Un Palio di Siena tragico non deve più ripetersi, altrimenti meglio abolirlo

di Alessandro Pignatelli –

Straordinario è stato davvero. Ma non nel senso ‘bello’ del termine. Il Palio di Siena fuori stagione, per celebrare i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, ha avuto un epilogo tragico. Un cavallo, Raol di 8 anni, è caduto durante la gara in piazza del Campo e, successivamente, è stato abbattuto. Come si usa fare con quei cavalli che si procurano fratture definite gravissime dai veterinari. Era colui che avrebbe dovuto cercare di portare alla vittoria la contrada della Giraffa, non è arrivato al traguardo, ma in clinica. Dove si è deciso il suo destino.

Sono insorti gli animalisti, la procura di Siena ha aperto un fascicolo. L’ultima volta che un cavallo al Palio di Siena era morto, era il 2015. Periclea era deceduta quattro giorni prima della Carriera. È stata una corsa più che drammatica quella di sabato 20 ottobre: nove i fantini caduti, due all’ospedale per traumi. Con l’aggravante della diretta televisiva sulla Rai e del dibattito successivo sui social. Come spesso capita, i partiti sono due: da una parte ci sono coloro che dicono che i cavalli per il Palio sono trattati benissimo, meglio delle persone; dall’altra chi urla che i colpi proibiti e le corse sfrenate durante la gara sono uno scandalo. Per far divertire la gente, i cavalli rischiano la vita. Ci potrebbe essere, ma sarebbe banale, il collegamento con la Corrida spagnola. Lì, però, i tori vanno incontro a morte certa. Però pure quello è uno spettacolo poco edificante: si utilizzano gli animali, indifesi è il caso di dire e privati della possibilità di scegliere, per scatenare gli ‘olè’ della folla. Esaltata dall’adrenalina della lotta uomo – animale, dal colore e dall’odore del sangue.

C’è poca differenza con i gladiatori e gli schiavi dell’antica Roma al Colosseo contro i leoni o in combattimenti uno contro l’altro. Lì erano spesso loro, gli umani, ad avere la peggio. A meno che l’imperatore magnanimo non alzasse all’insù il pollice. Qui, direte voi, è questione di fatalità. Due cavalli morti in tre anni non saranno mica una percentuale altissima. È il modo che ancor m’offende, citando autori del passato. Ha veramente senso il Palio di Siena? Ma potremmo citarne anche altri in giro per l’Italia. Un senese non ammetterà mai che non ne ha, di senso. Si offenderà, vi dirà che il cavallo viene trattato come un re dalla Contrada. Perlomeno fino alla gara, quando a colpi di frustini si fa il possibile per prevalere sul rivale.

Fatto sta che questa volta la tempesta su Siena e sulla sua tradizione è forte. Enpa, Lav, politici hanno preso di mira l’organizzazione della corsa. E pure la tv pubblica che, durante la telecronaca, avrebbe minimizzato ciò che stava accadendo. Il sindaco di Siena ha promesso un confronto con chi di dovere per rendere più sicura la manifestazione più conosciuta a livello internazionale. Tutto dovrà passare da una sicurezza pari al 99,99 per cento per i cavalli. Altrimenti, davvero, non avrebbe senso. Le parole del sindaco: “Curiamo i cavalli come nessun altro, abbiamo una clinica specializzata e un’ambulanza che in caso di emergenza trasporta immediatamente l’animale dove può essere curato” non bastano. E non sono sufficienti proprio perché il cavallo, di suo, certo non lo correrebbe il Palio di Siena. Perciò non è paragonabile ad altri eventi in cui pure la sicurezza dell’essere umano è a rischio: l’uomo può sempre scegliere, l’animale no.

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