Mauro Lucchetta: sui e-sports parla lo psicologo dello sport

Anche se molti vedono nella definizione di ‘esports’ solo un gioco, in realtà qualcosa di ben più complesso si cela dietro a schermi e consolle. Per diventare giocatori di livello, bisogna allenarsi proprio come nella concezione classica di sport. Allenamenti che possono durare fino a 8 ore al giorno, uno stile di vita plasmato su questa attività e supporto psicologico per essere il più performanti possibili in ‘azione’. Mauro Lucchetta è psicologo dello sport e degli esports. Il suo lavoro in generale è quello di seguire i players e gli sportivi per il miglioramento delle abilità mentali.
Quali sono le abilità principali che deve avere un buon player?
Le abilità principali che devono avere i players sono simili a quelle degli sportivi tradizionali: rilassamento, linguaggio interno, visualizzazione sono elementi chiave. C’è da dire che nel gaming abbiamo degli elementi interessanti come il famosissimo ‘tilt’ che il momento in cui il player smette praticamente di giocare perché un afflusso di informazioni eccessivo, impediscono poi di razionalizzare e decidere quale sia la decisione migliore in quel momento. Questa è una delle richieste principali negli esports: quello che devono imparare a capire i player è che il rilassamento per loro è la prima cosa da fare, anche se è un po’ difficile inizialmente abituarli, perché appartengono ad uno stile completamente differente.

C’è la possibilità di cadere in una ‘dipendenza da schermi’?
Tendenzialmente non esiste una case history o degli studi che possano attestare con certezza la quantità e le ore di gioco che diventano poi nocive. È più il modo d’uso che fa la differenza. È molto importante, soprattutto per i player professionisti, iniziare ad individuare quali siano le strategie migliori per migliorare le attività e non dedicare troppo tempo al gaming nel momento in cui non ti fa migliorare.

C’è tanta differenza tra uno sportivo e un player?
Dal mio punto di vista non esiste differenza tra un atleta nella realtà e uno della virtualità. Di base quando vengo a contattato con entrambi è per fare un lavoro di preparazione mentale, per migliorare le performance e posso dire che questi due mondi sono dal mio punto di vista identici. Quello che cambia è ovviamente la metodica e l’approccio che uno ha. Se si ha a che fare con degli sportivi di norma lo si fa dal vivo, mentre negli esports quando hai anche a che fare con dei team con più giocatori in tutto il territorio italiano è chiaro che poi ti devi affidare a degli strumenti di comunicazione remota. Per il resto è tutto presso che identico.

di Deborah Villarboito

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