Halloween quarant’anni dopo fa ancora più paura

di Olivia Balzar –

Era il 1978 quando un giovane regista di nome John Carpenter, con un budget di soli 350 mila dollari, dava vita ad “Halloween – la notte delle streghe”, considerato il primo slasher della storia, destinato ad influenzare inesorabilmente il cinema di genere.

Il film, ambientato ad Haddonfield, Illinois, nel 1963, vede il piccolo Michael Myers uccidere la sorella maggiore Judith con un coltello da cucina la not- te di Ognissanti. Catturato, trascorrerà quindici anni nell’ospedale psichiatrico Smith’s Grove, seguito dal Dr. Loomis che studia con ossessione il suo caso, fino al giorno della sua fuga. L’uomo, una volta apiede libero, uccide in modo efferato senza apparente movente cinque ragazzi. Una sola si salva: Laurie Strode, interpretata da una giovane Jamie Lee Curtis, al suo primo film.

Ad oggi sono trascorsi quarant’anni dalla sua uscita ed è ormai diventato un classico, fortemente influenzato nell’estetica dall’immaginario di Bava e Argento. Michael Myers è diventato uno dei serial killer più famosi e spaventosi della storia del cinema, con la sua iconica maschera bianca, il respiro affannoso e i passi lenti ma implacabili. Ne sono stati tratti vari seguiti, un paio di spin off, ma questo è l’anno della resa dei conti.

È stata infatti presentata al festival del Cinema di Roma la pellicola che celebra quarantennale dell’uscita dell’originale, chiude il cerchio e lo fa nel migliore dei modi.

Si intitola solo Halloween, ma ha molto da dire. Per i fan dell’horror, la visione del film è una vera esperienza, ricca di riferimenti, camei e strizzate d’occhio alle origini. Il Male incontra la sua anti- tesi in Laurie e diventano l’uno il risvolto della stessa medaglia.

Non aspettatevi grandi effetti speciali o sottile tensione, perché Halloween vi ricorderà la vostra infanzia, quando avevate paura dell’uomo nero, quando le ombre della vostra cameretta sembravano spaventose a tarda notte, quando se l’armadio non era del tutto chiuso, non riuscivate a chiudere occhio.

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