“La svastica sul sole” di Philip K. Dick

di Fabiana Bianchi –

Classe 1962, “La svastica sul sole” non ha mai corso il rischio di scomparire sotto la polvere. Il romanzo, infatti, è assurto all’Olimpo dei classici e rappresenta probabilmente l’ucronia per eccellenza. Il titolo originale è “The man in the high castle”, ossia “L’uomo nell’alto castello”, ma la traduzione italiana, per quanto infedele, ha una sua ragione di essere. Il romanzo, infatti, dipinge un universo distopico in cui la Germania nazista ha vinto la seconda guerra mondiale, insieme al Giappone. Il focus è sugli Stati Uniti, che sono stati divisi in tre parti: i tedeschi controllano la costa orientale, mentre i giapponesi dominano l’occidentale. Al centro si trovano gli Stati delle Montagne Rocciose, in una sorta di nazione-cuscinetto. Questo nuovo, difficile mondo è visto attraverso gli occhi di diversi personaggi: un funzionario giapponese, un orafo di origine ebrea che tenta di nascondere le sue origini per sfuggire alla persecuzione anti-semita di stampo nazista, la sua ex moglie, un immigrato italiano e un imprenditore svedese. Proprio sulle loro vicende, molto più che sulla situazione politica, si concentra la narrazione. Una piccola chicca: all’interno del romanzo, si parla di un altro romanzo ucronico, intitolato “La cavalletta non si alzerà più”: l’autore vi racconta una versione ulteriormente ribaltata della storia in cui sono stati invece gli Alleati a vincere la guerra.

La lettura, va detto, non è agevole per tutti. Del resto, chi già conosce l’autore per romanzi del calibro di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” (tradotto in Italia come “Il cacciatore di androidi” e approdato sul grande schermo con il titolo “Blade runner”) avrà imparato a riconoscere il suo stile. Una narrazione, si potrebbe dire, piuttosto asciutta, che non porta il lettore a identificarsi con il personaggio, quanto piuttosto a osservarlo con più attenzione, con l’obiettività di chi guarda dall’esterno. Lo stesso svolgimento non è lineare: le vicende sono complesse, si intrecciano e si sviluppano delle sottotrame.

Da bocciare, dunque? Assolutamente no: sarebbe quasi eretico. Ma è sicuramente un romanzo da affrontare al momento giusto, con l’attenzione e la calma che merita.

Gli amanti dello schermo possono cimentarsi anche con la serie tv che ne è stata tratta pochi anni fa: il titolo è l’invariato “The man in the high castle”.

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