Giuseppe Castellini: “Destra di oggi è populista, non fascista”

di Alessandro Pignatelli –

C’è destra e destra. “Quella di oggi non è quella che eravamo abituati a conoscere”. Giuseppe Castellini, direttore del ‘Nuovo Corriere Nazionale’, parla della cavalcata che centrodestra, destra ed estrema destra stanno facendo dal Sud America (Bolsonaro in Brasile) all’Europa (Orban in Ungheria), passando naturalmente per l’Italia. “La destra di oggi è populista, peronista, chavista. Non quella classica che si contrapponeva alla sinistra. Oggi la destra ha un pizzico di sinistra dentro. Prendiamo Donald Trump: non ha niente a che vedere con il Partito Repubblicano del passato”.

Una destra ripulita, dunque, da rigurgiti fascisti secondo Castellini: “Fa leva sul ceto medio quella di oggi. La globalizzazione finanziaria ha fatto perdere lo status privilegiato al ceto medio occidentale, portando indubbi vantaggi in Paesi come la Cina e l’India, dove oggi non c’è più povertà. Ma all’Occidente questo non interessa, è rimasto spiazzato e imputa al centro sinistra di aver sposato questo tipo di globalizzazione (da Blair a Clinton a Schroeder) con la promessa che avrebbe fatto degli aggiustamenti, cosa che poi non è avvenuta”.

Castellini prosegue: “Non è neanche esatto dire che tutto il mondo va a destra. Solo in Occidente. Ma io in realtà non saprei neanche se chiamarla destra quella di oggi. Siamo di fronte a fenomeni nuovi, caratterizzati dal populismo. Una destra che parla a nome del popolo non era mai esistita perché era la sinistra a farlo”.

In Italia, ma non solo, con l’aumento nelle percentuali dei partiti di destra sono però aumentati gli atti di intolleranza verso gli stranieri e i diversi: “Forse c’è stato uno sdoganamento di ciò che ha rappresentato il fascismo una volta, ma io non mi preoccuperei. Vero che non esiste più un arco costituzionale di partiti che isolavano il Movimento Sociale Italiano, ma non dimentichiamo che il primo vero populista italiano è stato Silvio Berlusconi”. Insomma, non siamo di fronte a un fenomeno mai visto prima. Tra poco ci sarà il banco di prova delle Europee: avremo un Vecchio Continente che sterzerà decisamente a destra?

“In Italia si replicherà il risultato del 4 marzo, con la Lega che sopravanzerà il Movimento 5 Stelle. I sondaggi dicono 34,7% per il Carroccio, con punte di oltre il 50% per il centrodestra al Nord. I pentastellati perderanno consensi, a oggi sono al 28%, vale a dire 5 punti percentuali in meno rispetto al 4 marzo. Il Pd è dato in continuo rallentamento. Penso a un’Europa divisa. Nel Nord Europa cresceranno i Verdi, che non sono i nostri Verdi, scenderanno il Partito Popolare e i Socialisti, ci sarà una crescita dei liberali. Popolari e Socialisti non riusciranno a fare una maggioranza. Avremo un deciso aumento dei partiti sovranisti”.

O si farà l’Europa o non ci sarà più, dunque: “È come una bicicletta: o va avanti o va indietro. Se si ferma, cade. Qui bisogna fare un passo indietro, a quando Prodi era presidente della Commissione Ue. Su spinta della Nato, ha fatto entrare i Paesi dell’Est, che non erano ancora pronti perché – dopo anni di dittatura – passi la fase del nazionalismo. Quindi, ora ti creano problemi. Il secondo errore di Prodi fu non capire che l’euro, durante la crisi, di deprezza. Che noi non possiamo fare nulla per intervenire, intendo la Banca Centrale Europea. Dipendiamo dal dollaro”.

Una soluzione c’è: “Un’Europa a due velocità. Alcuni Paesi devono fare dei passi avanti, immagino quelli fondatori, gli altri arriveranno dopo quando vedranno che le cose funzionano. Altrimenti, l’Europa è destinata a crollare. E il centrosinistra, se non smette di fare campagna europeista, prenderà una vera e propria batosta. Perché deve capire che l’Europa così com’è concepita adesso, non va bene e la gente ormai la rifiuta”.

Alle Europee, dunque, più che preoccuparsi di destra, neofascisti e quant’altro, sarà il caso di preoccuparsi della battaglia tra chi vuole l’Europa e chi no: “Se Marine Le Pen vince in Francia, l’Europa è bella che finita. Io penso che alla fine i partiti che vogliono l’Ue riusciranno a creare una maggioranza, ma poi che si fa? L’Europa è spacciata se prevalgono gli egoisti. Dovremo avere un’Europa di grossa spinta in avanti, l’alternativa è la dissoluzione”. Con la Germania sullo sfondo e Angela Merkel che chiude una lunga stagione politica: “Dopo un tot di anni, è normale ci sia un ricambio nei leader politici. Purtroppo, però, in questo momento storico per creare un’Europa che guarda avanti, sarebbe servita proprio la Germania con un personaggio forte come Merkel. L’Unione Europea si è sempre basata sull’asse franco-tedesco. Se dopo i tedeschi, salta anche la Francia, l’Europa diventa una serie di staterelli che si fanno la guerra uno con l’altro”. Altro che fascisti, in quel caso. Altro che destra. Si torna a due secoli fa, probabilmente.

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