I portieri della Serie A, pochi italiani.

Il ruggito di Leonetti

La scuola dei portieri italiani è sempre stata all’avanguardia nel mondo. Tanti guardiani dei pali usciti dalla cura di personaggi mitologici, come il famoso Piero Persico, scopritore di talenti, in passato, come Zenga, Tacconi e Tancredi facendo di San Benedetto del Tronto la sua base.

Poi la curva si è abbassata ed giunta l’invasione di giocatori esteri, all’inizio più di movimento in mezzo al campo, nei vari ruoli, poi anche la figura del portiere ha subito queste nuove influenze, capitolando. Il primo nella storia del calcio italiano a ritagliarsi un posto al sole rilevante è stato Claudio Taffarel del Parma, una sorta di battesimo, di incipit, per tutti i numeri uno che sono approdati nel nostro calcio. I portieri, come i difensori, erano la roccaforte e l’orgoglio della scuola italiana conosciuta a livello globale, oggi, e in epoche recenti, il movimento pedatorio italico, ha fatto fatica a trovare interpreti di rango e di valore assoluto universalmente riconosciuti.

Buffon ha detto stop agli azzurri, mascherando per tanti anni la crisi di valori tra i pali, oggi Mancini si trova a lavorare con buoni portieri in attesa che spicchino il volo definitivamente, un mix tra gioventù e maturità che potrebbe garantire continuità tra Donnarumma, Sirigu, Perin e Cragno. Il dato che balza all’occhio è la pletora di estremi difensori, sicuramente validi ma non di nazionalità italiana, che giocano stabilmente in Serie A, cosa impensabile fino a qualche decennio fa. Le uniche società ad avere in rosa composta da tre portieri italiani sono Parma, Sassuolo e Chievo Verona, tutti gli altri team hanno, al loro interno, almeno un portiere straniero, se non due. Bisogna poi tenere conto degli accadimenti del campo, Berisha a Bergamo era partito titolare, presto scalzato da Gollini, oppure Marchetti, ex Lazio, aveva sposato il progetto Genoa, salvo esser messo da parte per prestazioni non eccezionali dal suo secondo Radu.

Le squadre più forti e prestigiose del nostro campionato, è un dato di fatto, hanno titolari stranieri, la Juve ha scelto Szczesny con Perin come secondo, il Napoli aveva puntato sull’interessantissimo friulano Meret, ma a causa di un infortunio ha virato sul greco Karnezis prima e sul colombiano Ospina poi, la Roma ha lo svedese Olsen, per l’Inter para lo sloveno Handanovic, la Lazio sciorina in apertura di distinta l’albanese Strakosha, l’unico grande club aggrappato a guantoni sciovinisti è il Milan che sfoggia Donnarumma in campionato, con lo spagnolo Reina in Europa League. In tutto, nella nostra Serie A, sono ben 9 i portieri con il numero uno sulle spalle che scendono in campo da titolari, quasi la metà dell’intero campionato, poi ci sono società che hanno fatto scelte forti e decise, come la Sampdoria che ha puntato su Audero, giovane ex juventino che ha due colleghi stranieri dietro di lui, o l’Udinese che ha deciso di rilanciare la carriera di Scuffet, che 4 anni orsono era indicato come un fenomeno emergente richiesto da tutti in Europa.

Il dato dei top club italiani fa certamente pensare, chiaro che ormai, con la libera circolazioni dei lavoratori in Europa, farne una questione di passaporto fa sorridere, ciò che conta sono i requisiti tecnici. Ma la Nazionale di Mancini ha bisogno di nuove leve tricolori di grandi qualità in tutti i ruoli di campo, pali compresi.

di Franco Leonetti

 

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