Videogiochi: belli e dannati

Nell’epoca degli schermi è ormai normalità vedere bambini di ogni età con in mano consolle portatili, smartphone, tablet concentrati a giocare a svariati videogames. Non solo bambini però. I videogiochi hanno sempre avuto amanti anche tra i più grandi. Molti gli aspetti positivi come lo stimolo per abilità manuali, di percezione, della comprensione dei compiti da svolgere, dell’abituare a gestire gli obiettivi, del favorire l’autocontrollo e la gestione di emozioni connesse all’esercizio di un compito, del sviluppare diversi aspetti della personalità, del favorire apprendimenti su alcune tematiche, conoscenze relative a terminologie tecniche e a modalità procedurali relative ad ambiti specifici a cui si riferiscono le competizioni giocate.

Tuttavia, la dipendenza è un pericolo dietro all’angolo. Recentemente il Gaming Disorder è entrato ufficialmente nella lista delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un problema, sempre in aumento nei giovani, che va a sostituire momenti dedicati all’attività fisica, allo studio, annullando qualsiasi tipo di relazione sociale e favorendo l’isolamento, creando problemi anche con la famiglia.

Secondo Espad 2018 sono 270mila i ragazzi che nei confronti di internet hanno un comportamento “a rischio dipendenza”. I dati Istat indicano segnalano che quasi il 95% dei ragazzi tra i 14 e 19 anni utilizza internet e studi internazionali segnalano che l’utilizzo della tecnologia può diventare problematico in una percentuale compresa tra l’1 e il 4% circa di questi ragazzi. In Italia sono stimati in 300 mila tra i 12 e i 25 anni quelli con dipendenza da internet e gaming. Una ricerca dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), condotta su studenti dai 10 ai 19 anni, ha rilevato che il 75 per cento degli adolescenti gioca ai videogiochi on line e in buona parte lo fa da solo. Il 40 per cento imita personaggi negativi, uno su tre non sopporta la sconfitta e l’85 per cento predilige giochi ‘distruggi tutto’.

L’associazione Peter Pan onlus, invece, ha reso noto i risultati di uno studio pilota su 500 ragazzi italiani di 11-13 anni in 4 città (Roma, Genova, Verona e Salerno), alle prese con videogiochi: sono emersi in un bambino su tre sintomi di ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione, enuresi notturna, sintomi neurovegetativi e sintomi di derealizzazione. Studi hanno dimostrato che questa dipendenza è causata dello stesso meccanismo cerebrale di quelle da alcool o da cannabis: il divertimento diventa dipendente se il cervello, è continuamente sottoposto a stimoli positivi. Questi stimoli, provocano il rilascio di maggiori quantità di dopamina, nella parte anteriore del cervello, legato alla sensazione del piacere. Se questo processo viene ripetuto spesso si crea una “memoria” cerebrale legato a quello stato di piacere e la persona sarà indotta a ricercare quella sensazione sempre più spesso.

Tra gli effetti negativi e nocivi dei videogiochi si hanno il videoabuso, un comportamento incontrollato, dal punto di vista quantitativo, che rappresenta spesso l’anticamera di altri tipi di effetti nocivi da videogiochi: sedentarietà, “videofissazione”, stati di agitazione, quando non si ha la possibilità di giocare ed d’insonnia o sonno agitato. Uno dei punti-chiave del videoabuso e videodipendenza è la sfida tra individuo e macchina che s’instaura attraverso il gioco, radicando un bisogno di dimostrare a se stessi e all'”antagonista virtuale” il proprio valore e le proprie capacità. I sintomi della dipendenza possono verificarsi attraverso stati di ansia, attacchi di panico, problemi del sonno, sogni riguardanti i videogiochi, incubi e tremori. Negli adolescenti in cerca di una fuga dalla realtà, generalmente sono privi di vita sociale, trascurati dai genitori e dotati di scarsa autostima. Purtroppo si può assistere ad un numero sempre in crescita di adulti che sono videodipendenti. Il loro tempo viene impiegato a giocare virtualmente, con conseguenti problematiche sia di coppia e familiare.

di Deborah Villarboito

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