Andrea Giuliacci: il clima cambia, bisogna adattarsi ma pensare al futuro

di Deborah Villarboito –

Andrea Giuliacci non ha bisogno di presentazioni. Volto noto della meteorologia, lavora dal 1997 come meteorologo presso il Centro Epson Meteo. Dal febbraio 2002 cura le previsioni del tempo per i telegiornali delle reti Mediaset. Tra il 2002 e il 2006 si è occupato degli interventi meteo all’interno della trasmissione Buona Domenica e dal 2009 di Mattino Cinque. La laurea in Fisica all’Università degli Studi di Milano, il dottorato in Scienze della Terra all’Università Federico II di Napoli e il corso di Fisica dell’Atmosfera presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca da lui tenuto, completano un curriculum già ricco. Gli abbiamo chiesto cosa sta succedendo nella nostra atmosfera.

Quanto è cambiato il clima negli ultimi anni?
Tantissimo. Un po’ lo sentiamo sulla pelle. Quando ero bambino, negli anni ’70, iniziavo a giocare con la neve in cortile a novembre e smettevo a marzo. Durante la stagione fredda nevicava con regolarità tutti gli anni a Milano, dove sono cresciuto. D’estate, quando l’unico meteorologo noto, il Colonnello Bernacca, annunciava: ‘Domani ci saranno 30° a Milano’, in casa si diceva subito: ‘Oh che caldo ci sarà domani’. Oggi se ci dicono che domani ci saranno 30°, rispondiamo con un ‘Per fortuna, non fa caldo, si sta bene’. Quindi lo sentiamo un po’ sulla pelle, ma soprattutto sono i termometri che ci dicono che il clima è cambiato in maniera evidente. Non mentono, raccolgono il dato di temperatura di anno in anno e ci dicono che sono aumentate in maniera molto rapida negli ultimi 30-40 anni. Questo è importante. Innanzitutto non è successo solo in Italia, ma in tutto il mondo. Dire che le temperature medie del pianeta sono aumentate, significa che nell’atmosfera c’è una maggiore quantità di calore e questo è un fatto importantissimo, perchè tutti i fenomeni atmosferici si nutrono del calore presente in essa. Ecco allora che le nostre stagioni sono diventate mediamente più calde e i fenomeni atmosferici più intensi. Soprattutto abbiamo spinto il clima a oscillare dalla sua normale posizione, così l’atmosfera tende ad assumerne estreme con non maggior facilità di quanto non accadesse nel tempo. Ecco il motivo per cui si può dire che a livello planetario, e in particolar modo in Italia, il clima è cambiato soprattutto nel senso che si è estremizzato.

Che cosa influisce più di tutto sui cambiamenti climatici?
Non possiamo dire con certezza che le responsabilità sono al 90% di questo e al 10% dell’altro. Anche chi ci dice che è così, in realtà sta dicendo qualcosa di non vero. Del resto nello stesso rapporto della AECC non si danno delle percentuali precise. Ci sono dei grafici che cercano di dare questa percentuale. Siccome l’errore sulla stima di queste valutazioni è ampio, in gergo scientifico significa in realtà che non ha un gran senso. Quindi si fanno le stime approssimative. Questo rapporto raccoglie tutte le ricerche più attendibili che indicano, il fatto che è estremamente probabile, poiché non è possibile applicare un metodo scientifico, che più della metà è responsabilità dell’uomo. È importante perchè indica che se il clima è diventato così estremo è anche per le attività umane. Nel senso che a partire dall’industrializzazione degli ultimi due secoli abbiamo immesso nell’atmosfera, enormi quantità di gas serra, che hanno intrappolato il calore che altrimenti la Terra avrebbe disperso verso lo spazio. È un contributo a quel riscaldamento che ha reso il clima più estremo. Questo ci impone di fare qualcosa, come politiche di mitigazione per cercare di emettere il minor numero possibile di gas serra, per evitare che il clima cambi ulteriormente e troppo. Poi, io aggiungerei, soprattutto di adattamento, perchè se il clima è cambiato vuol dire che mi devo adattare ad un clima nuovo. Anche le città si devono ripensare poiché sono cresciute adattandosi a un clima che ora non c’è più. Quindi bisogna ripensare a come sono gestiti il territorio e le città, in modo tale da renderle resistenti a questo nuovo clima, che soprattutto in Italia, è decisamente più aspro rispetto a quello di 40-50 anni fa.

Quali sono le armi dei climatologi e dei meteorologi?
Le previsioni climatiche sfruttano più o meno gli stessi strumenti che vengono utilizzati per le previsioni del tempo. Però in un’ottica differente. Io uso dei modelli fisico-matematici, potenti software, che contengono al loro interno tutte le equazioni dell’atmosfera e dando in pasto al computer il punto di partenza, cioè il tempo che c’è il questo momento, cerca di descrivere come si evolverà l’atmosfera e cosa succederà nei prossimi giorni avvenire. Tutto questo ovviamente richiede un’esperienza di calcolo notevole, infatti questi computer applicati alla meteorologia sono tra i più potenti al mondo. Si dice che una previsione oltre i quattro giorni perda di affidabilità, è vero, perchè basta cambiare di poco il punto di partenza, sul lungo periodo basta una variazione, per avere un risultato totalmente diverso.

Quale sarà il futuro climatico che ci aspetta?
Molto dipende dallo scenario che scegliamo. Supponiamo che nell’arco di 10 anni a livello planetario ci sia un grosso incremento nell’utilizzo di fonti rinnovabili, un forte efficientamento energetico, cioè la stessa energia, utilizzata meglio, in modo tale da utilizzarne di meno. Nel caso più virtuoso osserveremo sicuramente un cambiamento del clima. Ci sarebbe un lento riassorbimento dei gas serra, con un miglioramento modesto. Oramai dobbiamo fare i conti con un clima che è cambiato e che cambierà ancora e quindi possiamo dire che la situazione rimarrebbe sostenibile. Nel peggiore dei casi, se dovessimo, non solo continuare ad emettere le stesse quantità di gas serra o aumentarle, allora lì potremmo avere delle conseguenze davvero brutali. L’aumento delle temperature medie sarebbe tale da produrre degli effetti a livello planetario ‘disastrosi’. Poi dipende sempre come si è preparati ad affrontarli e da quanto sono violenti. Un po’ come l’ondata di maltempo di una settimana fa: una perturbazione così violenta, anche nelle regioni dove abbiamo visto che la tutela del territorio è alta e non c’è incuria, gli effetti possono essere devastanti. Cosa succederà in futuro dipenderà dalla strada che verrà intrapresa come gestione di questa situazione e come si evolverà la società, perchè dipende molto dalle emissioni del prossimo futuro.

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