Decreto Sicurezza: ottenuta la fiducia in Senato, non senza polemiche

Decreto Sicurezza: ottenuta la fiducia in Senato, non senza polemiche

8 novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Decreto Sicurezza, fiducia posta (e ottenuta) dal Governo con 163 sì e 59 no. Non senza polemiche. Il provvedimento introduce un forte giro di vite per i richiedenti asilo e la protezione umanitaria richiesta dai rifugiati, oltre a dotare i poliziotti della pistola elettrica Taser. Ora toccherà alla Camera. Alla fine, il voto a favore è arrivato da Lega e M5S (tranne tre dissidenti di cui parleremo). Forza Italia, pur ammettendo di apprezzare il decreto, ha deciso di uscire dall’aula al momento del voto. Fratelli d’Italia si è astenuto e, con il nuovo regolamento del Senato, questo non è più voto contrario. Hanno decisamente votato ‘No’ Partito Democratico, Liberi e Uguali e le Autonomie.

A questo punto, però, il Movimento 5 Stelle si attende la stessa lealtà dalla Lega alla Camera per quanto riguarda il decreto anti corruzione, compresa la prescrizione. Provvedimento che è fermo proprio perché la Lega si è messa di traverso. Ci sarà un vertice nelle prossime ore, con Matteo Salvini che pare più morbido: “Sulla prescrizione chiudiamo tra qualche ora. Tra persone ragionevoli una soluzione si trova sempre”.

Forti critiche sono arrivate da Fratelli d’Italia perché il maxi emendamento – su cui è stata posta la fiducia –  che è andato a sostituire il testo iniziale non contiene più il comma che avrebbe permesso alla polizia di fare interventi immediati sulle occupazioni degli stabili: “Non ci siamo, questo è un tradimento bello e buono. Ai cittadini onesti che aspettavano la loro rivincita, alle famiglie regolarmente in graduatoria per una casa popolare, ai proprietari di case espropriate dai movimenti per l’occupazione e di fatto requisite dallo Stato”.

Ma vediamo la mattinata di mercoledì 7 novembre come è stata vissuta in Senato minuto per minuto. Tre parlamentari M5S non hanno votato con il resto del Movimento, dichiarandosi contrari o astenendosi (Gregorio De Falco, Paola Nugnes ed Elena Fattori). De Falco: “Pur continuando a sostenere il Governo, preferisco non partecipare al voto. Rendere questo questo aderente al dettato costituzionale era un preciso dovere di questo Parlamento, come ci ha ricordato più volte Mattarella”. Paola Nugnes ha smontato pezzo per pezzo il decreto: “Tutti questi immigrati irregolari non spariranno certo per decreto). Elena Fattori ha chiuso: “Questo decreto è contro tutto quello che c’è nel programma dei Cinque Stelle”.

Ignazio La Russa, dopo aver annunciato una dichiarazione in dissenso, ne fa una in linea con il suo gruppo e viene richiamato dalla presidente Casellati. Quando si comincia a votare, esce dall’aula. Voto assolutamente contrario quello del Pd. I senatori, alla prima chiama, inscenano una protesta in sala stampa indossando le magliette: “Decreto Salvini, più clandestini”. Quando tocca a Maurizio Gasparri in Parlamento scoppia la bagarre: “La fiducia non ve la possiamo dare perché poi ci saranno i compromessi tra Lega e M5S sulla prescrizione e i processi saranno infiniti. Quindi non votiamo la fiducia, ma apprezziamo alcune misure del provvedimento. La tutela della sicurezza dei cittadini, in particolare. Ci asteniamo dunque dal voto. Noi diciamo sì alla sicurezza, ma non al governo perché poi non si dica nei bar italiani che Forza Italia vota contro un provvedimento che punta alla sicurezza dei cittadini”. Gasparri ha però una critica da muovere: “Avevamo presentato emendamenti migliorativi, come quello che elimina il reato di tortura che sta affliggendo tanti agenti di polizia. Ma la Lega ci ha risposto che la tortura non è nel contratto di governo con il M5S”.

