Archeologia e games? Si può, parola di Tommaso Bonanni

L’originalità lascia sempre il segno. Se poi mista a ingegno non lascia scampo. Tommaso Bonanni ha 27 anni ed è già CEO della sua azienda che si chiama Caracal Games. Laureato con 110 e lode all’Università La Sapienza alla facoltà di Archeologia, con particolare attenzione all’urbanistica delle città antiche, Tommaso ha trovato bene il modo di impiegare ciò che ha studiato, fondendolo alla sua passione e ad uno spirito creatore non indifferente.
Quando ti sei avvicinato al mondo dello sviluppo?
Mi sono avvicinato al mondo dello sviluppo quando stavo scrivendo la tesi magistrale. Mi ci è voluto un anno perché erano un argomento parecchio complesso e mi sono laureato poi in Archeologia con lode magistrale. Durante quel periodo per staccare da libri mi sono messo a realizzare in Unreal Engine, che è un motore grafico. Mi si è sempre piaciuto creare. Utilizzare Unreal Engine vuol dire iniziare a studiare consapevolmente come funziona lo sviluppo di un gioco. Sono arrivato alla laurea che avevo già un primo prototipo molto molto forte. Dopo quattro mesi dalla discussione, il gioco è uscito su Steam in Early Access, in accesso anticipato. Così è partito tutto quanto, da questo gioco che si chiama Downward. Ha vinto un sacco di premi e per avere un primo titolo di uno studio di sviluppo indipendente è andato molto molto bene perché siamo usciti al 95% di titoli che hanno venduto meno di 100 copie, ora noi siamo tra le 25 e le 30 mila copie. Questo mi ha permesso di crescere e di lavorare sul nuovo gioco con più persone, anche a livello personale è stato molto molto utile, per me è stato un portfolio notevole, mi ha permesso di insegnare in molte accademie e datosi che non esistono corsi di Unreal Engine, sono uno dei pochi in grado di insegnarlo. Attualmente insegno all’Accademia Italiana dei Videogiochi a Roma al corso di In Design e l’anno scorso ho tenuto due corsi allo IED.

Archeologia e video games: qual è il nesso?
Lo studio di archeologia presuppone un enorme utilizzo tecnologia. Ho sempre voluto creare, sono sempre stato un creativo ed ho bisogno di creare. All’università nonostante la mia cultura fosse cresciuta non avevo la possibilità di liberare questa mia creatività. Quindi mentre scrivevo la tesi sentivo di dover sfogare questa mia creatività in qualche modo ed ho iniziato ad utilizzare un motore grafico, prendere oggetti e metterli insieme vedendo cosa succedevo, molto basic insomma. Nella archeologia ci sono molti tool di ricostruzione grafica 3D e quindi avevo già una infarinatura di base. Nello studio dell’archeologia mi sono specializzato in urbanistica antica e in architettura antica e la mia specializzazione è quella del level designer: quel qualcuno che conosce gli ambienti di gioco e disegna gli spazi all’interno dell’esperienza dell’utente. C’è tantissimo a che veder con l’archeologia, perché ho studiato spazi intorno all’utente nel passato. Sto portando in Europa un talk del parallelismo tra archeologia e level design per i videogiochi.

Che cos’è Caracal Games? Quali sono i suoi prodotti?
Ho aperto questa azienda che si chiama Caracal Games che attualmente conta 5 più alcuni collaboratori esterni, una piccola azienda. Il primo videogames l’ho fatto uscire quando mi sono laureato, mentre il 30 novembre uscirà un titolo per tutte le consolle: si chiama Okunoka, molto differente dal primo. In Downward avevo inserito più elementi estetici dei miei studi archeologici (un mondo distrutto nel Medioevo), nell’ultimo invece mi sono allontanato un po’ dalla mia formazione, per la quale ho avuto fondi diversi ed un business plan molto più maturo. È un platform, gioco 2d basato su una grafica cartoon, basato su livelli molto brevi ad alta difficoltà, tipologia fortemente apprezzata da una nicchia specifica di giocatori. La storia parla del protagonista Ka, uno spiritello che ama mangiare e dormire e del cattivo Os che inizia a corrompere tutte le anime e le trasforma da anime bianche ad anime nere. Il protagonista si accorge che mangiando queste anime nere lui le purifica e quindi ecco la strada per liberare il mondo e sconfiggere il cattivo. Ci sono quattro ambientazioni, bosco, deserto, spazio e lava ed è pieno zeppo di riferimento della cultura pop anni 80 ed oggetti odierni del cinema.

di Daborah Villarboito

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