Qua la zampa – Eredità: e se lasciassi tutto a fido?

Nonostante sia una pratica sempre più comune, lasciare i propri beni in eredità al proprio animale (o agli ospiti pelosi di qualche rifugio) è una scelta che fa ancora discutere: non è certamente possibile decidere se sia giusto o meno, l’unico dato oggettivo che si ha è che la decisione è legalmente accettata. Con attenzione, però, alla modalità.

TestamentoCani
Il diretto interessato, ad esempio, non è sicuramente l’animale: la legge, infatti, non consente di fare testamento a favore dell’animale.
Gli animali possono diventare beneficiari di un testamento solo attraverso la nomina di un erede diretto – una persona fisica o giuridica -, che amministri l’eredità per conto del quattro zampe. Si può nominare anche un’associazione animalista. È bene specificare nel testamento, in maniera esplicita, che l’animale dovrà ricevere assistenza, cibo, alloggio ed ogni cura possibile fino a quando è in vita.
L’erede diretto può essere una persona fisica o un’associazione che operi in favore degli animali.
In Italia sono ancora poche le persone consapevoli dell’importanza di un gesto che può dare molto agli altri senza intaccare il diritto dei propri eredi. Una pratica già molto diffusa nel mondo anglosassone che consente di ricordare una Onlus, dunque una causa sociale, nella propria eredità, ma che in Italia è ancora un argomento tabù.
Cani e gatti rappresentano per ogni “padrone” una parte viva della quotidianità, ma non solo: è infatti più che spontaneo considerare gli animali domestici come membri della famiglia, ai quali quindi desiderare di lasciare i propri averi per una questione di affetto. Un gesto, quello del testamento, che per alcuni acquisisce ancor più valore se fatto in un’ottica di solidarietà e beneficenza, perché le Associazioni che curano i randagi vivono generalmente di autofinanziamenti e sostegni economici di privati.
Una delle ultime storie – che ovviamente ha fatto discutere – riguarda il cagnolino Tor: un bastardino che vive a Milano. Per tutta la vita è rimasto accanto al suo padrone, ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, morto a 90 anni nell’aprile scorso. Il signor Rizzo, padrone di Tor, anni fa era stato colpito da un malore ed era stato proprio il suo cagnolino a salvargli la vita, iniziando ad abbaiare una volta visto il padrone accasciato a terra, finché i vicini di casa non intervennero. Rizzo, quindi, ha nominato un suo caro amico come erede diretto, affinché la sua eredità arrivasse in qualche modo a Tor e, soprattutto, ad associazioni e fondazioni che si occupano di animali.

di Sabrina Falanga

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