Terra per figli

di Michela Trada –

La scena sembra appartenere al finale di uno dei miei film preferiti: lui, in sella al suo destriero, che corre velocemente con la bandierina rossa in mano per coronare il desiderio della sua vita; lei, dalla rossa chioma, che giunge al suo capezzale quando il rivale in amore lo disarciona.

Eppure, non stiamo parlando di Tom Cruise e Nicole Kidman in Cuori ribelli, bensì del “sogno americano” del nostro Governo di regalare alle famiglie numerose del Sud un pezzo di Terra. Dal 1800 al 2018, in fondo, il passo è breve ancor più che assistere a novanta minuti di pellicola cinematografica. Hai tre figli? Non preoccuparti e non disperare: ecco pronto per te un bel bonus per coltivare dei terreni inutilizzati.

Vista la contemporaneità con la celebrazione di Halloween potremmo pensare che si tratti di un ben riuscito “scherzetto”, invece, dobbiamo fare i conti con uno dei punti della manovra finanziaria che da settimane sta tenendo l’Italia e gli italiani con il fiato sospeso. Non si può dire che a Lega e Cinque Stelle, in questo periodo, manchi la fantasia; il decreto agrario, però, a molti è risultato indigesto: vogliamo promuovere la procreazione, come avveniva secoli fa, con il baratto e la Terra? A quanto pare sì, come se il fatto che gli italiani non facciano bambini sia un problema dell’ultima ora.

Cosa prevede, in sintesi, il provvedimento? L’idea è quella di affidare in concessione gratuita per 20 anni un appezzamento di terra (di quelle pubbliche o demaniali) alle famiglie disposte a fare il terzo figlio nei prossimi tre anni (2019-2020-2021). Una misura presentata, appunto, “per favorire la crescita demografica” e “per favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali”. Non solo: verrebbe garantita anche una casa. Oltre al terreno, infatti, verranno concessi mutui fino a 200mila euro a tasso zero alle famiglie che acquistino nelle vicinanze la prima abitazione. Famiglie numerose cui verrebbe assegnato il 50% dei terreni agricoli e a vocazione agricola inutilizzabili, oggi di proprietà dello Stato e il 50% delle aree abbandonate o incolte del Mezzogiorno.

Chi ci vede un sapore retrò di certo non sbaglia. Sarà quindi la soluzione giusta? Ai posteri l’ardua sentenza.

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