Sofia Righetti: l’accessibilità è un problema che riguarda tutti

Ho incontrato Sofia Righetti, veronese, Campionessa nazionale di sci alpino, laureata in Filosofia del diritto all’università di Bologna e attivista per i diritti umani e animali. Ho fatto due chiacchiere con lei per quanto riguarda la piaga delle barriere architettoniche, scoprendo che è un problema che supera le frontiere italiane.
1) Ciao Sofia, ci racconti la tua esperienza in Australia?
Premetto dicendo che da quando ho compiuto 18 anni ho viaggiato da sola in tantissimi paesi europei, e non mi sono mai trovata in difficoltà. Sono partita da sola per l’Australia con l’intento di trasferirmi a Sydney per quattro mesi, per seguire un corso di inglese che permettesse di prendere la certificazione IELTS per proseguire la carriera universitaria in lingua inglese. Ero sicura che fosse il paradiso dell’accessibilità, ma purtroppo si è rivelata una delusione cocente. Spiagge inaccessibili senza alcuna passerella, scalini ovunque, strade ripide che ricordavano quelle della montagna, parchi naturali senza possibilità di accesso per le persone in carrozzina. Un vero inferno. Sono stata costretta a tornare un mese in anticipo in quanto l’ultimo periodo non sono riuscita a trovare alcun appartamento che fosse al piano terra o con l’ascensore, e viaggiare per vedere altre città come Melbourne, la Golden Coast o la Tasmania era improponibile con tutte le barriere architettoniche trovate, basti pensare che la prima legge per l’accessibilità a Sydney contro le barriere è del 2006. Ho documentato gran parte del viaggio attraverso video che trovate sul mio canale http://www.youtube.com/sofiarighetti , andate a vederli per capire cosa significhi letteralmente essere dall’altra parte del mondo e non potersi muovere!

2) In Italia invece come è la situazione?
Sicuramente l’Italia, con il fatto di aver ratificato leggi importanti per l’abbattimento e il superamento delle barriere architettoniche, come la legge 104/1992 e la legge 13/1989, e aver ratificato nel 2009 la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ha un ottimo potenziale per rendere accessibile ed usufruibile lo spazio pubblico e privato per i cittadini con disabilità. Peccato che tali leggi non vengano applicate e che i vari comuni non si degnino minimamente di far rispettare i PEBA (Piano Abbattimento Barriere Architettoniche), ed ecco che si arriva ai casi in cui i singoli cittadini, esausti dalla frustrazione di non poter prendere un autobus, il treno o accedere all’università o in altri spazi pubblici, chiamano direttamente i giornali facendo risaltare l’episodio alla cronaca.
Ho trovato molti posti con le rampe e con bagni larghi, ma anche molta superficialità, come alberghi che si dichiaravano accessibili per le carrozzine e poi avevano i gradini all’entrata, o negozi appena ristrutturati che invece di costruire l’ascensore ponevano due tremende rampe di scale. Queste sono le azioni di oppressione e discriminazione sociale che ti rendono disabile nel vero senso della parola, poiché basterebbero piccoli accorgimenti strutturali (come ad esempio una rampa o dei segnali per le disabilità sensoriali) per rendere le città decisamente più accessibili a tutti i cittadini.

3) Cosa si può fare per migliorare?
L’esempio classico che faccio è questo: ho sceso le piste neve ai 100 km/h, vincendo l’oro in slalom gigante, l’argento in speciale e facendo mangiare la neve a molti sciatori bipedi, e poi non posso entrare in un pub a bere una birra perché ci sono gli scalini o non posso andare al cinema a vedere un film perché le sale non sono attrezzate. Sono io che sono disabile o è la società ad essere handicappata, non tenendo conto delle varie caratteristiche dei cittadini che dovrebbero essere considerate tutte in egual misura? Non dimentichiamoci poi che ognuno di noi può avere una disabilità, cronica o temporanea, e la società deve avere ben presente questa peculiarità di cui nessuna persona è indenne. La libertà di movimento è uno dei principi scritti all’interno della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e l’Italia ha ratificato la fondamentale legge del 2006 contro le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità. Bisogna far rispettare le leggi, denunciare, non abbassare mai la testa ed essere consapevoli dei propri diritti. Informatevi e denunciate anche se non siete disabili: fare fronte comune insieme è l’unico modo per trasformare la società e quindi la disabilità non più in uno svantaggio, ma in una semplice caratteristica propria della meravigliosa variabilità umana.

di Olivia Balzar

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