mettono il ‘mutandone’ e all’inizio ti senti un po’ strano, però è bello. Ci sono anche le donne. Quelle che abbiamo avuto sono andate anche a medaglia, sono molto brave, però dipende dal periodo se ci sono le gare di lotta, non partecipano al campionato italiano quindi non hanno la partecipazione per i mondiali o altro. Chi pratica sumo arriva prevalentemente dalla lotta, non è come in Giappone che chi nasce lottatore di sumo, cresce lottatore di sumo. Da noi si passa dalla lotta al sumo, dal judo al sumo e via dicendo.

 

di Deborah Villarboito

Rispondi