Gloria Manzoni: la grinta su due ruote

di Deborah Villarboito –

Gloria Manzoni ha vent’anni e il suo sport è il ciclismo su pista. In sella alla sua bici da competizione è arrivata seconda nell’ultimo Europeo under 23 a squadre con Miriam Vece e Martina Fidanza, stesso risultato anche nel 2016 e al Mondiale dello stesso anno ha vinto l’argento nel keirin e i campionati italiani sono ormai piazzamento fisso. La particolarità di questa ciclista è il pensiero a tempo pieno per il suo sport a cui dedica tutto, anche il suo futuro. Impegnata attualmente nella Coppa del Mondo, tra una gara e l’altra si racconta.

Quando è nata la tua passione per il ciclismo?
La mia passione per il ciclismo è nata circa 7 anni fa perchè mio papà correva in bici tra gli amatori. Lui mi lanciava sempre le sfide della serie “ Ah guarda che ti batto” e cose del genere. Da lì ho iniziato per scherzo con gli amatori e nel 2013 a correre in Federazione. Quello che faccio io è ciclismo su pista perchè le mie caratteristiche mi favoriscono soprattutto in quello. Diciamo che è più un discorso di velocità rispetto al altre tipologie.

Adesso in cosa sei impegnata?
Lo scorso fine settimana ero in Francia per la prima prova di Coppa del Mondo, sono qui con Miriamo Vece, e abbiamo fatto la velocità. Finito il caring, ho fatto il primo turno ed il secondo non l’ho passato quindi non ho potuto fare la semifinale ma le sensazioni sono state buone e ho provato a sperimentare dei rapporti. Sono contenta dei rapporti che ho usato e spero che allenandomi con questi più duri del solito di riuscire a fare crescere forza e stare dietro ai ‘mostri’ che ci sono ora in circolo. Questa settimana siamo a Milton, in Canada, per la seconda prova.

Cos’è per te essere in Nazionale?
Sono in Nazionale dal 2013, subito dopo gli Italiani su pista. Sono cinque anni e vado per il sesto. Vestire la maglia della Nazionale è particolarmente bello e particolare, perchè è difficile da descrivere. Ti regala delle emozioni importanti ed impressionanti che ti danno sempre la pelle d’oca. Vestirla per andare a correre gli europei e le coppe del mondo penso sia impagabile.

Prossimi obiettivi?
Sicuramente, in primis migliorare. Poi ci sono tanti piccoli obiettivi tipo fare bene a queste prime due coppe del mondo e riuscire a strappare una convocazione anche per le seguenti quattro. Non ho mai partecipato a nessun mondiale èlite su pista e quindi sicuramente sarebbe una gran bella cosa.

Fai altro nella vita?
Diciamo che il ciclismo mi porta via abbastanza tempo, in positivo. Quando non mi alleno, raramente, riesco ad uscire con i miei amici e vecchi compagni di scuola purtroppo perchè si arriva la sera sempre stanchi morti. Suono il piano amatorialmente, mi piace tantissimo leggere e aiuto a casa i miei nonni. Purtroppo non riesco a studiare, vorrei fare fisioterapia. Il problema di fisioterapia, però, sono il costo e l’obbligo di frequenza che per me è impossibile. Altri tipi di facoltà non mi piacciono molto. Quando avrò finito con il ciclismo inizierò a studiare all’università.

Come si sviluppa una tua giornata tipo?
Generalmente in una giornata infrasettimanale, al mattino mi sveglio alle 7.30. Faccio i miei esercizi, prima di colazione, per il risveglio muscolare. Poi vado in palestra un’oretta o due, dipende dal tipo di allenamento. Verso circa le 11.15, torno a casa e preparo il pranzo per i miei genitori che tornano da lavoro: vado nell’orto a prendere la verdura, pranziamo e poi mezz’oretta di relax. Nel pomeriggio mi alleno ancora o con un’uscita in strada o in casa su ciclomulino, attrezzo particolare che usiamo per allenarci. Si fanno poi le sei di sera, si cena, si va a letto e poi si ricomincia.

Il ciclismo: sport individuale o di gruppo?
Quando sei da solo ad allenarti e sei stanco morto, pensi che devi finire perchè vesti quella maglia, perchè c’è un gruppo con cui lavori che merita di poter ottenere il meglio e devi impegnarti al massimo per conseguire ciò in cui stiamo sognando. Il gruppo è fondamentale perchè, in primis, sono compagne di vita, e nei momenti di difficoltà ci si tira su il morale a vicenda. Quando siamo in ritiro con la nazionale o andiamo a fare qualche gara nel fine settimana è una scarica di adrenalina in più. Senza gruppo non andrei da nessuna parte, è fondamentale. Senza non andrei da nessuna parte penso, ti sprona e ti da un surplus a livello mentale che condiziona tutta la stagione e tutte le prestazioni.

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