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Andrea Pellegrini: “Scuola e oratorio possono salvare ragazzo condannato dalla famiglia”

Milano metropoli tentacolare. Con tante tentazioni. Tra cui, naturalmente, la droga. L’assessore alla Sicurezza del Municipio 9, Andrea Pellegrini, ci fa un riassunto della situazione della metropoli: “Le zone più a rischio, per gli stupefacenti, sono il Centro, Corso Como e il Boschetto di Rogoredo. Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento di popolazione, sono arrivati filippini, cinesi, sudamericane. E con loro, anche le droghe mixate, i cocktail”. Purtroppo, ammette, “i giovani non hanno difficoltà a trovare roba. Parlo pure dell’alcol, non solo della droga. Se ci si ferma alla cannabis, possiamo dire che rientra nelle attività trasgressive che molti giovani fanno. Dirò di più: se proprio devi fare questa esperienza, è meglio farla quando hai l’età per farla. Ciò non vuol dire che io sia per la liberalizzazione, anzi”.

Pellegrini spiega: “Se lo sballo diventa la regola, ti perdi tutto il resto. Io a chi si droga vorrei dire proprio questo: facendo così, non vedi il bello che hai intorno. Perché non fai qualcosa per te e per gli altri, come passare del tempo con tuo nonno?”. Purtroppo, però, la Milano tentatrice ti porta a provare, pure solo per curiosità, lo sballo artificiale: “La coca costa meno che altrove. L’eroina è tornata ai livelli di una volta. Con la differenza che oggi fai più fatica a riconoscere un drogato. Quando ero ragazzo, l’eroinomane lo riconoscevi da come si muoveva, dal fisico patito, dal fatto che si isolava. Oggi non è più così”. E se non riconosci un drogato, fai anche più fatica ad aiutarlo.

La ricetta per non dare per persa la guerra: “Serve prevenzione nelle scuole, con l’aiuto degli ospedali e degli Ats. A livello scolastico bisogna fare informazione, non repressione. Bisogna parlare dei pericoli, delle conseguenze neurologiche, dei problemi a udito, olfatto e vista che gli stupefacenti possono provocare. Io, da piccolo, in ospedale vidi come si era ridotto un ragazzo che aveva fatto un incidente in motorino; da allora, ho avuto il terrore di prendere il mio”. Bisogna poi “capire il disagio. Perché provi a sballarti? Probabilmente anche noi istituzioni non rispondiamo alle esigenze dei più giovani per integrarli, aggregarli. Dobbiamo concedere più spazi per i concerti. Lasciare meno tempo vuoto nella vita dei ragazzi. Lavorare sui nuovi gusti e sulle nuove esigenze. Anche la tecnologia può essere utilizzata in modo positivo”.

È un problema di società, pure, per l’assessore della Lega: “La società è multietnica, anormale. Tante persone non sai chi sono. Ci sono figli di sudamericani e arabi che in casa si ritrovano in una situazione estremizzata di divieti e, quando escono di casa, cercano di andare oltre i limiti”. Serve poi l’inasprimento delle leggi: “Contro chi spaccia. Serve maggiore sorveglianza, più forze dell’ordine”. In definitiva, “serve una sinergia tra la scuola, spesso pigra, e la società. Gli insegnanti fanno il loro dovere che è quello di insegnare, ma i dirigenti scolastici dovrebbero dialogare maggiormente con l’esterno”. Si scaglia contro il mondo di oggi, “iperbuonista”, Pellegrini: “A volte a scuola si chiudono gli occhi sulle canne. Ma le droghe di oggi sono pericolose. Ecco perché bisogna fare conoscere ai ragazzi il bello che si potrebbe fare in modo naturale, senza sballarsi”. Vanno coinvolti, negli incontri scolastici, i familiari e i professionisti, dai medici agli psicologi, oltre alle forze dell’ordine: “Se gli spieghi che dopo lo sballo si può arrivare ad avere il fegato spappolato e a necessitare di un trapianto per non morire, forse scatta una molla nei ragazzi”.

Un ruolo fondamentale è quello degli oratori: “I miei figli di 14 e 17 anni lo frequentano e si sentono importanti al loro interno. Noi, come Municipio 9, abbiamo per la prima volta fatto un bando – la scadenza è l’11 novembre: 1.500 euro a oratorio per attività ricreative e integrative. In molti stanno partecipando. È la prima volta che si è guardato alla parrocchia, chiedendo di spendere i soldi per motivi importanti”.

La battaglia, dunque, non è assolutamente persa: “Direi che è stimolante. Bisogna rendere istituzionali alcuni incontri nelle scuole, oserei dire obbligatori. Facendo confrontare i ragazzi come la realtà, portando a parlare chi è nelle comunità per tossicodipendenti. Ognuno di noi deve caricarsi di proposte e deve confrontarsi con i propri figli, alunni, amici e colleghi di lavoro”. Chiosa: “Scuola e oratorio possono salvare un ragazzo condannato dalla famiglia. Bisogna mettere in rete le informazioni, far conoscere anche in modo traumatico i danni – si chiama effetto – testimone – e far riscoprire ai nostri adolescenti il mare, il cielo, le farfalle, la lettura, la scrittura. Possiamo limitare i danni, ne sono convinto”.

di Alessandro Pignatelli

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