Ave ignoranza! Quando l’ex candidato tocca il fondo

di Sabrina Falanga –

Immaginate – o magari vi è già successo – di dover organizzare un evento che coinvolga le persone della vostra città, del vostro paese o semplicemente del vostro quartiere. Un appuntamento, insomma, sociale. Di qualunque tipo: la presentazione di un libro, un concerto, una raccolta di beneficenza. Sappiate – o magari saprete – che questo presuppone l’impegno, da parte dell’organizzatore, di assicurare, attraverso la garanzia e la firma di un foglio, di non voler in nessun modo organizzare gruppi o movimenti di tipo fascista poiché risulterebbe reato.
Reato, appunto. E se la legge è uguale per tutti, dovrebbe essere, questa, una garanzia rispettata da, appunto, tutti. Soprattutto da parte di chi della legge dovrebbe esserne un rappresentante, come un (ex) candidato sindaco.

Nel caso specifico parliamo di Selene Ticchi D’Urso, l’attivista di estrema destra che, durante la commemorazione della “Marcia su Roma” a Predappio (paese natio di Mussolini) avvenuta il 28 ottobre, ha sfoggiato – con orgoglio, si può dire dalle fotografie sorridenti – una t shirt con la scritta “Auschwitzland”, con tanto di logo a ricordare quello della Disney ma che rappresentava l’ingresso al campo di concentramento polacco.
Importante sottolineare che Forza Nuova, il movimento politico che Ticchi rappresentava, ha preso le distanze dalle scelte della donna e l’ha sospesa con effetto immediato.

Reato, dicevamo. Ma forse non era solo Ticchi disinteressata a quanto dice la legge, poiché la manifestazione ha collezionato saluti romani, urla e slogan alla “Duce! Duce” e lo striscione che riportava la scritta “Arrestateci tutti” rivolto a chi la manifestazione avrebbe voluto annullarla (l’Anpi). Un coro, insomma, di coraggiosi sostenitori di concetti come quello della Dittatura che, però, non sa rispettare le più semplici delle leggi, conosciute da tutti.
Il simpatico paradosso dell’ignoranza, insomma.

Perché sta proprio qui il dualismo incomprensibile: il desiderio di tornare a un sistema governativo dittatoriale, in cui il rispetto delle leggi ne è più che mai le fondamenta, e mostrarlo attraverso atti palesemente contrari alla legge, di cui viene richiesto espressamente (e giustamente, ça va sans dire) il riconoscimento al più comune dei cittadini dinanzi alla più banale manifestazione di carattere sociale.

Il poeta britannico Thomas Hardy disse: “Molti furono i casi in cui la giustizia poté trionfare soltanto facendosi beffa delle leggi”: dopo gli avvenimenti di cui sopra, infatti, il Web e il mondo politico si sono scatenati per allontanarsi dalle scelte della Ticchi – Forza Nuova compresa, dicevamo – ed è forse in questo, effettivamente, che si dimostra il potere della legge. Non nella sua fragilità di essere facilmente violata ma nella sua forza di essere difesa da chi, in essa, ancora ci vuole credere.

 

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