Aborto sotto inchiesta: è il davvero colpevole del calo demografico italiano?

Aborto sotto inchiesta: è il davvero colpevole del calo demografico italiano?

1 Novembre 2018 0 Di il cosmo

di Deborah Villarboito –

Il tema dell’aborto è uno di quelli sempre-verdi. L’eterna lotta tra chi lo reputa un infanticidio e tra chi lo rivendica come un diritto, separa spesso e volentieri cittadini, medici, istituzioni, in una battaglia etica di diritti e doveri verso la donna, il feto, la società. Il Movimento per la Vita Italiano invita a riflettere sui recenti dati pubblicati dall’ISTAT circa il forte calo delle nascite in Italia in atto dal 2008 ed aumentato sensibilmente negli ultimi tre anni. «Questi dati contribuiscono a smascherare la propaganda che loda la legge 194 del 1978 per aver causato la diminuzione degli aborti.

Ai numeri ufficiali bisogna aggiungere il numero scuro degli aborti clandestini e di quelli che possono essere provocati – chi può contarli ormai – dalle pillole del giorno dopo o dei cinque giorni dopo. Anche l’uso alterato di taluni farmaci antiulcera serve a produrre lo stesso effetto della pillola Ru486» è quanto viene citato sul loro sito. E continua: «Occorre osservare inoltre che il crollo della natalità ha di per sé già assottogliato il numero delle donne in età fertile, in particolare negli anni in cui in cui la fertilità è massima (tra i 20 e i 35), determinando a cascata una minor quantità di concepimenti. Mentre si condivide la preoccupazione comune per le prospettive di un inverno demografico sempre più rigido, non si può non avvertire la contraddizione dell’enorme numero di aborti volontari praticati. Ormai la somma di tutte le interruzioni volontarie di gravidanza dall’entrata in vigore della legge 194, cioè dal 5 giugno 1979, è di 6 milioni di vite umane, più della intera popolazione di Roma e Milano messe insieme». Ora, personalmente trovo forzato questo ragionamento, poiché non considera quella che è la società odierna, ormai cambiata rispetto agli anni ‘50, ‘60, ‘70.

Prendiamo ad esempio chi vi scrive. Vado per i 27 anni e fin da piccola ho sognato di realizzarmi lavorativamente e di avere una famiglia. Il mio desiderio permane, ma sono persuasa da diversi fattori. Intanto il fatto che per concludere gli studi ci vogliano almeno cinque anni. Poi c’è l’inserimento nel mondo del lavoro, almeno altri 3-4 prima di essere riuscite a crearsi una posizione stabile o quanto meno dignitosa. Se di per sé l’ambito giornalistico risulta essere una base solida come le sabbie mobili su cui costruire una famiglia, lo stesso iter, se non più lungo, si ripete per avvocati, medici, ingegneri e molte altre professioni derivanti dalle ‘scuole alte’. Bene. Fatico quasi 10 anni per crearmi una posizione lavorativa, combattendo anche contro i medievalistici e contemporanei dislivelli di genere, e ottengo un contratto. Ottimo: mediamente è un apprendistato, uno stage retribuito, un tempo pieno per cui impegni anima e utero. Non è prevista la maternità. Ancora meno se si è libere professioniste. Oddio rimango incinta: nel primo caso vengo sostituita in maniera permanente, nel secondo perdo tutti i clienti o si dimezzano se va bene, poiché timorosi di dover condividere le attenzioni con il pargolo in arrivo.

Oltre al lavoro un altro problema che è la materia prima: anche gli uomini sono in difficoltà quando si parla di mettere su famiglia, o per sindrome da eterno Peter Pan in pieno sviluppo ormonale oppure per contratti lavorativi insufficienti a garantire il sostentamento di una famiglia. Senza tralasciare che crescere un figlio costa: nasce, cresce, corre. Tra ognuno di questi passaggi soldi, soldi, soldi: bisogni primari, istruzione, qualche vizio dell’infanzia e così via fino almeno ai 20 anni se va bene e ai 35 se va male. Ecco allora l’incremento di genitori sempre più anziani e distanti dai loro figli o coppie che invecchiano senza prole, poiché ormai il tempo della semina è passato.

Ora quindi mi chiedo se davvero ‘la piaga dell’aborto’ sia il criminale che sta alimentando lentamente il calo demografico. Io avrei un altro imputato Vostro Onore: l’attuale società, che mina la possibilità di mettere al mondo figli, poiché non si avrebbe modo di mantenerli e farli crescere dignitosamente, senza la certezza di un lavoro e di una stabilità.