Midterm Usa: un pareggio che serve poco a Trump e ai Democratici

Ha vinto, ha perso o ha pareggiato? In politica è sempre difficile dire con chiarezza cosa è successo. Non fa eccezione il Midterm Usa, ossia le elezioni di metà mandato del presidente. Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto per Donald Trump? Lui si mostra felice in pubblico: “È stato un successo, grazie a tutti”. In realtà, i Repubblicani hanno perso la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti – ma era nelle previsioni – rafforzandosi in Senato, il che porta il numero uno della Casa Bianca a sorridere. Le previsioni della vigilia davano la possibilità ai Democratici di prendersi tutto il Congresso. Non è stato così.

Non si può però parlare esattamente di pareggio, nonostante sia 1-1 il risultato finale. Se l’ondata blu non c’è stata, nonostante l’alta affluenza sembrasse favorire i Democratici, è anche vero che comandando alla Camera Nancy Pelosi e gli altri avranno l’opportunità di avviare inchieste nelle varie commissioni (la più importante riguarda l’indagine del procuratore Mueller sul Russiagate). Trump avrà anche l’obbligo di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi. L’impeachment parte dalla Camera bassa, ma in Senato potrà essere successivamente arginato dalla maggioranza che è sempre repubblicana. Il presidente continuerà ad avere voce in capitolo sulla nomina dei giudici per la Corte Suprema e per gli altri tribunali. Controllerà la politica estera e, appunto, avrà più margini di difesa in caso di impeachment.

Per far passare una legge, però, ora servirà il contraddittorio, l’accordo con i democratici. La negoziazione, parola sconosciuta dal 2016 a oggi per Trump. Ecco perché il pareggio viene nominato da più parti oggi. Ma ognuno può pure dire di aver vinto. Trump ha consolidato la sua posizione come leader repubblicano e quindi come candidato alle prossime presidenziali. La linea tenuta finora dall’inquilino della Casa Bianca non è piaciuta, però, a molti americani. In molti Stati che erano repubblicani, sono stati eletti deputati democratici (molte donne, anche due persone di religione musulmana). Trump, scendendo direttamente in campo nella settimana precedente al Midterm, è riuscito a limitare i danni, facendo rieleggere diversi governatori e senatori. Indiana, North Dakota, Missouri, Ohio e Florida sono Stati chiave e lo saranno anche nel 2020. I Dem tolgono agli avversari Michigan, Illinois, Iowa e Kansas, mantenendo la leadership in Pennsylvania.

New York sale agli onori della cronaca perché elegge la più giovane deputata di sempre, Alexandre Ocasio. La musulmana Ilhan Omar, ex rifugiata somala, ottiene la vittoria in Minnesota. Piccole avvisaglie che l’America forse sta cambiando idea rispetto a due anni fa quando proprio ‘l’America prima agli americani’ aveva portato a sorpresa Trump a battere Hillary Clinton. Qualcuno, prima delle elezioni di metà mandato, aveva criticato il magnate perché aveva incentrato troppo su di sé i risultati. A qualcuno aveva ricordato Matteo Renzi, che trasformò il referendum in un sì o un no a lui. Solo che Trump probabilmente ha un altro carisma. Quindi oggi nessuno dice che ha perso. Nessuno ne chiede la testa. Anche perché, alla fine, resta l’1-1 di cui parlavamo all’inizio. Un pari che fa correre un brivido sulla schiena degli Usa: il Paese resterà paralizzato? Potrebbe accadere, potrebbe essere la strategia ora degli uni ora degli altri. Trump, in vista delle presidenziali, potrà accusare i Democratici di aver fermato il Paese; questi ultimi potranno puntare il dito contro il presidente, colpevole di non aver approvato buone norme su sanità piuttosto che infrastrutture.

Per tirare le somme, il pareggio non va bene a nessuno dei due. Ma questa era solo l’andata. Ci sarà il ritorno e lì si deciderà la qualificazione.

di Alessandro Pignatelli

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