Fabio Pauselli (Umbria Meteo): “Italia, abituati a nubifragi, piccoli uragani e siccità”

di Alessandro Pignatelli –

Meteo: che succede? Tempeste perfette, bombe d’acqua (alluvioni lampo o flash flood), vento a più di 150 chilometri orari. L’Italia non è più il Paese del sole? Non è proprio così, come ci spiega in esclusiva Fabio Pauselli, responsabile delle previsioni meteorologiche di Umbria Meteo.
“Dobbiamo abituarci alle tempeste perfette, all’estremizzazione dei fenomeni. Perché il clima sta cambiando, il pianeta si sta surriscaldando. Vento forte e piogge torrenziali e improvvise saranno sempre più probabili sull’Italia. Il 5 marzo 2015, tra Toscana e Alta Umbria ci fu un fenomeno simile a quello del Bellunese: raffiche di vento fortissimo che fecero cadere diversi alberi nei pressi del santuario di La Verna. Quella di adesso è stata una replica, ma con zona depressionaria più ampia (fenomeno simile su scala molto più ampia)”.

Dicevamo però che i fenomeni estremi che accompagneranno le nostre stagioni da qui al futuro non saranno rappresentate solo da maltempo estremo, ma pure da periodi di forte siccità: “Il Mar Mediterraneo è ormai più caldo della norma di 2-3 gradi. Quando si presenta una depressione, questa combinazione provoca temporali che durano, precipitazioni. Le zone costiere sono quelle più a rischio in autunno: la Calabria, la Sicilia, la Sardegna. Ma può capitare anche in zone non così vicine al mare, come il Veneto. In quel caso, dipende dalla presenza delle Alpi. La perturbazione che arriva (le masse d’aria caldo umida che arrivano) dall’Adriatico trova una barriera, si ferma, si alza e cresce d’intensità (che le obbliga a sollevarsi di quota e condensarsi in maniera più violenta) portando abbondanti precipitazioni. Questo è anche il motivo per cui, d’estate, è più facile che i temporali si formino nelle zone a ridosso dei rilievi montuosi”.

Aggiunge Pauselli: “A ottobre non ha piovuto per niente. Poi, in 2-3 giorni ha fatto tanta acqua quanta ne fa in un mese. Questo è il risultato del riscaldamento globale. E vale per le alte e per le basse pressioni (che hanno maggiore energia a disposizione)”. Termometri a 40° e oltre per più giorni, poi nubifragi. L’Italia è sempre più esposta, purtroppo.
Il surriscaldamento del pianeta porta con sé anche un problema non da poco per chi ama la neve: “Ne vedremo sempre di meno alle nostre latitudini. Ma è anche vero che potrebbero essercene di più intense, anche se più rare. Ma è più probabile avere inverni asciutti o piovosi”. Gli unici luoghi in cui potrà nevicare più del solito saranno quelli più a nord, i Paesi artici per intenderci. Insomma, niente glaciazione imminente come qualcuno ipotizza: “Sono convinto che prima o poi ne avremo un’altra, ma non si può dire quando. Se la nostra generazione difficilmente assisterà al fenomeno (ad un raffreddamento), può darsi che capiti alla prossima. Non si possono fare previsioni matematiche. Possiamo solo dire che siamo in una fase in cui i cicli solari sono più deboli (che potrebbero limitare il suriscaldamento)”.

Possiamo dire che un giorno l’Italia, come gli Stati Uniti, sarà soggetta a uragani? “L’uragano di categoria 1 si ha quando i venti sono superiori ai 120 chilometri orari, dunque ci siamo.
Ovviamente, quelli che colpiscono l’America sono di più vasta scala e più duraturi. Senza dimenticare che da quelle parti ci sono uragani pure di categoria 5, con venti sui 270-280 km/h; questi ultimi non credo arriveranno in Italia”. Dice Pauselli che anche nel Mediterraneo si formano comunque piccoli cicloni (simili a quelli) tropicali: “Diversi da quelli dell’Oceano, però”.

Ci sono zone d’Italia in cui però è più facile individuare la possibilità delle trombe d’aria: “L’Emilia Romagna, il Tavoliere delle Puglie, la Sicilia, le zone prealpine e la Pianura Padana”. Non è invece possibile prevedere come sarà il prossimo inverno: “Le previsioni meteo più affidabili arrivano a 3-4 giorni al massimo. Per il resto, si possono studiare modelli matematici e quant’altro, ma non fare previsioni così a lungo termine (mantenendo una sufficiente attendibilità). Chi lo fa, cerca click”.

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