Un pomeriggio in carrozzina: le barriere quotidiane di Ivan

Un pomeriggio in carrozzina: le barriere quotidiane di Ivan

4 Ottobre 2018 0 Di il cosmo

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Italia, paese di santi, poeti e..barriere architettoniche. È al limite di una tragicomica pièce la situazione dell’accessibilità nel nostro Bel Paese. La metropolitana a Roma e la filovia di Pescara di nuova costruzione, i treni regionali e le stazioni delle ferrovie italiane, anch’esse in buona parte ristrutturate, tutte opere dal valore di miliardi di euro che sì da un lato ampliano la libertà di movimento, ma dall’altro diventano un grande impedimento per molti. Gradini troppo alti, pedane mobili abbandonate, ascensori fuori uso, scivoli con pendenze da vertigini e pali della luce in mezzo ai percorsi. Poi ancora: strade dissestate, attraversamenti pedonali pericolosi e privi di discese nelle vie principali delle più grandi città, ristoranti, bar, negozi, farmacie non accessibili. Un problema solo del Sud Italia? Non proprio. La modernissima Milano e l’aristocratica Torino hanno anche loro lacune e vergogne in materia. Ho passato un pomeriggio nel centro di Torino con Ivan Lion, ventinove anni e in carrozzina dalla nascita a causa della mancanza di una vitamina che si chiama acido folico, non dato in gravidanza alla madre e che ha causato la paralisi totale dei piedi e qualche problema alla schiena. Ex sportivo, numero due d’Italia nel tennis in carrozzina e membro della Nazionale italiana, ha partecipato a moltissime manifestazioni nazionali ed internazionali, viaggiando parecchio. Tra passeggiate e aperitivi abbiamo constatato che c’è molto che non va, talmente tanto, che lo stesso Ivan si adatta al disagio senza nemmeno pensarci troppo. Ivan è forte prima nello spirito e poi nella parte superiore del corpo, anche per questo supera ostacoli non indifferenti con facilità e naturalezza. «Purtroppo Torino per noi disabili offre ben poco perchè ci sono tante barriere architettoniche: dai mezzi pubblici a quelle di tutti i giorni che possono essere scale, gradini e quant’altro». L’incresciosa situazione è diffusa in tutta la Penisola: «Spostandomi in tutta Italia ho riscontrato le stesse difficoltà, partendo dai parcheggi occupati senza permesso o ancora bar o esercizi commerciali senza servizi disabili e senza l’accesso all’attività commerciale per noi in carrozzina. Milano è una città con molte più difficoltà di Torino: una volta da turista lì mi sono accorto che le pedane per salire le scale non funzionavano, il vagone dedicato ai disabili in metro aveva il gradino di ingresso e in molti locali commerciali i servizi per disabili erano adibiti a magazzino o scarico merci». Avendo viaggiato molto per sport, Ivan non fatica a darci un termine di paragone con l’estero: «Sono stato ad Amsterdam, a Praga, a Seul, in Corea del Sud, e proprio in questi luoghi ho riscontrato una maggior integrazione nella società per noi disabili nella vita di tutti i giorni: mezzi pubblici, impianti sportivi e città totalmente accessibili. In qualsiasi città estera, anche lo sport è considerato alla pari dei normodotati». Molte cose da cambiare in Italia, ma prima su tutte:«La mentalità della gente che considera ancora il mondo della disabilità un mondo a parte e non parte del mondo».