Elezioni in Trentino Alto Adige: quel Pd quasi scomparso dietro a un Renzi ormai ‘sciagura’

di Alessandro Pignatelli –

Se provate a contare le roccaforti rosse ormai cadute, forse riuscirete ad addormentarvi. Perché sarà un po’ come contare le pecorelle (smarrite) per prendere sonno: un numero enorme, infinito. Le ultime a cadere sono state quelle del Trentino sotto i colpi della Lega e di un fuoriuscito dal Movimento 5 Stelle. A Trento, in particolare, l’alleanza di centrodestra porta Maurizio Fugatti alla presidenza della Provincia. Interrompendo 20 anni di potere del centrosinistra, alleato con gli autonomisti trentini del Patt.

Ancora una volta, dietro alla sconfitta dei Dem ci sono errori di strategia e di nomi. Scaricato il presidente uscente, Ugo Rossi, e puntando tutto su Giorgio Tonini, ex senatore veltroniano e renziano. Renzi, già. Dove c’è il suo nome, ultimamente il Pd perde a prescindere. È come una sciagura dopo essere stato, per un po’, il salvatore della patria. Il premier rampante. L’uomo del 40%. La sua discesa agli inferi è stata costante e neanche troppo lenta. Ma evidentemente i Dem non se ne sono accorti. Continuano a puntare su uomini della sua squadra, a dire il vero sgangherata in attesa di un Congresso da cui dovrebbe emergere un uomo forte, che all’orizzonte non si vede.

Più che parlare di boom della Lega – in Trentino come in Alto Adige, come del resto in tutta Italia – analizziamo dunque i mali del Pd. A Bolzano, ha addirittura dimezzato i consensi: 6,7 per cento nel 2013 (due seggi in Provincia), 3,8 per cento adesso (ai Dem spetterà un solo seggio). Siamo quasi alla scomparsa di un partito storico. Che difficilmente potrà riprendersi la scena, anche in Italia, a breve. Un po’ tutti all’interno del partito parlano di necessità di cambiare, ma a conti fatti non lo fanno. Causa incapacità.

Nicola Zingaretti, che pare al momento raccogliere intorno a sé la maggioranza dei consensi del centrosinistra, ha parlato anche lui di necessità di cambiare. Di intercettare i nuovi bisogni della gente, quello che hanno fatto la Lega e i Cinque Stelle. Senza pensare che il ‘populismo’ sia una parolaccia. Il dato di fatto è che, al Nord, il Pd ha più solo il Piemonte, dove si voterà l’anno prossimo. A livello regionale, tanto per restare in tema, il Pd si è presentato diviso. Rossi con il Patt ha preso il 12,4%, Tonini con i Dem il 25,4%. Anche mettendo insieme i due dati, Fugatti sarebbe rimasto il primo. Cinque saranno i seggi che andranno al Pd, quattro quelli al Partito Autonomista Trentino Tirolese di Rossi.

Una valutazione complessa ma significativa va fatta, in conclusione. Il Partito Democratico, quando è stato all’opposizione, storicamente ha sempre dato il meglio di sé. Quando è stato partito di governo, invece, ha litigato finendo per perdere poltrone e consensi. In questo momento, anche dai banchi dell’opposizione, pare una presenza impalpabile. Dietro ai fantasmi dei fasti ancora recenti di Renzi. Che sono però fantasmi. Spettri. Da chiudere (possibilmente in un armadio robusto) per riaprire una nuova stagione della Sinistra. Non dimentichiamo che pure la Destra ha bisogno di una Sinistra fiera avversaria. Il troppo sbilanciamento da una parte può portare ad affondare.

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