Torino città No Tav, Appendino… appesa a un filo e senza più amici

Torino città No Tav, Appendino… appesa a un filo e senza più amici

1 novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Torino città No Tav. Chiara Appendino accerchiata. Proteste. Divisioni interne ai Cinque Stelle e ‘scazzottate’ virtuali con gli alleati di governo della Lega. La mozione che è passata in Consiglio comunale ha scatenato tutto questo. Una mozione che chiedeva di sospendere i lavori dell’Alta Velocità sulla tratta ferroviaria Torino – Lione in attesa di un’analisi approfondita sui costi e benefici della grande opera, per capire se non fosse meglio rinforzare la linea storica.

Il primo a parlare, dopo il successo in aula, è Luigi Di Maio: “Bene la votazione. Presto io e Danilo Toninelli incontreremo Appendino per continuare a dare attuazione al contratto di governo”. Se al Sud le proteste sono tutte per il sì alla Tap, al Nord arrivano quelle di chi invece era per la Tav. Chiuso nel sandwich proprio il movimento pentastellato. I grattacapi, ora, sono tutti di Appendino, che si ritrova con nemici sulla porta di casa, a iniziare dal presidente della Regione Piemonte, Maurizio Chiamparino. Ma pure i sindacati, le associazioni di categoria e naturalmente le imprese che avrebbero partecipato alla Tav.

A un certo punto, con la tensione che cresce, il centrosinistra viene espulso dall’aula torinese. Compreso Piero Fassino, l’ex sindaco della città sabauda. A proposito di Chiara Appendino, assente perché a Dubai, dice: “Non c’è perché ha un gran coda di paglia. Tra l’altro sono curioso di sapere quali investimenti proporrà a Dubai, visto che dice di no a tutto”. Il vero problema per la sindaca è che tutta Torino pare ormai averla abbandonata. Il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Ilotte, la scarica così: “Finora l’abbiamo supportata perché era giusto così. Ma dopo G7, Olimpiadi e Tav, basta. Non può continuare a dirci che vorrebbe fare, ma la sua maggioranza glielo impedisce”.

Per la prima volta nella storia, tutte e undici le associazioni produttive si scagliano contro l’Amministrazione grillina. Dai commercianti agli architetti, dagli artigiani ai metalmeccanici, dagli avvocati ai notai e ai commercialisti. Dai sindacati ai padroni. Dario Gallina, leader degli industriali, si arrabbia: “Questi ci ricevono tenendo i libri dei No Tav sul tavolo e parlano di droni. Ma chi se ne frega! Questo territorio senza infrastrutture muore. Propongo una marcia dei 100 mila”.

La capogruppo M5S, Valentina Sganga, dice: “Negli appelli del mondo produttivo ho visto rassegnazione culturale e poco coraggio. Il Tav è un’opera ad alta intensità di capitali, ma genera poco lavoro”. Intanto, i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil insorgono: “Abbiamo già perso 9 mila iscritti su 18 mila in dieci anni, volete proprio farci morire?”. Come detto, la mozione ha creato dissapori pure all’interno della maggioranza di governo, con la Lega che ha votato contro. Fabrizio Ricca specifica: “Questa è una fuga in avanti del M5S”. In realtà, pure gli attivisti No Tav ancora non sono propensi a stappare spumante: “Oggi per noi è una vittoria di una battaglia, ma sappiamo che la lotta è ancora lunga. Speriamo che ci sia ancora modo di ripensare ad alcune scelte come quelle fatte sul Tap, perché per noi tutte queste lotte sono una cosa unica e non abbiamo governi amici”.

Infine, c’è Forza Italia: “Oltre il danno delle Olimpiadi, anche la beffa della Tav? Ora basta”. Silvio Berlusconi rincara la dose: “Sulla Tav si procede senza senso”. Accerchiata la giunta pentastellata torinese. Chiara Appendino sfiduciata praticamente da tutti. Senza più amicizie da spendere. Solo quelli che in Consiglio comunale hanno appoggiato la mozione, 23 su 25. Ma con Unione industriale, Api, Ance e tutte le sigle che vi vengono in mente contro. Confindustria nazionale è scesa al fianco degli industriali torinesi: “Per affermare l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav. Opera strategica per il Piemonte e non solo, per l’intero territorio nazionale e per l’Europa che ha scelto quel tracciato come corridoio per unire l’est all’ovest del Continente”.

Confindustria ha già fatto sapere che, a Torino, convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei presidenti di tutte le associazioni territoriali italiane per protesatre contro la scelta che “blocca gli investimenti, mortifica l’economica e l’occupazione del Paese. Il particolare Telt, la società che gestisce il progetto, valuta in 8 mila addetti le ricadute occupazionali della Torino-Lione”. Proprio Telt precisa: sono due i cantieri attivi per la realizzazione della sezione transfrontaliera della Torino – Lione, a Chiomonte in Val Susa e a Saint-Martin-La-Porte, in Francia. Danno lavoro attualmente a 800 persone. “L’occupazione aumenterà fino a 8 mila persone, lavoratori diretti e nell’indotto, con l’avvio dello scavo del tunnel di base del Moncenisio, lungo 57,5 chilometri. Quella galleria consentirà ai treni di viaggiare come se fossero in pianura nel cuore della montagna”. A oggi è stato scavato il 15% delle gallerie previste, a Saint-Martin-La-Porte si è superato il 60% dei nove chilometri della galleria geognostica che dovrebbe essere il primo tratto del tunnel di base.