Ermio De Luca: quando la più grande barriera è il mondo del lavoro

Ermio De Luca, ingegnere elettronico romano di 38 anni. Da quasi 17 anni la sua vita è cambiata a causa di un incidente automobilistico, quando aveva 22 anni. Era studente di ingegneria alla Sapienza e poi all’università Roma Tre. Dopo un paio d’anni di sconforto la tenacia di Ermio De Luca lo hanno portato a diventare un ingegnere on laurea da 110, seguita da uno stage all’Esa, l’European Space Agency. Ha pubblicato un libro unico nel suo genere, ‘Un po’ di progettazione accessibile’, in cui sono raccolte soluzioni concrete ai reali problemi dei disabili e crea ‘Ciak, si aggira’, una sorta di Monopoli in cui si procede o retrocede a seconda delle barriere architettoniche, che le scuole stanno adottando e che è stato selezionato dall’Istituto nazionale di Urbanistica per la Biennale dello Spazio pubblico a Roma. Solo una grande barriera sta frenando la tenacia e le capacità dell’Ingegner De Luca: nessuno vuole dargli la possibilità di lavorare, nonostante un curriculum di tutto rispetto.

1) La tua vita prima e dopo l’incidente.
Prima non stavo mai a casa, facevo atletica leggera, ero iscritto al CUS della Sapienza, andavo all’università a seguire le lezioni, a volte mi fermavo lì per studiare, poi giocavo a calcetto con gli amici, facevo body-building e avevo la ragazza. Dopo purtroppo è cambiato tutto, le cose elencate le ho perse tutte in tempi diversi…per due anni non ho voluto vedere un libro…

2) Il libro ‘Un po’ di progettazione accessibile’ come è nato?
Stando su sedia a rotelle ho toccato con mano la volontà delle persone di aiutare così come quella di migliorare un dato ambiente, ma al momento pratico non si sapeva esattamente come. Per questo ho sentito la necessità di ‘guidare’.

3) ‘Ciak, si aggira’: che cos’è?
Nasce con gli stessi propositi del libro, ma punta a un target più giovane, per questo nasce come un gioco ‘facile’ ed estremamente educativo, da utilizzare prevalentemente nelle scuole elementari. Per questo trovo assurdo che un’ istituzione come il MIUR non fosse interessato nonostante le mie continue sollecitazioni. Allo stato attuale infatti non ho ricevuto richieste, senza le quali il gioco è destinato a morire, e secondo alcuni giornali illustri, come La Repubblica, sarebbe un peccato.

4) La tua esperienza nel mondo del lavoro.
È assurda! Molti si dicono estremamente interessati dal mio CV, nonostante leggano appartenente alle categorie protette, inizialmente credono sia una patologia che non richieda alcun lavoro prima o poi obbligatorio perché si tratterebbe di normalizzare una struttura. Questi costi fanno passare il lato positivo dell’assunzione di una risorsa tecnicamente più o meno valida, al lato negativo come colui che impone un costo. Ho tentato col tirocinio formativo dove, il titolare non paga lo stipendio alla risorsa, ma lo paga la Regione, non mi hanno voluto circa 30 aziende romane. Ci lamentiamo tanto della mancanza di risorse qualificate, ma poi…

5) Lavorare all’Esa: come è stato?
Fantastico, formato da persone umili e mature, per loro ero una risorsa bisognosa di aiuto in alcuni movimenti esterni al mio ufficio. Mi occupavo della co-progettazione dell’interfaccia (teamworking) per la ricezione di dati e immagini per gli Stati membri. Inoltre redigevo report dove indicavo ad esempio che lo Stato membro X non ha ricevuto il pacchetto dati Y per il probabile motivo Z, tutto dettagliato insomma.

6) Quale è il tuo sogno più grande?
Premetto che vorrei lavorare, ma il mio sogno resta diventare ambasciatore ONU per le disabilità, ma ovviamente non si avvererà mai visto che non trovo nemmeno lavoro.

di Deborah Villarboito

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