Mario Seminerio: “Rischio Grecia? Chiedetelo ai nostri condottieri”

di Alessandro Pignatelli –

Mario Seminerio è un economista con i fiocchi. Conosciuto a livello nazionale, ma non solo. Laureato alla Bocconi di Milano, ha poi lavorato per organizzazioni e istituzioni creditizie italiane e non. Per più di dieci anni, è stato portfolio manager di fondi comuni d’investimento mobiliare e analista macroeconomico per una delle principali Società di gestione del risparmio italiana. Nel suo curriculum, annovera collaborazioni con l’Istituto Bruno Leoni, ha realizzato paper sulla liberalizzazione dei mercati, sul confronto tra sistemi economici europei e sul sistema fiscale italiano. Da pubblicista, ha fatto pure l’editorialista di Libero Mercato e ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il tempo e Linkiesta.

Parlare con lui, chiedendogli di spiegare l’economia in modo ‘semplice’ è una scommessa. Che però si rivelerà vincente. “Che significa spread? Significa aumento del rischio Italia. Le banche italiane hanno tanti titoli di Stato che, con il salire dello spread, si deprezzano. Subiscono dunque un’erosione del capitale e, infine, sono in grado di prestare di meno”. Il primo problema per il risparmiatore, all’aumentare dello spread, è dunque la stretta creditizia. Ma anche per l’imprenditore.

Continua Seminerio: “Con l’aumento del rischio Italia, le banche emettono obbligazioni per finanziarsi. Il maggiore costo che l’istituto di credito deve sostenere, viene scaricato su famiglie e imprese”. Secondo problema: finanziamenti e mutui vengono a costare di più.

E se lo spread arrivasse a quota 400? “E’ un numero inventato, come 300, 500 o 600. Già adesso le banche soffrono e aumenta il costo dei nuovi prestiti, mentre quelli già in atto vengono revisionati con interessi superiori. Non è che a 400 si muore. Ma consideriamo che in cinque mesi lo spread è passato da 120 a 320 punti. Quando finirà questa escalation? Quando si smetteranno di dire idiozie sulla possibilità di uscire dall’euro e sulla Manovra di bilancio. Ma già ora, comunque, l’Italia è in sofferenza finanziaria”.

Su cosa dovrebbero investire i risparmiatori italiani? “Siccome questo è il mio lavoro, non mi pare il caso di svelarlo così. È buona norma che nel portafoglio ci sia diversificazione. Non solo rischio Italia, rappresentato dai Btp, ma anche titoli di Stato di altri Paesi. Non è mai bene mettere tutte le uova nello stesso paniere”. E chi oggi ha dei Btp che deve fare? “Se non ha necessità di venderli, li tenga fino alla scadenza. Se l’Italia non dovrà tagliare il valore dei Btp, non avrà alcuna perdita. Sempre che non si finisca come la Grecia”. C’è questo rischio? “Bisogna chiederlo ai condottieri italiani. Quello che posso dire è che dal 1° gennaio la Bce, ovvero la Banca Centrale Europea, non comprerà più titoli e avremo dei problemi. Perché sarà difficile trovare compratori”.

E se fosse la Russia? “Mosca non ha occhi neanche per piangere, la missione di Conte è stata tutta propaganda. La Russia ha limiti di rating sul reddito sovrano e quindi è limitata la possibilità di acquistare nostri titoli”. Insomma, ci sono poche vie di uscita, pare di capire: “Abbiamo 350 miliardi di Btp in scadenza. Siamo un Paese ridicolo con una stampa ridicola. Un po’ come nel Ventennio fascista”.

E se la Manovra non venisse modificata? “Succederà quando i mercati obbligheranno il Governo a farlo. Saranno le banche a chiederlo perché sono le più fragili, in questo momento, non trovando chi dà loro i soldi”.

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