Alice: i giorni della droga

La polvere sui libri

“Alice: i giorni della droga”, anonimo

“Alice: i giorni della droga”. Un libro diventato un manifesto della sua epoca: discusso, indagato, smentito, sicuramente controverso. “Alice: i giorni della droga” è apparso sulla scena letteraria nel 1971, negli Stati Uniti, e dovrebbe essere un reale diario, pubblicato in forma anonima, di un’adolescente caduta vittima della tossicodipendenza. La sua autenticità fu più volte messa in dubbio. Sebbene il libro sia stato edito in forma anonima, le ricerche portarono a una psicologa statunitense, che disse di avere scritto il romanzo basandosi sui veri diari di una sua giovane paziente e di averlo arricchito poi con storie ispirate ad altri casi. Secondo altre teorie, il libro potrebbe essere stato scritto da altre persone inventando completamente il tutto, per lanciare un messaggio contro la droga. In ogni caso, “Alice: i giorni della droga” non ha avuto vita facile. Per i temi affrontati, venne spesso osteggiato e in molte biblioteche scolastiche statunitensi ne è stata richiesta la rimozione.

Il libro narra in prima persona le vicende di una ragazza di 15 anni. Molti la identificano come Alice, ma in realtà il suo nome nel libro non viene mai citato: il titolo fa invece riferimento alla storia di Alice nel Paese delle Meraviglie, che ispirò la canzone “White rabbit” dei Jefferson Airplane. Il diario, inizialmente, riporta la vita di un’adolescente come tante, con qualche preoccupazione ma apparentemente non troppo gravi: il ragazzo che le piace, un trasferimento un po’ difficile, la difficoltà di stringere nuove amicizie. Ben presto, però, sulla scena irrompe il tema principale: la droga. In occasione di una festa, infatti, la protagonista assume involontariamente dell’LSD. È la fine degli anni Sessanta e questo tipo di stupefacente è largamente diffuso. L’esperienza la segna profondamente. Il “trip” non è solo quello causato dall’acido lisergico, ma un triste viaggio che porterà la ragazza di buona famiglia a conoscere gli aspetti peggiori della vita, in una spirale discendente fra le violenze e la difficoltà della vita di strada. Durante l’arco della vicenda si assiste ai continui tentativi della ragazza di rialzarsi e fronteggiare la dipendenza e ad altrettante cadute. La stessa ragazza che in un paragrafo sta combattendo per tornare “pulita”, poche pagine dopo descrive estasiata il suo ultimo “trip”. La narrazione è imprecisa, frammentaria, proprio come potrebbe essere quella di un diario, e si interrompe bruscamente con un epilogo triste e misterioso.

All’epoca della sua pubblicazione, il libro diede una forte scossa all’opinione pubblica. Era infatti ambientato nella contemporaneità, in una realtà che i lettori stessi, soprattutto quelli statunitensi, si trovavano a vivere e in cui quindi era quasi automatico immedesimarsi. Oggi, ovviamente, le cose sono cambiate. Per i lettori odierni, quindi, c’è un forte distacco tra il mondo del romanzo e quello reale. La lettura può essere l’occasione per conoscere un’epoca e una realtà lontane a tratti oscura e anche per tentare di comprendere meglio quella spirale che da un’apparente banalità porta a una discesa nell’abisso. Probabilmente, però, per i contemporanei è difficile, a partire dal romanzo, comprendere fino in fondo cosa abbia rappresentato la diffusione della droga in quel particolare contesto.

di Fabiana Bianchi

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