Per i defunti mangi o preghi?

di Alessandro Pignatelli –

Si avvicina la commemorazione dei defunti. Ci siamo. Chi può, va a trovare i propri cari al camposanto. Chi non può, per ragioni logistiche, dice una preghiera in più o guarda una fotografia in cui si era felici. Si portano i fiori, prevalentemente i crisantemi. E questo avviene dappertutto, dalla Val d’Aosta alla Sicilia.
Qui al Centro, però, si usa cucinare per il giorno dei morti. Si fanno i dolci che, erroneamente, in molti credono fatti per Halloween. No, non è così. Non per nulla si chiamano ‘fave dei morti’ (la fava veniva considerata legata al mondo sconosciuto e sotterraneo perché ha radici profonde nel terreno) o ‘dolci dei morti’ se ci spostiamo ancora più a sud di Roma. In Umbria, qualcuno li chiama pure ‘stinchetti dei morti’.
Teoricamente, è un modo per addolcire una ricorrenza altrimenti piuttosto triste, ripensando ai cari che non ci sono più. Ma a Milano non sono da meno con il ‘pan dei morti’. In Abruzzo, il tavolo da pranzo resta apparecchiato, con i lumini alla finestre illuminati. I bimbi vengono mandati a dormire con un ‘cartoccio di fave dolci’.
A Roma, c’è un’usanza ancora più particolare, anche se oggi si è un po’ persa. Si mangia il pasto vicino alla tomba di un parente che non c’è più per tenergli compagnia. Un’altra tradizione della capitale era tenere una cerimonia di suffragio per quanti erano morti nel fiume Tevere. Una cerimonia da officiare proprio sulle sponde del fiume che attraversa la Roma, di sera, alla luce delle torce.
Quando vivevo al Nord, non ricordo tavole imbandite, dolcetti fatti appositamente per l’occasione.
Neanche letti rifatti presto la mattina per permettere ai defunti di riposarsi (non lo fanno già?). Ricordo il 2 novembre come una giornata sostanzialmente malinconica, anche perché spesso accompagnata da cielo grigio e nebbia. Unica concessione godereccia, le castagne. Al Centro, invece, le regioni e le città si scatenano a chi fa il dolce più originale. In Toscana, si va di ‘pane dolce’ a base di farina, noci, miele, strutto, uvetta e pepe nero. Che poi si gusta addirittura fino alla fine dell’Avvento.
Paese che vai, tradizione che incontri. Ancora una volta la mia sensazione è che al Nord si condivida di meno ciò che si prepara. La commemorazione dei defunti è effettivamente una ricorrenza intima, che ognuno vive a modo suo. Ma al Centro e al Sud è l’occasione per stare insieme, a livello familiare prevalentemente, con tanto di parentado. Un po’ come negli Stati Uniti dove i funerali sono accompagnati da autentici rinfreschi.
E voi, che siate al Nord, al Centro o al Sud, come commemorate questa giornata?

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