Chi era Sara Anzanello? Ce lo dice Enrico Marchioni

di Deborah Villarboito –

«Questa foto è quella in assoluto a cui tengo di più perché si tratta del suo ritorno a Novara dopo la malattia. Aveva scelto noi per ricominciare a giocare in serie B e per insegnare alle giovani, essendo la nostra B un’Under18, il significato dei tanti sacrifici che la vita ci mette davanti». Enrico Marchioni, direttore generale di Igor Volley (AgilVolley), inizia così per ricordare Sara Anzanello.

L’azzurra campionessa del Mondo 2002, atleta instancabile e sempre sorridente scomparsa il mese scorso a 38 anni, a causa di un male incurabile. Anche la morte ha capito che era un osso duro. Aveva provato a prendersela qualche anno prima, nel 2013, ma si era salvata con un trapianto di fegato. Tre Coppe Italia, due Supercoppa e una Coppa Cev oltre a una Coppa del Mondo nel 2007 e 2011 e il Mondiale d’oro del 2002 sono stati i suoi vanti. Ma chi era Sara Anzanello? «L’ho conosciuta fin dagli inizi. Io ho avuto la fortuna, posso dire anche il privilegio di averla accolta a Trecate quando aveva 17 anni. Mi ricordo ancora oggi l’incontro che è avvenuto al vecchio casello di Galliate, che ora non c’è più. Lei arrivava a Novara dopo un percorso suo con il Club Italia – racconta Enrico Marchioni – Questa ragazzona alta, un po’ dinoccolata, voluta fortemente dall’allenatore di allora Luciano Pedullà. Così ha iniziato la sua avventura con noi che è stata bella lunga: si parla di circa 10 anni di ‘novaresità’.

La simpatia di Sara aveva contagiato un po’ tutti. Ricordo che girava un nomignolo, Grande Puffo, che era dovuto al fatto che un giorno decise di farsi una tinta di capelli con un colore preso al supermercato ed uscì un colore blu, tendente all’azzurro. Così nacque un po’ da noi e un po’ dai tifosi questo soprannome. Da lì è stata il Grande Puffo novarese finchè non è diventata grande. Però veniva ricordata così. Da noi era nata così, è stata per tanti anni in Agil e sarà ricordata con questo nomignolo simpatico». La simpatia di Sara non doveva ingannare però, era: «un’atleta davvero professionale, perchè per curare il suo corpo, con quell’altezza doveva lavorare bene con i pesi in maniera metodica e quindi lei era davvero molto precisa quando arrivava in palestra. Cambiava la testa, da ragazza simpatica spensierata che era fuori, a una grande professionista quando era in campo. Metteva le due cose su piani nettamente separati. In campo metteva tanta professionalità ed ovviamente tanta allegria, perchè era il lavoro che le piaceva fare e faceva sentire la sua forza che era quella di vivere la vita in maniera spensierata.

In campo era professionale ma spensierata quando si aveva bisogno del suo carattere, della battuta scherzosa, del sorriso e quindi qualcosa che stemperava, arrivava Sara e questa era la sua forza che l’ha fatta piacere a qualsiasi squadra di cui ha calcato il campo. Ho un ricordo importante legato soprattutto a questo suo aspetto della personalità». Acqua e sapone, limpida e umile, la notorietà e i successi con le azzurre non l’hanno mai cambiata: «perchè è sempre stata una ragazza pane e salame. Dopo la grande notorietà, il Mondiale vinto, i Campionati Europei, la Coppa del Mondo, mi ha fatto un regalo immenso partecipando al mio matrimonio come una semplice persona invitata ed è stata la numero uno per me insieme a Paola Cardullo. Una ragazza veramente alla mano. La notorietà sì c’era, perchè comunque era una ragazza da cui le giovani dovevano prendere esempio, questa era la parte importante per lei, ma non ha mai messo la notorietà come ostacolo con le persone che la circondavano o il mondo esterno, questo mai, mai, mai. Credo che con lei non saremo mai fuori tempo, perchè sarà sempre un modello da seguire e quindi sarà bello ricordarla anche più avanti con iniziative che noi proporremo. Rimarrà sempre ben incastonata nel nostro mondo» ha concluso Marchioni.

 

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