Un buon caffè con chi insegna ai Millennials

1 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

Si dice che il caffè è una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene. A questa frase, diventata molto celebre, di Luciano De Crescenzo, aggiungerei che un caffè è anche un’ottima occasione per parlare, confrontarsi e lasciarsi andare alle riflessioni.

Ho scelto di condividere un caffè con due vecchie amiche, dove “vecchie” indica il grado di amicizia e assolutamente non l’età, due amiche conosciute nel delicato ma tanto intenso periodo dell’adolescenza, i cui ricordi sono legati alle prime esperienze, a quelle risate solo apparentemente spensierate e, inevitabilmente, ai banchi di scuola.

Francesca e Carla oggi sono due affermate professoresse di lingua straniera presso due diversi istituti di scuola superiore della Puglia e ogni volta, per me, collocare la loro figura dietro la cattedra, è uno sforzo immane, tant’è vivo il ricordo di loro che, dietro i banchi, approfittavano di ogni attimo per quelle libere confidenze, quando erano ancora troppo convinte che la loro reputazione dipendesse dal voto del prof.

Parlare con loro di un periodo della vita così cruciale e farlo in un’epoca in cui i Millennials sembrano così incorreggibili e così diversi da quelli d’altri tempi, è stato interessante perché è come aver messo i riflettori su uno dei temi più caldi dell’attualità e farlo con gli occhi degli adolescenti che eravamo.

Certamente il principale protagonista dell’adolescenza di oggi è la tecnologia: gli smartphones sono un prolungamento delle loro mani e fanno fatica a liberarsene anche per mezz’ora perché mentre sono in classe, o in casa, o per strada…devono contemporaneamente essere in mille altri posti o gruppi di persone altrimenti sono cacciati fuori!

I tempi dell’adolescente di oggi sono velocissimi e, proprio per questo, il loro tempo di attenzione è molto limitato rispetto ai nostri, proprio perché loro sono abituati a un flusso di informazione molto più veloce, breve e immediato. Ci sono sempre più iperattivi e, come sostiene Carla, certamente l’uso delle tecnologie da piccolissimi è una delle cause.

Francesca si sente responsabile, come docente e come educatrice, nell’insegnar loro come utilizzare quei potentissimi strumenti con i quali potrebbero conoscere il mondo se solo sapessero cliccare sui post(i) giusti.

D’altro canto, per una buona riuscita del rapporto prof-alunno, sequestrare i cellulari durante l’ora di lezione non pare neppure il rimedio più adatto, al giorno d’oggi: la scuola deve imparare a parlare la loro lingua e deve necessariamente capire come poter insegnare usando la tecnologia nel migliore dei modi. “Noi adulti abbiamo bisogno di imparare dalla loro dinamicità e operosità tecnologica per riuscire a stare ai loro tempi”, sostiene Francesca, con aria fiduciosa.

Altra grande caratteristica dei tanto amati e discussi Millennials è la sfrontatezza: i giovani di oggi sono più svegli di quanto eravamo noi, riescono a non avere timore di comunicare le loro idee senza filtri o di fare errori e vogliono rompere le righe della compostezza e del “rispetto-a-tutti-i-costi” delle autorità e, se da un lato questo può tradursi in sicurezza in se stessi, tante volte può trasmettere l’immagine di una generazione che manca in educazione. Francesca racconta che, prima della grammatica francese,  “in classe si insegna a dare del Lei non come forma di riverenza verso il docente ma come forma di educazione verso chi non si conosce in generale e questo non è così semplice come sembra”; Carla spesso si trova a puntare il dito contro le famiglie, il cui apporto è fondamentale: “Fanno fatica a rispettare le regole forse perché a casa non ne hanno… I genitori dovrebbero essere più severi: i bambini hanno bisogno dei NO per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato”.

Per fortuna però, c’è anche un altro lato della medaglia e la tecnologia, se tante volte estranea dalla reale vita sociale, dall’altra è un modo per abbattere le barriere e mantenere un contatto costante: tanti ex alunni continuano ad essere nella “lista degli amici” per cui l’insegnante continua ad essere lì anche dopo il diploma!

La nostra chiacchierata pomeridiana si è conclusa tutto sommato con un sospiro di sollievo sugli adulti di domani, diversamente uguali agli adolescenti di qualunque millennio: i batticuori sono gli stessi, i sogni molto simili, le disillusioni e la voglia di essere indipendenti esattamente la stessa.

“Noi docenti dovremmo essere solo essere grati a loro di renderci partecipi di quella bellissima giostra a catene che è l’adolescenza!”