Alla scoperta di Damanhur: un viaggio nell’umanità

di Deborah Villarboito –

Damanhur è frutto di una passione. La parola, nelle sue radici egizie, significa ‘La città della luce’, dove si studia, dove la luce porta conoscenza. È il posto nel quale si studia, si cerca, ma soprattutto si mette in pratica per migliorare se stessi, che è la parte più difficile. A partire dalla prima metà degli anni ’70 è diventata una comunità fiorente che conta adesioni in tutto il mondo. Coboldo Melo, che da anni vive nella comunità del canavese, ci accompagna in un viaggio alla scoperta di una realtà ricca di stimoli culturali e sociali.

Come è nasce Damanhur?
Damanhur nasce da un’idea di alcuni associati di Torino all’inizio degli anni ’70, che erano appassionati di ricerche, quindi parliamo di benessere, medicina naturale, ma anche di paranormale, quello che era fuori o ai confini della scienza. L’idea viene proposta da Oberto Airaudi, che poi prenderà il nome di Falco Tarassaco. L’idea è avere persone che vivono vicine, in modi da scoprire e da decidere, in maniera più comunitaria e non individualista, così da avere più spazio per queste passioni, come la ricerca e la natura. Negli anni ’70 si è ricercato un luogo migliore possibile, che per una combinazione assoluta viene individuato a Baldissero Canavese, a 45 km da Torino. Quindi Danamhur nasce così e nel 1978 la comunità vi si stabilisce e cresce rapidamente. Da quella quindicina di persone iniziali, le adesioni sono aumentate di anno in anno, fino ad arrivare alle 600 attuali inserite nella comunità, senza contare tutte quelle che vivono qui vicino ma non all’interno. Damanhur si struttura come comunità nel tempo, con tutti i suoi problemi, ma anche le sue originalità. Avvia le prime attività lavorative e passa da un sistema di gestione ad un altro perchè l’idea è quella di non essere mai fermi e uguali, ma di crescere. Crescendo cambi e così anche la struttura comunitaria. Quindi abbiamo un percorso che da ricerca, diventa spirituale e da lì quella materiale e sociale. Oggi siamo un gruppo internazionale, conosciuti soprattutto all’estero.

Cosa sta alla base della comunità?
La nostra ricerca è verso una spiritualità laica. Può sembrare un paradosso, ma è un termine piuttosto recente nella sociologia internazionale: un percorso dello spirito che non è religione. Quindi Danamhur nasce in questo senso, al di fuori di una qualsiasi religione. Non intendiamo creare una religione, ma abbiamo aspetti di religiosità, ma che sono legati a nuove esperienze. Noi crediamo all’essere umano, quindi alle sue infinite capacità tutte da riscoprire e che sia in grado di rappresentare tutto ciò che esiste. Non c’è una ricerca su Dio, ma su tutti gli aspetti del divino. Mettiamo l’essere umano al centro e tutte la sue relazioni con ciò che è vivo tutto intorno: entità, forze, divinità. Noi celebriamo equinozi, solstizi e i defunti, in cinque momenti durante l’anno, che si rifanno ad altre culture anche di tradizione esoterica. La comunità si riunisce per lavorare insieme, perchè da un gruppo si tirano fuori più risorse per crescere insieme. C’è un percorso di meditazione che è la parte filosofico-spirituale e poi c’è la vita comunitaria che rappresenta un po’ il centro.

Come è strutturata la comunità?
È una microsocietà, un micro-stato. Noi vogliamo ricreare un gruppo che si organizza e sta dentro ad un contesto sociale. Noi siamo in Italia, ci sono le leggi Italiane, piuttosto che quelle europee, abbiamo il nostro modo di vivere che deve essere coerente con tutto il resto. Non intendiamo creare una separazione, i percorsi spirituali integrano. Abbiamo un gruppo di damanhuriani che si organizza in un piccolo stato con meccanismi elettivi. Le persone elette ovviamente possono nominare loro collaboratori e sono elette da chi vive qui. Abbiamo anche, a livello di giustizia, figure come il giudice di pace e le nostre leggi e la nostra Costituzione. Esiste un sistema scolastico, sanitario. Abbiamo anche un sistema di libera imprenditoria, che appartiene a chi le fa. Tutti lavorano perchè sono tenuti a contribuire alla comunità, che aiuta chi è in difficoltà, temporanea o cronica.

Quali sono i rapporti con l’esterno?
Damanhur esiste come comunità per aver a che fare con tutte le persone e ambienti, a partire dal territorio in cui si trova. Riteniamo un dovere partecipare al territorio, qualunque cosa voglia dire, dal volontariato, alla politica, alla cura dell’ambiente e riteniamo di dover avere interazioni con tante altre situazioni, perchè non si finisce mai di imparare da altri gruppi e situazioni. A livello di relazione vuol dire parlare con tutti quelli che hanno piacere. Noi cerchiamo sempre il dialogo e ci impegniamo intensamente con convegni e seminari. Il fatto di conoscere tanta gente in tutto il mondo è bellissimo, ti amplia la mente e ti fornisce tanti altri esempi. Ci impegniamo a proporci a tutti, enti, politica e altri ecovillaggi sparsi in Italia e in Europa. Sempre in cerca di un dialogo di reciproca utilità. È dal 1998 che chiediamo, insieme ad altre comunità italiane, di dialogare con lo Stato perchè approvi una legge che regoli questi sistemi di vita comunitari, in modo che sia chiaro il dare-avere, cose alla base del diritto alla convivenza. L’Italia è un po’ anomala rispetto al panorama europeo. Noi dobbiamo utilizzare gli strumenti che essa prevede. È da lì che nascono il dialogo, le proposte e il confronto. Noi siamo conosciuti come entità associative e non in quanto comunità.

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