La manovra per i giovani contro i giovani

Correva l’anno 2011 quando il Governo tecnico guidato da Mario Monti varava una Legge di Bilancio tra le più impopolari della storia del nostro Paese. Si chiedeva agli italiani una serie di grandi sacrifici per far fronte alla crisi economica. Ma chi è del mestiere lo sa, si permette di intervenire ad un Governo composto e guidato da tecnici, e non politici portatori di ideali, solo ed esclusivamente nel momento in cui il Presidente della Repubblica lo ritiene indispensabile, quando proprio non vede altra soluzione. Non è certo qualche anno di crisi economica, per quanto grave, che porta a questo esito comunque sempre negativo: la chiamata di Giorgio Napolitano a Mario Monti è partita a causa di almeno trent’anni di gestione scostante e poco lungimirante della spesa pubblica.
In pochi mesi di calcoli e valutazioni nascoste dal capro espiatorio “migranti”, in un abile sotterfugio moderno, i due super vice Presidenti hanno concordato i punti cardine della Manovra finanziaria per il 2019. In pochi mesi hanno deciso con consapevolezza e cinismo di cancellare gli sforzi richiesti agli italiani per pesare un poco di meno sulle spalle di giovani, figli e nipoti.
La Manovra infatti includerebbe le promesse fatte in campagna elettorale, con reddito e pensione di cittadinanza, abolizione Legge Fornero, Flat Tax, condono (ah, no! Pace fiscale…) e ammennicoli inclusi. Il tutto a spese del Debito pubblico, e quindi direttamente a spese delle future generazioni. Una Manovra dunque estremamente assistenzialista, che regalerà sicuramente la rielezione dei nostri beniamini al Governo giallo verde, grazie al regalo a pensionati e disoccupati, oltre che evasori e grandissimi imprenditori. Gli unici a rimetterci saranno i giovanissimi che si approcciano ora al lavoro o ancora devono avvicinarsene, coloro che pagano regolarmente le tasse e campano con 800/900 euro al mese, i piccoli e medi imprenditori. I primi si troveranno al momento di andare in pensione con il sistema previdenziale al collasso, mentre chi paga le tasse sarà beffato da chi invece per anni non le ha pagate, avendoci rimesso però almeno il 30% in più dato allo Stato. I nostri disoccupati finalmente saranno felici di esserlo: potranno trovarsi un lavoretto in nero, così da arrotondare il reddito di cittadinanza. I piccoli e medi imprenditori invece continueranno ad inseguire i grandi imprenditori, pagando la loro stessa aliquota di imposta.
E’ chiaro anche ai meno esperti come in questo modo l’unico risultato che si prospetti sia la completa immobilità del nostro Paese, contorniata da una forma di assistenzialismo che si avvicina pericolosamente all’idea di voto di scambio.
Fortunatamente però abbiamo al Governo chi i mercati e lo Spread se li mangia a colazione, siamo in una botte di ferro.

di Federico Bodo

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