Gli altri di Forza Italia mostrano cartelli di protesta. Durante l’intervento del pentastellato Stefano Patuanelli, che parla di Decreto Dignità, Manovra economica e dedica solo la parte finale del suo intervento al Dl sicurezza, deve intervenire più volte Casellati perché i Dem contestano e costringono il senatore a fermarsi più volte.

A cercare di mettere ordine ci avevano pensato, prima del voto, i due vicepremier. Matteo Salvini precisava infatti: “Il governo non è assolutamente a rischio, manterrà uno per uno tutti gli impegni presi con gli italiani, punto. Con buon senso e umiltà si risolve tutto”. Luigi Di Maio spiegava che vorrebbe tenere dentro al decreto di legge anti corruzione anche il tema della prescrizione: “Carcere per i corrotti, daspo ai corrotti, prescrizione dopo il primo grado di giudizio dei processi penali. Quest’ultima è una nostra battaglia fondamentale di giustizia”.

La possibile spaccatura Lega – M5S era proprio sulla prescrizione. Il Carroccio vorrebbe stralciarla, Matteo Salvini – secondo fonti leghiste – sarebbe fortemente irritato con Di Maio. Il Movimento 5 Stelle aveva fatto sapere, alla vigilia, che comunque avrebbe votato a favore del decreto per lealtà: “Ci sarà la fiducia, ci aspettiamo la stessa lealtà sulla prescrizione”. Ancora Salvini: “Nel contratto di governo c’è la riforma della giustizia. L’unica cosa che non voglio è che ci siano processi eterni. La prescrizione va cambiata, ma voglio una giustizia che abbia tempi certi. Troveremo una quadra”. E poi: “Sono felice. Mi ero impegnato ad approvare questo decreto che porta più sicurezza nelle nostre città, che mette un argine all’immigrazione fuori controllo e rispedisce a casa furbetti e delinquenti. Ci siamo. C’è un decreto sicurezza e immigrazione che sarà un passo in avanti. C’è una maggioranza forte, stabile, cosa di cui vado orgoglioso”.

Tra le altre dichiarazioni in Senato va segnalata quella di Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia: “Siamo stati costretti ad astenerci dall’atteggiamento della maggioranza che si riassume così: chi è dentro sta dentro ed è meglio non disturbi troppo, chi sta fuori non deve avvicinarsi. La maggioranza si è chiusa a riccio per cercare di risolvere i suoi problemi interni. Noi abbiamo provato con gli emendamenti a migliorare il decreto, ma sono stati tutti bocciati o sottoposti alla ghigliottina della copertura di bilancio o ritenuti inammissibili, quando emendamenti praticamente identici della maggioranza venivano ammessi. Questo atteggiamento determina lo svilimento del ruolo del Parlamento: discutiamo solo di decreti sui quali viene poi posta la fiducia”.

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, ha ringraziato non solo i grillini per il miglioramento al testo (“Che, quindi, non era blindato”), ma pure Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ha ricordato come nel 2011 il governo di centrodestra espulse 71 mila persone: “I 100 mila immigrati invisibili che vagano oggi per l’Italia sono responsabilità dei governi precedenti del Pd che si sono messi la mano sul cuore salvando tanti immigrati durante le traversate”. Forza Italia ha provato a spezzare una lancia per una nuova alleanza del centrodestra: “Lasciate questa alleanza con gente che è di sinistra (il M5S, nda), seguite l’invito che vi ha fatto Silvio Berlusconi. Tornate a casa vostra nel centrodestra”. Ci è mancato poco che spuntasse fuori Raffaella Carrà con il suo ‘Carramba, che sorpresa”.

Dario Parrini, capogruppo Pd, infine: “Questo non è il decreto sicurezza, ma il decreto clandestinità. E’ un testo illiberale e in tante parti incostituzionale perché ignora la lettera del capo dello Stato che lo accompagnava e non rispetta la Carta in punti rilevanti quali il rispetto degli obblighi internazionali, la restrizione delle libertà personali, la questione della cittadinanza”.