Franco Zanarella: In Croce Rossa ho soccorso un amico

Franco Zanarella ha iniziato a girare sulle ambulanze nel 1993, quando ancora non c’era il 118. Dal 2004 al 2016 è stato volontario per la Croce Rossa e ha lavorato come infermiere al Pronto Soccorso e in Medicina. Nella sua carriera gli è capitato di tutto addirittura di dover soccorrere più volte un suo amico, intossicato dalla droga.

Quale è la chiamata tipo che ricevevi a causa della droga?
A volte capitava, negli anni ’90 molti casi di overdose. Magari ti chiamano dal bar e ti dicevano: ‘Ah c’è un ragazzo che si è sentito male’. Arrivavi ed era palesemente in overdose, in arresto respiratorio, con le pupille miotiche e dovevi portarlo di fretta in Pronto Soccorso a fargli l’antidoto. Oppure capitava per strada, mentre camminava: la persona si era fatta in casa, poi è uscita di casa ed è crollata a terra e magari un suo amico, di solito chi sa fa di eroina non è mai solo, che ha chiamato i soccorsi e diceva semplicemente che “No non si è fatto niente, è solo caduto”, però vedevo il buco sul braccio. Capitava una marea di e solitamente li trovavo in arresto respiratorio. A quell’epoca non c’erano ancora i medici sull’ambulanza e allora si dovevano ventilare e somministrare l’antidoto. Ora con le medicalizzate gli si fa l’antidoto sul posto. Quando si svegliano rifiutano il trasporto perchè non voglio andare il Pronto Soccorso. Cosa succede: una volta fatto l’antidoto cinque minuti e loro sono a posto, cinque minuti e tornano ad essere normali e si arrabbiano anche perchè gli hai rovinato il ” viaggio”. Quelli che soccorri in casa per overdose rifiutano il trasporto perchè non si rendono conto del rischio, per loro l’importante è il buco.
Parliamo delle crisi di astinenza…
Le crisi d’astinenza le ho vissute di più quando lavoravo in medicina all’inizio perchè venivano per disintossicarsi e li vedevi a letto sudati con dolori fortissimi perchè il primo sintomo dell’astinenza è il brivido con il dolore dovuto al fatto che la morfina è un analgesico e loro non tollerano più il dolore stesso che hanno. Noi sopportiamo normalmente, noi non lo percepiamo il dolore di stare in piedi e il peso proprio sulla schiena: per loro diventa intollerabile e soffrono tantissimo alle articolazioni, alla schiena e così via.

La disintossicazione: come è possibile?
E’ una cosa che dura anni. La disintossicazione da eroina con metadone è una dose a scalare, non è garantita che tu ottenga risultati. La maggior parte dei tossicodipendenti il metadone non lo vuole assumere perchè ha un effetto diverso da quello che è l’eroina in sè e a loro non piace. La maggior parte lo vende, invece, chi lo assume con dosi alte, mano a mano diminuisce ma è un percorso molto lungo supportato da uno psicologo, Infatti c’è il Sert che è la struttura dedicata alle dipendenze da alcool, droghe e gioco di scommesse. E’ una lotta ed è facilissimo ricascarci perchè l’ambiente sociale non cambia, ciò che li ha spinti ad iniziare continua ad esserci. Poi ci sono gli amici che continuano a bucarsi e drogarsi che te la mettono sotto il naso. È difficile distaccarsi. La cosa migliore sono le comunità. Vieni allontanato dal tuo contesto, gli stimoli sono nettamente inferiori perchè sei vigliato e nei momenti di astinenza in cui soffri non sei da solo ma sei circondato da altre persone che hanno già provato ciò che stai passando. Se si è in casa ci si ricasca, si va a cercare la dose per toglierti il dolore. Il tessuto sociale conta tantissimo.

Oltre che nel tuo lavoro, hai vissuto da vicino questa situazione?
Un mio amico, che usciva in compagnia con me, ha iniziato con la solita maniera: gli spinelli e tutto. Ci siamo un po’ persi di vista e lui è entrato in un giro peggiore, a causa di un disagio che ha avuto in casa, aveva una famiglia difficile. Ha tentato anche il suicidio. È sempre stato circondato da ambienti che lo hanno portato alla tossicodipendenza e più di una volta sono andato a prenderlo in overdose. Per smettere lui ha iniziato con il Sert però poi ha cambiato totalmente città, lui è andata a vivere nell’est, Udine, e si è rifatto una vita da zero ma ha dovuto cambiare totalmente l’ambiente. Ha dovuto troncare tutti i rapporti che aveva qui per potersi liberare. Era rimasto senza padre in giovane età, la madre aveva dei problemi e lui si è trovato a gestire i soldi. Gli spacciatori sono come i vampiri: sentono l’odore del problema e dei soldi e ti si attaccano come le cozze e ti trascinano nel loro mondo di droga.

di Deborah Villarboito

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