È di colore: si alza e cambia posto sul treno. Il Medioevo nel 2018

di Sabrina Falanga –

Si dice che viaggiare sia il miglior modo per ampliare le proprie visioni: spirituali, materiali, intellettuali, morali. Si dice. Perché più che una certezza pare, in alcuni casi, una possibilità di cui non chiunque vuole giovare. E preferisce rimanere chiuso nei suoi schemi, senza accorgersi che, anche andando dall’altra parte del globo, non si allontana più di un centimetro da se stesso.

“Mi sono seduta al mio posto e la signora accanto a me mi ha chiesto conferma se quella fosse effettivamente la mia seduta. La signora mi ha chiesto di mostrarle il biglietto e mi ha detto che non vuole stare seduta vicino a una negra. E si è spostata. Assurdo”.
Questo è l’sms che una studentessa 23enne, di origini indiane, ha inviato alla madre adottiva Paola Crestani (presidente dell’associazione Ciai per adozioni internazionali), dopo essere salita sul Frecciarossa a Milano in direzione Trieste. Accade nel nord Italia, zona di un Paese che si dice all’avanguardia e desiderosa di guardare al futuro, all’innovazione, al ritrovato splendore sociale. Dovrebbe essere una specie di Rinascimento l’assetto che si disegna: somiglia di più, però, al Medioevo dove bastava la pelle eburnea per essere una strega.

Però c’è un però. In difesa della ragazza è intervenuto un passeggero, che a differenza di quanto accade generalmente, non è rimasto inerme di fronte alla scena e ha riferito il suo pensiero alla signora infastidita: dovrebbe vergognarsi. Poche e semplici parole, che rappresentano però lo specchio di un popolo che non ci sta a condividere la limitatezza intellettuale con chi non sa che l’ignoranza è più dilagante e omicida di una malattia da terzo mondo.

A denunciare quanto è successo è stata proprio Crestani, tramite il suo profilo Facebook sul quale ha postato una foto in cui il sorriso di sua figlia è forse l’unico dettaglio positivo: perché, sì, la mamma ha collezionato diversi commenti in cui le si esprime solidarietà, ma tanti altri in cui gli utenti del Social hanno strumentalizzato l’accaduto per poter esprimere la loro sul “vogliamo più controlli per chi entra nel nostro Paese”. Opinioni sacre poiché personali, ma palesemente fuori luogo per una situazione in cui il discorso della sicurezza italiana ci stava come i cavoli a merenda. Posto che la sicurezza, tanto agognata, dovrebbe passare anche dalla capacità cerebrale di distinguere il sale dallo zucchero. Come? Assaggiandolo. Mettendosi in gioco. Senza rimanere ancorati al colore di una sostanza che non abbiamo intenzione di sapere cosa sia, pur di non prenderci il rischio di ammettere che, forse, avevamo torto.

Oggi la studentessa vuole solo dimenticare quanto le è capitato – così racconta la madre sempre dalla sua bacheca virtuale -, ma forse è proprio il termine “dimenticare” che dovremmo dimenticare. Perché questa storia, come tante altre, non avrà più ragione di essere esistita non appena si sarà calmata la bufera digitale e le discriminazioni continueranno a persistere tra treni, aerei, supermercati, scuole, aziende, strade.

Ha probabilmente ragione il fotografo Josef Koudelka quando sostiene che “quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco”. Ha probabilmente ragione perché i luoghi in cui certe persone vivono troppo a lungo è il proprio ego. È lì dentro che si diventa più ciechi che mai.

Un pensiero su “È di colore: si alza e cambia posto sul treno. Il Medioevo nel 2018

  1. Non è solo razzismo. Pure tra bianchi c’è il vizio di mettere un giornale o un berretto sul posto a fianco, e semmai toglierli gentilmente solo se è tutto pieno. Si deve smettere di chiedere permesso sui regionali dove non esistono prenotazioni. Lo spazio vitale è in se stesso nazi

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