La Chiesa Pastafariana Italiana: parola al Pontefice Massimo

La Chiesa Pastafariana Italiana: parola al Pontefice Massimo

25 Ottobre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Bobby Henderson, studente della Oregon State University, scrisse nel 2005 al Consiglio per l’Istruzione del Kansas una lettera. In questa era documentata la “rivelazione” del fatto che l’universo sia stato creato involontariamente da un Prodigioso Spaghetto Volante. Propose un corso sul Pastafarianesimo, per protesta all’introduzione di un corso sul creazionismo in sostituzione a quello delle teorie dell’evoluzione.

Chi sente parlare per la prima volta di Pastafarianesimo può sorridere o gridare alla parodia. In realtà quello che ci racconta il loro Pontefice Massimo Scialatiella Piccante I, al secolo Emanuela Marmo, è un culto a tutti gli effetti da affrontare seriamente, visti anche i principi morali di accoglienza, libertà e amore indiscriminato. Il culto ha raccolto migliaia di seguaci in tutto il mondo e la Chiesa Pastafariana Italiana è un’associazione religiosa costituita nel 2014 per la promozione del Pastafarianesimo in Italia. L’intuizione di creare una Chiesa strutturata che intraprendesse la via del riconoscimento da parte dello Stato fu del Sommo Pastefice Giorgio De Angelis, Al-Zarkawi I, che nel 2012 dichiarò ufficialmente la nascita della Chiesa Pastafariana Italiana e se ne autoproclamò Primo Pappa.

 

Quali sono i pilastri fondamentali della vostra chiesa?

La Chiesa Pastafariana Italiana rende culto al Prodigioso Spaghetto Volante, Creatore dell’umanità. La nostra divinità ci ha creati per sbaglio. Ed ecco la prima differenza rispetto alle altre religioni, nelle quali ad esempio la creazione è un atto volontario. Il nostro Dio ama la vita e vive con senso del piacere, a seguito di una portentosa sbornia, è caduto. Dalla sua caduta si è formato l’universo e quindi anche noi. Tutto ciò spiega anche perché il mondo imperfetto. Sulle prime, Egli stesso ha tentato di aggiustare le cose, poi si è reso conto che la creatura umana, dotata di intelligenza e di discernimento, aveva strumenti per affrontare l’esistenza sul pianeta. Quindi si è ritirato nel Vulcano eternamente eruttante Birra, dove vive contemplando un eterno spettacolo erotico. Ha lasciato a noi il compito di vivere seguendo criteri e valori assolutamente umani e terreni. Siamo pertanto liberi, ancorché soli visto che Egli non si occupa di noi. È proprio questa condizione a spingere i pirati pastafariani a confrontarsi con la dimensione pubblica da un punto di vista laico: sappiamo che le leggi non possono essere un’emanazione delle idee religiose, bensì espressione ampia del diritto, nel rispetto della diversità.

Condimenti e Pirati?

Il nostro Dio prima di andare via ci ha lasciato Otto condimenti, che non sono ingredienti, ma suggerimenti per vivere all’insegna dell’accoglienza, della tolleranza, del riconoscimento dell’altro, che non va violato né fisicamente né moralmente, quindi le persone non si giudicano per il loro aspetto. Un altro importante principio religioso, che produce una serie di conseguenze interessanti a livello sociale, è che non siamo creati ad immagine e somiglianza del nostro Dio, bensì immagine e somiglianza della sua persona ideale: il pirata. Quindi la nostra divinità immagina la vita umana come spazio per l’avventura, per l’esplorazione e la conoscenza, uno spazio collettivo in cui le regole non sono dogmi, ma formule concordate e da riconsiderare a seconda delle esigenze, delle scoperte e delle conoscenze che via via si conquistano.

A livello di comunità italiana a che numeri arrivate?

Sono moltissimi, non censiti, i pastafariani non praticanti. Ancora di più i pastafariani non consapevoli. Circa 400 persone hanno deciso di formare un’associazione religiosa per dare al Pastafarianesimo gli stessi strumenti e benefici di altre religioni. Ma più di 30’000 sono le persone che si sono dichiarate pastafariane o filopastafraiane sui nostri canali social. Stiamo sistemando i nostri registri dei sacramenti, appunto per censire i fedeli che sono molto, molto più numerosi dei soci iscritti. Per tanto tempo la Chiesa Pastafariana non ha sentito la necessità di documentato la quantità enorme di persone pastezzate o unite in pastrimonio. In considerazione delle vocazioni e delle conversioni in aumento, l’attività di fede si sta strutturando.

C’è quindi una volontà di riconoscimento?

In Italia c’è la libertà di culto. Ognuno di noi può credere in qualsiasi cosa, lo Stato non lo impedisce. Tuttavia, esistono aspetti che è interessante osservare, perché ci sono momenti in cui la generale libertà di culto si scontra con specifici privilegi. A determinate possibilità, come l’8×1000, si può accedere soltanto se si ha un’intesa con lo Stato. Per siglare un’intesa con lo Stato, sono necessari requisiti numerici: numero di fedeli, di ministri di culto, di luoghi di culto. E non solo. Un criterio fondamentale è di natura economica. Sembrerebbe che più una chiesa è ricca, più ha capacità di accordo con lo Stato. La base economica del rapporto Stato-Chiesa è una questione che mi incuriosisce e sono felice di poterla esplorare attraverso l’istanza di riconoscimento che la Chiesa Pastafariana ha intenzione di presentare. Prima di questo, però, dobbiamo affrontare alcuni passaggi intermedi.