Martina La Piana nella storia del pugilato olimpico

di Deborah Villarboito –

Martina La Piana è entrata nella storia del suo sport: il pugilato. Il mese scorso ha vinto l’oro alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires 2018, tra le donne 51kg, la prima volta nella storia nazionale di questo sport. Con la testa proiettata già verso il 2019 ai prossimi Europei e Mondiali, un sogno ancora più grande fa capolino: Tokyo 2020. Martina a vederla è una ragazza tipica della sua età, ma a 17 anni ha già le idee chiare e una ‘fame’ agonistica degna di una vera leonessa da ring.

Quale è stato il tuo percorso?
Ho iniziato quasi quattro anni fa, precisi, quando avevo 13 anni, perchè volevo seguire quello che faceva mio papà: era un pugile quando aveva la mia età. Lo volevo copiare in tutto, diventare come lui e quindi ho iniziato a fare pugilato. Non credevo di arrivare a questi livelli all’inizio, poi mi sono allenata molto e il maestro ha visto che c’era del potenziale quindi ha deciso di farmi combattere i Campionati Italiani: li ho vinti. Poi ho conquistato due campionati Europei del 2017 e del 2018, altri due Italiani e infine la cosa più bella: l’oro alle Olimpiadi Giovanili di Buenos Aires 2018.

L’oro olimpico, te l’aspettavi?
No, ma io ci credevo tantissimo perchè dopo la sconfitta ai quarti del Mondiale volevo per forza vincere e quindi mi sono chiusa in palestra e mi sono allenata il doppio rispetto a come mi allenavo prima. Quando combattevo pensavo solo a vincere, ci credevo tanto, poi appena ho vinto il primo match con l’indiana, che secondo me era l’avversaria più difficile da battere ho detto: ‘Ci siamo, adesso mi devo giocare il tutto per tutto perchè posso davvero vincere!’.

Quali emozioni ti ha regalato l’Olimpiade?
Durante la prima ripresa, mentre stavo combattendo, ho capito subito che avrei potuto vincere e quindi pensavo solamente: ‘Sto per vincere, Sto per vincere!’. Appena sono salita sul podio ero felice ed emozionata, mi è venuta la pelle d’oca. Mi sono commossa a sentire l’inno: mi scende sempre qualche lacrima. Guardavo i miei genitori e pensavo a cosa avevo fatto: avevo vinto la prima medaglia femminile olimpica italiana nel pugilato e a tutto quello che mi aspettava dopo.

La divisa della Nazionale…
La prima volta non vedevo l’ora che mi dessero quella divisa. Ero emozionata. Ho incominciato subito a fare le foto e sapevo che era un incarico importante quello che dovevo portarmi sulle spalle. È un onore veramente perchè significa che sto portando in alto il nome dell’Italia. Solo Io, solamente Io.

Cosa vorresti fare da grande? Ci sarà ancora il pugilato?
Vorrei entrare in Polizia per meriti sportivi. Una volta entrata nel gruppo sportivo se decidessi di smettere di fare pugilato, arrivata ad una certa età, mi farebbero lavorare in Polizia. Era il mio obiettivo fin da quando ho iniziato a fare pugilato: sono nata decisa, lo voglio fare.

Capita mai che ti giudichino per lo sport che hai scelto?
Tutti i giorni. Soprattutto mi dicono ‘stai attenta, non ti rovinare il viso’. La mia risposta è sempre che la mia passione è più forte in confronto all’amore per il mio aspetto estetico. Me lo dicono tutti ma secondo me è una cosa sbagliatissima perchè è pur sempre uno sport, che si fa femminile, anche a certi livelli.

I tuo genitori non sono preoccupati per lo sport che hai scelto?
Si all’inizio avevano un po’ di paura, ma loro vedevano che a me piaceva andare in palestra ad allenarmi. Magari quanto tornavo a casa con un occhio nero si spaventavano e si arrabbiavano un pochettino, poi hanno capito che è una cosa normale e che continuando avrei potuto fare qualcosa. Alla fine si sono innamorati anche loro di questo sport e mi seguono ovunque: Mondiali, Europei, Olimpiadi, sempre.

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