Mozione anti-aborto di Verona: posizioni a confronto tra il consigliere Zelger e ‘Non una di meno’

Mozione anti-aborto di Verona: posizioni a confronto tra il consigliere Zelger e ‘Non una di meno’

8 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Da quarantanni la legge 194 sta dividendo l’etica nazionale sulla questione aborto. Partendo da Verona l’Italia è di nuovo in fermento e abbiamo fatto due chiacchiere con il Consigliere Alberto Zelger, consigliere da cui è partita la mozione e Anna di ‘Non una di meno’, della sezione veronese, movimento che ha manifestato nelle scorse settimane e che continua nel dissenso.

Quindi dopo 40 anni qualcuno ha pensato che fosse ora di una revisione per la 194, come il consigliere del comune di Verona Alberto Zelger, che ci spiega in che cosa consiste la: «mozione per la prevenzione dell’aborto e a sostegno della maternità. Si tratta di applicare le parti della legge 194 che non sono di fatto applicate. Cercando di aiutare le donne che si trovano in grave difficoltà economica a far fronte all’accoglienza della vita, perchè io e molti miei colleghi riteniamo che ‘i bambini sono il bene più prezioso di una nazione’». Una mozione per la tutela della vita e della donna: «che in momenti di fragilità ha necessità e gradisce essere aiutata. Soprattutto perchè ci sono tanti volontari disponibili a dare loro una mano non solo a livello economico ma anche operativo – continua Zelger – Ci pareva giusto dopo 40 anni che questa legge è in vigore riflettere sul fatto se avesse funzionato. Non lo ha fatto in vari punti. Non solo nella prevenzione e nel sostegno della maternità, che sono un po’ carenti in Italia, ma anche in altri aspetti. Ad esempio sono aumentati gli aborti oltre i 90 giorni che sarebbe un caso eccezionale secondo la legge. Poi sono aumentati anche gli aborti tra le minorenni o quelli legati a diagnosi prenatali infauste».

Tra chi si è opposta alla mozione, anche il movimento ‘Non una di meno’: «La legge 194 è una legge dello Stato che ha dato la possibilità alle donne principalmente di non morire d’aborto e di prendere consapevolezza delle proprie scelte legate al proprio corpo. Quindi di farsi anche responsabili delle proprie scelte, non delegando ad altri la decisione sulla propria felicità – spiega Anna del movimento di Verona – Direi che è certamente migliorabile. Sicuramente la questione della possibilità di scelta del medico di non applicare l’aborto, ovviamente mette dei limiti a questa legge, poiché questa obiezione in alcune zone e strutture dell’Italia, mette in difficoltà l’applicazione della legge se non ci sono medici abortisti. È senz’altro una legge migliorabile ma non da togliere». Abbiamo due punti di vista differenti per quanto riguarda la tutela della donna, che hanno esiti ancora distinti nella protezione della vita del feto e della madre nel primo e della difesa del diritto di scelta nella seconda. «L’aborto può avere anche conseguenze psichiche e fisiche molto gravi e importanti.

Chi cerca di mettere in luce questi pericoli viene additato come un oscurantista, un medievale, che impedisce alla donna di decidere – continua Zelger – La mozione elenca tutte queste anomalie e propone di fare informazione e soprattutto di dare una mano a queste donne che sono in difficoltà. Allora io mi domando perchè non si può fare in maniera pacata, senza disturbare nessuno, senza manifestazioni di piazza contro chi osa aiutare le donne che hanno un problema. Dove sono le femministe vere, quelle che difendono la donna. Secondo me la legge 194 è profondamente ingiusta perchè non considera minimamente la situazione nella pancia della mamma». ‘Non una di meno’ ha una lettura differente della mozione:«La mozione finanzia associazioni legate al così detto movimento pro vita e antiabortista e già questo rema contro. Dicono di voler applicare la 194 dando sostegno economico alle donne, perchè chi si trovi in difficoltà possa comunque portare avanti una gravidanza e non c’è nessuno che è contrario a questo. Facendo così però danno dei soldi ad associazioni che hanno un esplicito legame con i movimenti antiabortisti – continua Anna – Quindi si apre una particolare attività molto evidente: si appropriano indebitamente della parola vita, voglio vedere chi non è a favore della vita, ma della morte. Si appropriano di parole molto importanti come il concetto di vita del feto. Quindi la donna diventa una vita riproduttiva legata alla continuazione della specie.

Prima di tutto c’è il feto e poi arriva la scelta autonoma della donna». Anche se, in conclusione, il problema converge su un unico attore, lo Stato che non tutela e non promuove prevenzione e conoscenza: «L’Italia è uno dei Paesi europei, forse del mondo, che non tutela la maternità. Lo Stato deve aiutare le aziende a sostenere l’onere della maternità e consentire così la possibilità del rientro al lavoro dopo la stessa. A queste donne che hanno dato un bene alla nazione: un bambino che è un bene sociale, non una cosa privata e basta – continua il consigliere – l’aborto è la soluzione più semplice: quando si ha un problema lo si elimina. Quella più corretta, giusta e onesta è quella per cui le donne sono contente di vedersi venire incontro: una rete di solidarietà, creata dallo Stato, per far sì che avere un bambino non sia un lavoro di secondo livello, una sottovalutazione del ruolo delle mamme nel ruolo familiare. In Italia ci sono delle forti opposizioni a chi fa discorsi come li faccio io, perchè dicono contro la libertà della donna e l’autodeterminazione, ma non c’è libertà in realtà, perchè non ha alternative valide.

Bisogna creare una cultura dell’accoglienza, piuttosto che dell’abbandono di una donna al suo destino». Conclude Anna: «Le mozioni come quelle di Verona danno soldi pubblici, invece di finanziare consultori, prevenzione nelle scuole, contraccettivi gratuiti, ad associazioni pro vita antiabortiste. La consapevolezza, la conoscenza e la cultura sono le cose da sovvenzionare e non certo l’obbligo di qualsiasi tipo. È la viva possibilità di poter scegliere. La legge 194 prevede già un sostegno nei consultori, con personale laico qualificato che può dare tutte le informazioni necessarie sia per portare avanti la gravidanza, sia per interromperla nella tutela della salute e garantire la possibilità di scelta presa con consapevolezza e conoscenza. È una scelta non facile, che non deve essere sofferta a tutti i costi, che va seguita con più delicatezza. In realtà viviamo in una società laica e non confessionale in cui la sanità pubblica dà la possibilità di scegliere nelle difficoltà».