Da bambina mi hanno curata: ecco perché farò il medico

di Sabrina Falanga –

I luoghi comuni li vogliono “nati con il cellulare in mano”, ma soprattutto proiettati verso professioni esclusivamente digitali.
«Cosa vuoi fare da grande?», una domanda che è stata posta a ognuno di noi, quando eravamo bambini, ragazzini. Oggi l’abbiamo posta agli appartenenti agli adolescenti di oggi. Quelli che, appunto, sembrano essere nati con il telefono al posto delle dita: o per lo meno così si dice. E può esser vero, a sentirli parlare, perché nessuno di loro dimentica Internet e i Social nel menzionare i sogni che hanno: ma lo fanno con una cognizione più matura di quanto si possa pensare.

L’abbiamo chiesto a quattro ragazzi, di età compresa tra gli undici e i quindici anni: a colpire sono, soprattutto, le motivazioni. Che vanno a scardinare quelle sicurezze che portano gli adulti a credere i “ragazzi di oggi” siano senza morale, sentimenti ed etica.

Non è poi così vero, innanzitutto, che i cosiddetti Millennials hanno dimenticato le professioni più tradizionali: Giacomo P., 11 anni, racconta di voler diventare architetto. Figlio di un ingegnere e una docente di storia dell’arte, Giacomo racconta di avere questo desiderio professionale «dopo aver conosciuto un collega del mio papà, verso i sette anni, che fa proprio l’architetto. Mi piace l’idea di trasformare le case secondo le necessità delle persone, forse perché i miei genitori mi hanno sempre aiutato a “trasformare” continuamente la mia camera, anche con l’aiuto del collega di papà: è una cosa che mi ha fatto capire quanto sia divertente dedicarsi alle modifiche di una casa e, soprattutto, quanto sia importante vivere in un ambiente in cui ti senti bene. Su Internet, un giorno, mi piacerebbe raccontare sul mio sito tutto ciò che avrò creato nelle case dei miei clienti».

C’è, poi, la voglia di non accantonare le proprie passioni, cercando di seguirle tutte dando loro un senso: è il caso, questo, di Silvia F., 12 anni: «Dopo le scuole medie mi piacerebbe iscrivermi al Liceo Artistico perché l’arte è una passione che mi appartiene fin da quando sono piccola: sono cresciuta con l’insegnamento di seguire ciò che più si ama fare, perché è ciò che più ci viene meglio. Per questo voglio studiare arte, perché è ciò che meno mi peserebbe. Ma, anche se è strano, da grande voglio aprire il mio bar o il mio ristorante: l’altra mia passione, infatti, è la cucina. E nel mio locale voglio inserire, in qualche modo, il mio amore per l’arte. Mi piacerebbe, infine, avere un canale YouTube e curare i Social: potrebbe essere il modo in cui farmi conoscere e, quindi, lavorare di più». Non solo: perché nel raccontarci le ragioni delle loro scelte, i ragazzi ci fanno riflettere: «Quando ero più piccolina – continua Silvia – volevo fare il pompiere perché la mia più grande paura era il fuoco. E sapevo che le paure possono essere sconfitte solo affrontandole».

A emozionare è il racconto di Melissa M., che nonostante la giovane età – 13 anni – ha già il desiderio di restituire al prossimo quanto ha ricevuto lei: «Ho passato i cinque anni delle scuole elementari a collezionare ore di assenze a causa di problemi di salute, che mi hanno portata a passare tanto tempo in ospedale. Ho conosciuto bambini e ragazzi che avevano malattie ben peggiori delle mie ma in loro, come in me stessa, ho riconosciuto tanta gratitudine nei confronti dei medici che ci curavano. Una dottoressa, in particolare, mi è rimasta nel cuore perché mi raccontava sempre dei suoi viaggi in Africa, dove si reca per curare i bimbi del terzo mondo. Anche io, un giorno, voglio fare il medico: mi piacerebbe diventare proprio pediatra, anche se magari, poi, cambierò idea. So cosa si prova quando qualcuno si prende cura di te, non solo fisicamente ma anche attraverso molto affetto: sarebbe davvero bello, per me, se potessi far provare quelle sensazioni ad altre persone grazie alle cure che potrei donare. Sicuramente Internet farà parte del mio lavoro – conclude Melissa -, perché oggi con i Social fai sapere che ci sei ed è importante che una persona malata scopra velocemente a chi rivolgersi per curarsi».

E poi, certo, c’è l’informatica più pura. Ma con un occhio di riguardo alla professionalità.
«Gli adulti pensano che noi giovani utilizziamo Internet per passare il tempo, senza un senso costruttivo. Anche, certo, ma non solo – dice Edoardo, 14 anni –. Papà mi ha sempre fatto usare il suo telefonino e il suo computer, fin da quando ero bambino, mi sono appassionato all’informatica e mi piacerebbe, un giorno, diventare un esperto in questo campo. Non so bene in che modo, so però che voglio studiare il più possibile per essere davvero il migliore: oggi Internet lo usano tutti ed è importante essere preparati per potersi distinguere. Oggi studio nel settore informatico delle scuole superiori e anche se sono solo al primo anno so già con certezza che, dopo il diploma, studierò informatica all’università. Internet – aggiunge ancora il 14enne – è il mezzo che usiamo per stare in contatto con gli amici, come passatempo, ma anche per studiare, per fare ricerche, per aiutarci nei compiti. Non è giusto che venga visto come il “nemico” dei giovani, per noi è uno strumento importante e nel futuro lo sarà ancora di più e io voglio esserne parte e magari anche protagonista».

Rispondi