Scuola: dalle classi speciali all’inclusione per i disabili

Scuola: dalle classi speciali all’inclusione per i disabili

4 Ottobre 2018 0 Di il cosmo

Una volta c’erano le classi speciali per gli alunni con disabilità. Poi si è iniziato a parlare di integrazione e di una scuola aperta a tutti. Quindi, è arrivata l’inclusione. La scuola ha deciso così di aprirsi ai disabili, integrandoli. Anzi, includendoli. Fino agli Anni Sessanta del secolo scorso, disabilità faceva rima con emarginazione in tutte le strutture educative italiane. Dalla fine del XIX secolo e per tutto l’inizio del XX, infatti, c’erano scuole gestite dai Comuni per i portatori di handicap. Erano le associazioni religiose e le organizzazioni private a preoccuparsi di educare chi era disabile. La riforma Gentile del 1923, in pieno periodo fascista, crea le classi differenziali alle elementari. Dieci anni dopo, ecco le scuole speciali.

Sarà solo negli Anni Settanta che ci sarà l’inserimento degli alunni disabili nella scuola di tutti. Nonostante già la Costituzione italiana parlasse di uguaglianza e di uno Stato che doveva rimuovere tutti gli ostacoli per il diritto allo studio. Negli anni, verranno istituite attività integrative e di sostegno per i portatori di handicap. Il vero manifesto della scuola inclusiva sarà la Dichiarazione di Salamanca, datata 1994. Le differenze diventano risorsa per l’educazione, la cui valorizzazione richiede ai sistemi educativi capacità di individuazione dei bisogni e differenziazione delle risposte. La piena realizzazione della Inclusive education non consiste nel dare un posto nella scuola anche a chi è rappresentante di una qualche diversità, ma nel trasformare il sistema scolastico in organizzazione idonea alla presa in carico educativa dei differenti Special Educational Needs che gli alunni possono incontrare.

Alla legge 104 del 1992, in Italia, faranno seguito diverse integrazioni per consolidare la strategia educativa: l’Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitaria locali in materia di alunni portatori di handicap, modalità e criteri per l’individuazione dell’alunno come soggetto in situazione di handicap, ricerca Invalsi sull’integrazione degli alunni con disabilità (anno scolastico 2005/2006), il piano nazionale di formazione e ricerca I Care: Imparare, Comunicare, Agire in una Rete Educativa, promosso dal Miur per gli anni scolastici 2007/2008 e 2008/2009, la legge 18/2009 che ha ratificato le convenzioni Onu sui diritti delle persone con disabilità e ha istituito l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

È altrettanto vero che spesso la scuola non vede collaborare l’intero corpo docente per l’inclusione delle persone disabili. La loro gestione viene lasciata all’insegnante di sostegno, con i colleghi che condividono a parole le strategie solo durante i consigli di classe. Una scuola in grado di includere deve favorire anche il miglioramento delle competenze degli insegnanti curricolari, finalizzata a una più stretta interazione tra tutti i soggetti della comunità educante.

di Alessandro Pignatelli