Edoardo Accetta: il fisico triplista  

di Deborah Villarboito –

La situazione degli sportivi italiani è da un lato critica e dall’altro ammirevole. Critica perché i finanziamenti a livello statale e di sponsor che la maggior parte degli sport ha è ridicola se non inesistente, per poi non parlare in termini di visibilità mediatica. L’interesse cresce solo quando un certo talento sta vivendo il suo momento d’oro e fa parlare di sé, rendendosi appetibile.

Ma la meritocrazia sportiva è spietata e quindi non tutti riescono ad emergere, facendo della propria passione uno sbocco professionale. La schiera di giovani azzurri che si ‘inventa’ per poter portare avanti la propria carriera sportiva, sfortunatamente lontana da sponsor e gaudio generale è ampia. Non tutti gli azzurri sono nelle forze armate. Molti studiano all’università, cercando di equilibrare gli impegni sportivi con quelli accademici. Uno di questi è Edoardo Accetta, triplista milanese di 24 anni. Edoardo pratica atletica fin da piccolo. Specializzato nel salto triplo, non disdegna anche il salto il lungo e qualche gara di velocità. Attivissimo sui social, ha anche un canale youtube dove racconta le sue esperienze fornisce consigli.

Quando hai iniziato?
Ho scelto un po’ a caso in realtà, l’aveva praticato mio fratello quando era piccolo, al momento in cui ho iniziato io lo faceva anche mio cugino. Avevo fatto basket, judo, ero un po’ il classico bambino che alle elementari provava tutto. Sono capitato lì e la differenza con gli altri sport è che dopo una prova decidevo di cambiare perchè mi annoiavo invece con l’atletica, mi è piaciuta e ho continuato.

Quali sono stati i tuoi risultati più importanti?
Quest’anno mi ha dato un sacco di soddisfazioni perchè sono riuscito a finire in Nazionale a luglio e sono riuscito a gareggiare con la maglia della nazionale in assoluto, cioè quella dei grandi. Era un triangolare contro Spagna e Portogallo ed ero lì solo per il salti. Aver partecipato a questa gara è stato un gran traguardo perchè vuol dire che la Federazione e qualcuno, oltre a me, crede in me stesso e ha avuto fiducia in me. Poi sono arrivato secondo ai Campionati Italiani e ho confermato il fatto che sono tra i migliori in Italia sul salto triplo. Sono sicuramente le presenze in Nazionale di quest’anno che hanno cementato la mia presenza a livello alto. Gli altri grandi momenti della mia carriera in generale sono stati quando sono riuscito a partecipare ai Campionati Europei giovanili e ai Campionati Nazionali giovanili che ho vinto: sono stato campione under 18 e campione under 23, nel 2011 e nel 2016. Queste sono le esperienze che più mi tengo strette e quello che più mi hanno dato un po’ di reputazione.

Da quale età hai iniziato a vestire la maglia della Nazionale?
La prima volta è stata nel 2012. Avevo fatto una rappresentativa della Lombardia precedentemente in un gara triangolare per giovanili. Nel 2012 per la prima volta sono andato ad una gara al chiuso tra Francia Germania e Italia, che è ormai ì un appuntamento classico per i giovani ed io sono riuscito sia nel 2012 che nel 2013 a entrare a partecipare a queste gare. Tra l’altro è stata una mezza tragedia perchè un po’ la tensione, un po’ il fatto che ero giovane, ho fatto 5 nulli su una gara con 6 salti. Ovviamente c’è stata delusione di aver avuto la grande occasione e non essere riuscito a fare il meglio.

Che cos’è per te portare la divisa della nazionale?
Non mi ero mai posto questa domanda fino a quest’anno, nonostante avessi già vestito la maglia della nazionale. Sicuramente prima era una grande emozione e responsabilità. Però, quest’anno c’è stato un momento dopo una gara in Spagna, particolare. Siamo andati in aeroporto per tornare a casa ed io ero l’unico che doveva scendere a Linate ed ero in aereo da solo. La cosa che mi ha fatto strano è che sia durante il viaggio che una volta sceso sono stato avvicinato da un sacco di persone, anche in Spagna, che venivano a chiedermi cosa facessi e come fossero andare le gare. Gente che non aveva idea di chi io fossi ma che veniva attirata dal fatto che avevo ancora addosso la tuta della Nazionale. In quel momento lì ho capito di più come sia un simbolo molto importante di raccolta e condivisione di qualcosa di più. È diventato un’occasione per rappresentare un’idea di fondo. È stato molto bello perchè ho avuto questa idea di non essere andato a fare una gara per me stesso e per la mia carriera, ma di essere andato a fare una gara rappresentando qualcuno.

Fai altro oltre all’atletica?
Sono studente alla Statale di Milano e studio Fisica. Ho quasi finito la triennale e sono un attimo fuori corso ma negli ultimi anni ho aumentato esponenzialmente l’impegno sportivo e sono riuscito a destreggiarmi tra le due cose ma ho un po’ faticato. Continuo ad essere studente, sono quasi arrivato alla laurea però è stato un processo complicato.

Cosa sogni di fare da grande?
A questo punto l’ambizione è portare avanti questa cosa e farla diventare effettivamente un lavoro. Purtroppo in Italia ci sono poche possibilità in merito. L’atletica essendo uno sport meno seguito di altri ha delle occasioni che sono difficili da afferrare. Fino all’anno scorso questo era un sogno, ora comincio ad essere tra le persone papabili ad avere un posto azzurro. In Italia l’unico modo vero per fare l’atleta è o avere un modo alternativo per sopravvivere o entrare in una squadra militare. Non ci sono vere e proprio selezioni ma si è scelti. Ora sono tra quelli che potrebbero essere scelti.

Obiettivi sportivi futuri?
Visto che nell’atletica la gara è contro se stessi, il mio vero obiettivo di quest’anno è migliorarmi abbastanza da trasformare questo in un lavoro, attirando l’attenzione di chi possa credere in me. A livello di gare il primo passo è confermare la bella figura fatta l’anno scorso ai Campionati Italiani perchè il podio dei campionati è il primo passo verso tutto il resto. Le manifestazioni che ci sono l’anno prossimo sono gli Europei indoor a Glasgow e i Mondiali. La condizione minima per parteciparci è migliorarsi.

Come vivi il panorama legato al tuo sport?
Diciamo che quello che ho visto palando con altri atleti stranieri è un’attenzione forse più dedicata alla crescita dei singoli e forse questa è una cosa su cui possiamo migliorare. Ci sono già dei primi passi, però abbiamo tanti casi di talenti che non sono riusciti a concretizzare il tutto una volta passati a giocarseli con quelli più grandi. Diciamo che quello che manca in Italia sono passaggi intermedi tra un’atleta che lo fa per passione a quello che è un vero agonista. In Italia si può esser agonisti senza aver nessun tipo di supporto, invece c’è bisogno di supporto per chi sta crescendo e non è ancora riuscito a concretizzare grandissimi risultati, ma che sta crescendo gradualmente e meriterebbe un’attenzione in più. Ultimamente le cose sono migliorate perchè ci sono dei raduni in più, ci sono delle occasioni in più per gli atleti per essere seguiti, ma è sicuramente un ambito dove c’è spazio per migliorare. Un cosa che critico un po’ di più a livello generale è una questione di approccio. Il fatto che, manca un’idea che funzioni di come mantenere e far funzionare ciò che si ha già. Manca un impeto a tentare qualcosa in più, espandersi e risultare che forse l’atletica sta un po’ pagando.

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