Davide Scavo: lavorare nel mondo degli eSports

Davide Scavo: lavorare nel mondo degli eSports

11 Ottobre 2018 0 Di il Cosmo

Gli eSports non sono per niente un gioco. Intorno ai giocatori professionisti ruotano molte figure importanti con compiti differenti. Davide Scavo è uno di questi. Figura polivalente del mondo degli eSports e non solo, attualmente, tra le altre cose, è Project Manager per Apex, realtà coreana, che come la definisce è «il Brasile del calcio per i videogames». Questa introduzione è addirittura riduttiva rispetto al curriculum vitae e le esperienze di questo trentaduenne pieno di spirito d’avventura e acume.


Quindi di che cosa ti occupi?
Sono un ‘Project Manager’ nell’ambito eSports. Mi occupo sia di management di player conosciuti, che hanno valore o che stanno crescendo e cercano squadre. Li aiuto in questo percorso perché venendo io dal calcio come intermediario per la Fifa ho cercato di unire le cose. A maggior ragione negli eSports i ragazzi non sanno niente di come è duro là fuori, di come può esserci una fregatura dietro l’angolo per quanto riguarda la stipula dei contratti. Quindi se vogliono diventare professionisti si parla di soldi, si vanno a vedere i primi benefit in termini di macchinari o di rimborso spese o del resto. Bisogna stare attenti a non cascare in quelli che potrebbero essere i tranelli. In più avendo studiato come ‘mental coach’, figura in cui sono certificato, aiuto i player a trovare la condizione mentale perfetta per affrontare tutto il resto, per comunicare con i compagni. Ho una passione per i video games come ogni ragazzo. Allora ho cercato di unire tutto quello che ho fatto sfruttando quelle che sono le mie conoscenze negli eSports. Tutt’ora ho un progetto, legato a questi: sto creando un portale particolare, al momento su Overwatch, ma che poi si espanderà su altre tipologie di titoli, per accorciare le distanze. Mi capita spesso che mi contattino giocatori di società ed organizzazioni che cercano giocatori. Allora per accorciare la distanza, e dare la possibilità a tutti di avere una vetrina, una formazione, che tutti possano vedere e riconoscere, un modo di mirare, un modo di posizionarsi nei videogiochi, una sorta di database a livello mondo in cui tante società, che sono già interessate, voglio attingere, vogliono pubblicare. Insomma un punto di incontro per chi vuole fare gli eSports.

Come ti sei approcciato al mondo degli eSports?
Il titolo di riferimento del mio esordio è stato Overwatch da giocatore, cioè giocavo a tempo perso con i miei amici. Mi piaceva così tanto che ho iniziato a guardare dei video su Youtube. Mi capitava sempre sott’occhio H82 Overwatch, famoso italiano riconosciuto da Blizzard. Allora visto che sono sempre molto intraprendente gli ho scritto. Ho iniziato a vedere che ci sono competizioni ed ho notato che c’era un mondo dietro di cui non sapevo assolutamente nulla. Tutto questo due anni mezzo fa. Dopo averlo visto gli ho detto che avevo un paio di idee. Gli ho parlato di questa cosa e lui mi ha detto che erano idee interessanti. Mi ha chiesto di cosa mi occupassi e quando ha capito che ero intermediario per la Fifa, che mi occupavo di gestire, che ero un manager e tutto il resto, mi ha detto che c’era un team di tutti italiani a livello competitivo veramente buono che erano rimasti stati scottati da una realtà che li ha fregati…da lì sono entrato nel mondo degli eSports.

Lavorare in Microsoft: come ci sei arrivato?
Un grande personaggio, uno specialist come me ora, che ha presentato su tanti palchi eSport, mi ha fortemente voluto qui. Microsoft e quindi Xbox. Essendo che Xbox avrà titoli come ‘Gear of Wars’ e altro che entreranno di prepotenza negli eSports, diciamo che sono un passo avanti perché sono di casa e quindi ora mi occupo di fare stream sul canale Xbox Italia per vari titoli di eSports.

Quale è la giornata tipo di un giocatore professionista?
I giocatori si svegliano in tarda mattinata perché le sessioni di allenamento iniziano nel tardo pomeriggio e vanno avanti fino a tarda notte, per giocare con altri Paesi. Potenzialmente stanno in casa e poi si va subito in zona allenamento. L’allenamento è deciso da quello che è il coach. Ci si mette ad allenarsi in singolo, si fanno quelle che sono le partite classificate, magari si va in uno o in due online se il team è fatto da sei per aumentare quella che è la propria abilità personale. A seconda di come di sviluppano i ‘post review’, si mettono in atto quelle che sono le tattiche, nuove strategie e poi c’è il momento di ‘map talking’ e si fa la strategia vera e propria. Dopo pranzo si ritorna di nuovo ad allenarsi magari facendo amichevoli con altri team già formati. Sono ragazzi, dai 16 ai 25 anni, hanno i giorni liberi dove possono dedicarsi ad altro, però ci si allena circa 8/9 ore al giorno e nella vita di un team ci sono molte fiere quindi molte attività promozionali, spazio per interviste ecc…

di Deborah Villarboito