La parola alla psicologa Anna Oliverio Ferraris

La parola alla psicologa Anna Oliverio Ferraris

1 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito —

Anna Oliverio Ferraris è una dei massimi esperti in psicologia dello sviluppo e di tematiche legate agli adolescenti. Oltre ad essere un’autorevole docente all’Università di Roma, è stata membro della Consulta Qualità della Rai e del Comitato Nazionale di Bioetica. Affronta da sempre i temi dello sviluppo normale e patologico, dell’educazione, della famiglia, della scuola, della formazione, della comunicazione in contesti diversi, del rapporto con tv e nuovi media, delle dinamiche identitarie nella società contemporanea. Dirige, inoltre, la rivista degli psicologi italiani “Psicologia Contemporanea”. In questi giorni ha pubblicato ‘Tutti per uno’ con Salani, in cui disegna uno spaccato degli adolescenti a rischio di oggi.

Un’analisi dell’attualità: adolescenti che, sempre più giovani si autodistruggono, perché?
Sono sempre casi in cui ci sono dei precedenti, non è che così, di punto in bianco un ragazzo arriva a questi eccessi. A volte si drogano da tempo e per avere la dose si prostituiscono anche. È sempre una questione multifattoriale. C’è una fragilità del giovane che è dovuta a varie cause. Ad esempio una ‘famiglia non famiglia’ alle spalle, genitori che spacciano droga. Ragazzi lasciati a loro stessi. Durante l’adolescenza, soprattutto in una società così complessa e piena di insidie come la nostra in questo periodo, c’è bisogno di avere sempre più contatto, un rapporto di fiducia con almeno un adulto, perchè i ragazzi sono ancora immaturi a questa età. Spesso a 14-16 anni si è vittima delle proprie emozioni, si ha uno scarso autocontrollo. I ragazzi vanno seguiti. C’è tutto un lavoro di formazione, di educazione, che comincia alla nascita e va avanti in tutta l’adolescenza. Bisogna insegnare ai ragazzi ad essere autonomi, se no si verifica che un ragazzo non autonomo tende ad affidarsi a qualsiasi adulto anche a quelli che poi lo danneggiano. Grazie a Dio nelle cronache si parla solo di una minoranza di adolescenti, casi limite.

Il bullismo: un fenomeno che è sempre esistito e che solo ora è reso pubblico o un male caratteristico delle nuove generazioni?
Anche in passato c’erano episodi di bullismo, anche molto gravi, che lasciavano ferite psicologiche. Soltanto che la mentalità del tempo, quando l’educazione era di tipo autoritario e condivisa sia dalle famiglie che dalla comunità, non venivano considerati per la loro gravità, venivano scambiati per scherzi. Ho conosciuto persone adulte che nell’infanzia hanno subito atti di bullismo anche molto duri e che ne soffrivano ancora. Una volta non se ne parlava. Oggi c’è una maggiore consapevolezza perchè si è diffusa anche una certa cultura psicologica. C’è anche un’altra grande differenza. Mentre un tempo questi atti avvenivano fuori di casa e fuori dalle scuole, ora avvengono più spesso a scuola, perchè altri luoghi di incontro dei giovani sono un po’ scomparsi. A questo punto gli atti di violenza finiscono sotto gli occhi degli adulti più spesso di quanto non succedesse in passato. Quindi c’è una maggiore preoccupazione. Una novità è il cyberbullismo, che può essere più lesivo di quello tradizionale, perchè nel giro di poco tempo raggiunge una quantità di persone e non lo puoi fermare. Nel bullismo tradizione c’è un confronto tra vittima e carnefice, mentre in questo no e viene fatto da persone che non si rendono conto del danno che possono causare a chi è al centro di questo attacco.

Internet e gli schermi: che influsso hanno sullo sviluppo del giovane che dovrà poi diventare adulto?
Il Web ha molti lati positivi, perchè ci puoi trovare anche delle cose utili in maniera molto rapida, ma nasconde anche delle grosse insidie. Come quel caso di quel giovane di qualche settimana fa , Igor, che si è impiccato. Era solo nella sua stanza e si è imbattuto in una sfida, che è quella di mettersi un cappio intorno al collo e di sciogliersi prima di essere strozzato. Ai ragazzi nell’adolescenza piacciono le sfide, però è una cosa pericolosissima, estremamente ambigua e disonesta. Un ragazzo si lascia attrarre dalla sfida e lui poveretto è stato impiccato, anche se er un ragazzo sportivo, che faceva arrampicate in montagna ed è rimasto impiccato proprio da una di quelle corde che utilizzava per salvarsi la vita. Aveva solo 14 anni. A questa età ti lasci trascinare. Oltre a questo ci sono persone che adescano, che propongono giochi d’azzardo, il porno, ci sono tanti lati discutibili. È un settore nuovo che va gestito e conosciuto. Gli adulti non possono disinteressarsi di questo, invece pensano che non possa capitare nulla di sbagliato. Invece no. C’è tutto un mondo parallelo a quello reale. Oltre a diventare una vera e propria dipendenza.

Le famiglie oggi…
Le famiglie hanno un compito molto difficile oggi, perchè una volta c’era una corrispondenza tra le regole famigliari e quelle della comunità. Adesso c’è stata come un’esplosione, per cui i ragazzi posso ricevere messaggi diseducativi anche attraverso lo schermo televisivo, dove trovi personaggi che danno indicazioni che sono esattamente il contrario di quella che è una buona educazione e formazione. Ad esempio, la serie di Gomorra insegna che vince il mafioso, che quello è il duro e ciò viene messo al centro dell’attenzione dei giovani. Ti insegna ad essere violento, perchè è così che si vince. Non c’è un’etica, una morale finale. Un ragazzo può considerare positivi quegli atteggiamenti che quell’attore ha in determinati momenti. Un adolescente non ancora maturo e facilmente suggestionabile, che vuole essere al centro e che quindi si ispira a questi personaggi a cui viene data rilevanza alla fine su di lui ha un effetto molto negativo. Bisogna conoscere la psicologia degli adolescenti e non considerarli adulti maturi. Lo si fa anche con i bambini, che vengono adultizzati sempre più presto.