Benvenuti al Centro: Quei parenti ‘sconosciuti’ alle feste comandate

Un figlio che nasce è una cosa bella. Totò aggiungerebbe: “Qui si esagera”. Mi spiego meglio. Abituato al modo di vivere al Nord, dove le famiglie spesso si ‘dimenticano’ di fare un pargoletto, qui è facile che uomo e donna decidano di averne pure tre. Eresia, direte voi! Con una recessione economica ogni tot di anni, con il terrorismo, con i pericoli continui quando si attraversa la strada, con il bullismo, con le scie chimiche e il surriscaldamento del pianeta, questi pensano pure a sfornare bambini!?

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Bambini che poi crescono a fanno a loro volta altri figli, sull’esempio di genitori e nonni. Così, alle feste comandate, poi ti trovi seduto vicino a qualcuno che neanche sai chi è. E, credetemi, imparare i nomi dopo qualche bicchiere di vino sarà praticamente inutile. Provateci voi, poi mi dite. E guai a scordarsi che il cugino della zia del secondogenito della nonna si chiama Aristide piuttosto che Angelo. Sarebbe un’offesa gravissima, da vendicare storpiando il tuo. Di nome. Ancora peggio stringere la mano e dire “Piacere” a chi sorride in modo piccato e risponde: “Ah sì, ci siamo già visti al battesimo di Ascanio…”.

Ok, chiusa parentesi festa comandata. Torniamo ai figli. Al Nord, quasi fossimo in Cina, c’è la tentazione continua del figlio unico. O di non farne proprio. Tanto poi il ragazzino troverà gli amici con cui giocare. Sempre che le altre mamme e gli altri papà abbiano deciso di farne almeno uno. E così, a Natale, ci si ritrova a tavola in quattro, se va bene (ma deve essere proprio una di quelle coppie che crede fortemente nella prole) in sei. Insomma, un tavolino va più che bene. Non rischi di dimenticare qualche nome o faccia. Si parla del più e del meno. Di come sia complicato al giorno d’oggi tirarne su di figli educati. Che non si alzano da tavola prima della fine del pranzo. Di quanto costi mandarli a scuola. Naturalmente, con zaino firmato, scarpe alla moda, quaderno e diario dell’ultimo personaggio dei cartoni. Ecco, qui apro un altro capitolo. Il costo. Fin da quando ero ragazzino, mi domandavo: ma perché scendendo in Italia, con meno risorse a disposizione, si arriva a 8-9 componenti di una famiglia? Come li sfami poi i figli? Incoscienti. E quant’altro. Al Nord, invece, dove la crisi bussa sempre in modo meno pesante, si risparmia pure sui bambini.

Una spiegazione me la sono data, forse. Ma vale per i piccoli paesi dove ogni fiocco azzurro e rosa è una benedizione. E sapete perché? Perché così le scuole non chiuderanno per mancanza di alunni. E il tuo bambino non si dovrà fare 10-15 chilometri in scuolabus, ogni mattina, per raggiungere il primo istituto scolastico aperto (magari con pluriclasse). Ma nelle grandi città? Questione di cultura, direte voi. Qualcuno aggiungerà di sottocultura. Qualcun altro argomenterà che la Chiesa ha influenzato maggiormente il Centro e il Sud dove, quindi, si tende a vedere ancora il matrimonio come l’unione tra uomo e donna con lo scopo di moltiplicarsi (ok, ma qui si esagera, dirette ancora Totò).

Recentemente, ho scoperto poi che ci sono coppie che veramente non sanno quando fermarsi. Sono fortunate? Arrivano a 6-7 figli. Poi le vedi e sono serene. E allora capisci che non sono incoscienti del tutto. In fondo, in quella casa il silenzio per 20-25 anni sarà una chimera. Ma ci sarà allegria. Mentre in un’altra casa, distante 400-500 chilometri, l’unico rumore che sentirai sarà quello del video di YouTube acceso sul video di Rihanna. Insomma, una cosa a metà non si può fare? In fondo, in media stat virtus. Il Centro dovrebbe essere proprio questo, il giusto compromesso. Ma no, mi accorgo sempre di più che sono capitato in un avamposto del Sud piuttosto che in una periferia del Nord. Lo dicono anche i numeri. L’Umbria è staccata dalle regioni settentrionali, talvolta superata pure dalle vicine. È diventata la prima regione del Sud e non l’ultima del Nord. Un vagone lento. Tranne che quando si tratta di fare figli. Lì si va veloci. Poi pazienza se ogni settimana c’è un compleanno, un anniversario, un matrimonio. Un battesimo!! Forse si potrebbe escogitare lo stratagemma per evitare figuracce con i parenti più o meno prossimi: sorridere sempre, non presentarsi mai. Dire sempre ciao. Anche se quello davanti non è della famiglia, ma il senzatetto invitato per solidarietà. Poi c’è sempre tempo per chiedere alla memoria storica chi era quello là vestito come un senzatetto. Al Nord non potrebbe mai capitare. Di sconosciuti, al massimo, arriva l’ultima fidanzata del figlio. Ma con lei è anche inutile presentarsi. Parla una lingua sconosciuta. Ha piercing dappertutto, mastica chewing gum con la bocca aperta, fuma e non sorride mai. E allora ti rendi conto del perché qui di figli se ne fa uno al massimo. Quando va bene.

di Alessandro Pignatelli

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