Ivana, neo-nomade digitale anti-routine

Lei è Ivana Calciano, 33 anni originaria di Matera ma che nella sua città, così come nella sua Italia, torna solo per brevi periodi.

Dopo la formazione prettamente scientifica ricevuta alle scuole superiori, all’università ha scelto di dedicarsi alla sua vera passione: le lingue e le culture straniere. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica, si è specializzata, con una magistrale in Germania, nelle traduzioni dal tedesco e dall’inglese. In contemporanea ha svolto anche due tirocini, che l’hanno immersa ancor di più nell’ambiente estero.

Ivana è una neo-nomade digitale, appena partita con un bagaglio pieno di progetti ma anche di tanta voglia di essere cittadina del mondo.

Da quanti anni vivi all’estero?
Consecutivi, da 10 anni.

Cosa ti ha spinto a vivere fuori dal tuo Paese?
Difficile rispondere in maniera univoca a questa domanda, perché se ci sono chiari motivi che inizialmente mi hanno spinta a partire, non sono poi necessariamente gli stessi che mi hanno stimolato a restare. Lo slancio iniziale veniva sicuramente dalla voglia di accelerare l’apprendimento di una lingua, il tedesco, che mi aveva appassionato sin dalle prime settimane di studio, nonché da un genuino interesse verso una cultura diversa, seppur geograficamente vicina alla nostra. Da quei primi anni si sono poi create diverse situazioni che hanno fatto sì che di volta in volta restassi, cambiando anche più volte paese europeo. Cambiare non mi spaventa perché il nuovo riserva sempre realtà diverse, fatte di persone e vissuti da conoscere, di abitudini, tradizioni e modi di pensare da esplorare, che a loro volta ti aiutano a penetrare meglio la tua stessa identità e a metterla in discussione.

Come nasce l’idea di diventare nomade digitale?
L’idea di fare un’esperienza da nomade digitale nasce sicuramente dalla passione per il viaggio. Purtroppo o per fortuna sono una persona che difficilmente sa stare nello stesso posto e vivere la routine per lungo tempo senza sentire l’esigenza – una vera e propria pulsione interiore – a spostarsi. La dimensione del viaggio mi fa sentire viva. Ho la fortuna di svolgere una professione (quella della traduttrice) slegata da una sede fisica di lavoro, per la quale mi servono solo il computer e una buona connessione a Internet – oltre a una mente! Un’opportunità incredibile, perché ti permette di viaggiare senza doverti licenziare o chiedere congedi e anni sabbatici. È un’opportunità che ho già sfruttato sinora muovendomi in giro per l’Europa per periodi brevi e che ora ho deciso di cogliere “in grande”.

Ora che sei all’inizio di questa avventura come ti sembra? Quali sono le tue aspettative?
In fase iniziale ho deciso di non lavorare per avere prima modo di sviluppare la percezione concreta di trovarmi qui, ora, di fare esperienze “locali” senza essere subito risucchiata troppo da progetti che per abitudine pertengono l’aria di casa. Ora che mi sono acclimatata e ho ripreso a lavorare, devo dire che è una sensazione fantastica poter completare progetti e poi avventurarsi nella giornata alla scoperta dei luoghi e delle persone sempre nuovi che ha da regalarti. Dà un senso di grande soddisfazione. Ovviamente, mi auguro nei prossimi mesi di riuscire a trovare sempre il giusto equilibrio tra viaggio e lavoro, cioè di non finire per lavorare troppo e non veder nulla o, viceversa, essere presa troppo dalle novità e “dimenticare” i clienti.
Del resto il viaggio di un(a) nomade digitale si autofinanzia lungo il tragitto e dunque è importante trovare gli spazi per entrambe le cose. Sono un po’ timorosa per quanto riguarda la prossima tappa, la Birmania, dove la connessione Internet potrebbe lasciare un po’ a desiderare. Andrà testata sul campo, ma credo che ne varrà la pena per un paese che chi ci è stato definisce spettacolare.

A chi ti sentiresti di consigliarlo?
Chi non è vincolato a un ufficio fisico e ama viaggiare, probabilmente ha già fatto o sta facendo quest’esperienza. C’è chi del nomadismo digitale ha addirittura fatto uno stile di vita. È una scelta che consiglierei perciò più che altro a chi “si sente stretto” nella propria vita: fare di un interesse un’attività remunerativa (da libero professionista) e partire o anche, se si hanno da parte dei risparmi, partire e decidere strada facendo il business in cui lanciarsi, magari lasciandosi ispirare dai tanti professionisti già in viaggio. Senza dimenticare che comunque occorre avere almeno una sede fiscale.

Com’è la Thailandia? Quanto ti ci fermerai? È la tua prima tappa?
Ho scelto la Thailandia come prima tappa di questo viaggio e mi ci fermerò un mese. A dire la verità questa è già la mia seconda volta in questo paese, meraviglioso sotto tanti punti di vista: la varietà dei paesaggi, la ricchezza della cultura (buddista), le prelibatezze culinarie, il sorriso, il senso di unità e la gentilezza delle persone, incapaci moralmente di mollarti finché non hanno soddisfatto la tua richiesta, e poi come dimenticare gli innumerevoli centri di massaggio thai, ce ne sono addirittura nelle sale d’attesa delle stazioni degli autobus! Chiang Mai, perla della Tailandia del Nord in cui mi trovo al momento, ne è considerata una delle capitali mondiali!

di Antonella Lenge

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