Simone Barlaam, nell’acqua dimentica le operazioni e nuota più veloce di tutti

È tornato dall’Australia, dove ha vissuto e si è allenato nell’ultimo anno, per completare gli studi (ci sono gli esami di maturità) e preparare la prossima avventura che, salvo imprevisti, dovrebbe essere le Olimpiadi di Tokyo 2020. Simone Barlaam è il volto emergente del nuoto paralimpico italiano. Emergente, ma già con un record del mondo in bacheca (50 stile libero). A soli 18 anni, di cose ne ha fatte e ne ha viste l’atleta disabile azzurro.

Simone Barlaam

Nato a Milano nel 2000, dopo soli tre giorni è già sotto i ferri. Alla coxa vara e all’ipoplasia congenita del femore destro, infatti, nell’utero si è aggiunta una frattura del femore. I medici, infatti, per cercare di girarlo ed evitare il cesareo hanno tentato una manovra di rivolgimento. In tutto, saranno 12 le operazioni chirurgiche per Simone, nei primi 13 anni di vita. Sì, perché le disgrazie non arrivano mai da sole. A 5 anni, durante un intervento di allungamento dell’arto, gli viene la osteomielite, grave infezione ossea. Passa mesi difficili il ragazzo, con continue fratture ossee dell’arto e il rischio di perdere la gamba. Oggi ne parla, fortunatamente, come di qualcosa di lontano: “Mi è andata bene, ero piccolino e ho ricordi sfocati di quei momenti”.

Molto meglio, allora, parlare di nuoto. L’acqua, infatti, è stata la vera riscoperta della vita per Simone. Nonché l’unico sport che gli ha permesso di mantenere il tono muscolare senza il rischio di nuove fratture. Dal 2007, a Magenta, segue il corso per bambini. Sono sufficienti due anni per passare alla fase agonistica e alle prime gare. Niente nuove operazioni al femore, ma l’applicazione di una protesi. Il bambino con una gamba più corta dell’altra si trasforma in breve in un campione in acqua.

“Il prossimo obiettivo è Tokyo, ma non voglio dare la convocazione per scontata. Sono però dell’idea che se vuoi qualcosa, ce la fai”. Uno che di sacrifici ne ha fatti tanti va rispettato quando dice: “L’anno scorso facevo un’ora e mezza di treno per allenarmi. Era quello il tempo che usavo per studiare. Oggi, fortunatamente, ho preso la patente e dunque Magenta – Milano la faccio in auto. Ma se vuoi, riesci a conciliare studio, sport e vita privata. Bisogna solo organizzarsi”.

Non mente a se stesso e nemmeno agli altri: “I momenti bui ci sono stati, ma lo sport mi ha aiutato eccome. Come si dice? Mens sana in corpore sano. Se riesci a portarli allo stesso livello, trovi anche la serenità”. Non solo: “Nuotare in una società mi ha permesso di interagire con persone più grandi di 4-5 anni, lo scambio generazionale aiuta. E poi, finire una giornata di lavoro o di studio e poter fare quello che piace dona felicità. Vale per me, vale per chi sta in banca, vale per chi è sano o non sano”.

Probabilmente, il dono più grande di Simone Barlaam è saper prendere il meglio da tutte le esperienze. In acqua, poi, avanti tutta. “Quando ho stabilito il record del mondo, non ero completamente soddisfatto. Neanche il mio allenatore. Ci eravamo prefissati qualcosa di meglio, ma le energie le avevo perse un po’ per il nervosismo, lo stress, la paura degli avversari”. Il palmares è di quelli da campione. Altro che emergente: due medaglie d’oro ai Mondiali (è campione in carica), un argento e un bronzo. Agli ultimi Europei di Dublino è stato autentico dominatore, con quattro medaglie d’oro (100 stile libero S9, record europeo con 54”42 contro il 55”84 già fatto segnare agli Australiani giovanili, 50 stile S9 con record del mondo che resisteva da Londra 2012, oro nella staffetta 4×100 stile e nella 4×100 mista) e un argento (nel delfino, con personale abbassato di due secondi). “Aver battuto il record del mondo, che resisteva da Londra 2012, è stato anche un bel sospiro di sollievo. Era tanto che ci giravo intorno”.

La giornata di Simone in pillole: “Mi alleno da 3 ore e mezza a cinque ore e mezza – sei ore. Di solito, divido le sedute tra acqua e palestra. Poi c’è la scuola, naturalmente. Il sabato in parte e la domenica cerco di distrarmi, di uscire con gli amici”. Ammette: “Sono stato fortunato perché intorno a me ho sempre avuto persone positive. Io ci ho messo il mio carattere, altrettanto ottimista e auto ironico. Momenti in cui mi è pesata la disabilità ce ne sono stati, ma mai episodi di pietismo da parte degli altri”. E così, Simone, ha potuto nuotare verso i suoi sogni. Lasciandosi alle spalle brutte esperienze e avversari. Tranne uno, quello che non ti aspetti, il tuo compagno di nazionale Federico Morlacchi: “Ma noi ci divertiamo”. Bene così.

di Deborah Villarboito

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