La follia di eliminare il numero chiuso alle facoltà di medicia e chirurgia

di Federico Bodo –

Forse pensavano passasse inosservato, ma sbagliavano. L’ipotesi di eliminare, seppur gradualmente, il sistema del numero chiuso per l’ammissione alle Facoltà di Medicina e Chirurgia ha dell’incredibile, o quantomeno incomprensibile.

Era il 1997 quando il numero chiuso è stato istituito, per precise motivazioni di ordine socio-occupazionale. La fine degli anni ’80 e gli anni ’90 hanno visto le prime conseguenze indirette del boom economico, tra cui la possibilità per sempre più genitori di mandare i figli all’università. Dopo i primi anni la politica ha cominciato a fare i conti, in modo a tratti anche lungimirante, con la probabilità che il sempre crescente numero di accessi alle Facoltà universitarie potesse velocemente saturare vari settori occupazionali, fino ad allora considerati di élite. La soluzione al problema è stata individuata nel numero chiuso, un sistema elaborato per selezionare per merito gli accessi a determinate Facoltà a seconda delle necessità del Mercato del Lavoro. Non un sistema perfetto, ma certamente funzionale. Negli anni in molti giovani, idealisti, o in parte frustrati dal mancato superamento del test d’ingresso, hanno protestato duramente contro il sistema del numero chiuso, per poi trovarsi a difenderlo appena affacciati al mondo del lavoro.

Il nostro attuale Governo composto da M5S e Lega invece sembrano fornire ogni giorno una scusa nuova, da un lato per una dura critica, dall’altro per un’amara risata. L’ipotesi di abolizione del numero chiuso sembra infatti che possa emergere esclusivamente dalla mente di un giovane universitario in preda alla frustrazione del mancato accesso alla Facoltà favorita, ripiegando magari sulla classica Giurisprudenza, senza terminarla a causa di sopraggiunti impegni politici. Perché pare assurdo e impossibile che nella situazione particolare in cui siamo, nella quale la qualità dei nostri Atenei scende costantemente a causa delle sempre più risicate risorse da spendere, il Mercato del Lavoro stenta a ripartire, l’idea del Governo sia di abbassare ulteriormente la qualità delle nostre Facoltà e parallelamente di riempire nel breve e medio periodo il Mercato del Lavoro di figure professionali superflue. Tutto ciò nel contesto di una Manovra Finanziaria che sfora i dettami dell’UE, garantendo ai nostri figli, alle prossime generazioni, un futuro di debiti, disoccupazione e pessime opportunità di istruzione.

Meno male, viene da pensare, che ogni tanto compare una manina.

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