Vivere da antifascista nella Germania neonazista: “C’è paura, ci si nasconde”

Vivere da antifascista nella Germania neonazista: “C’è paura, ci si nasconde”

8 Novembre 2018 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Come si vive in Sassonia, vicino a Chemitz, nell’ex Germania dell’est? A raccontarlo è uno studente universitario tedesco e le sue parole vengono riportate da ‘The Guardian. Si definisce un attivista antifascista in una terra di neonazisti: “Per molto tempo avevo sottovalutato la portata dell’estremismo di destra in Germania. Prima di trasferirmi in questa zona davo per scontato l’antifascismo. Pensavo che non mi sarei mai imbattuto in ‘veri’ nazisti o violenti razzisti”.

Ma le cose dovevano mutare in fretta: “A Berlino, dove sono cresciuto, è normale non essere bianchi o non avere un nome tedesco. Mio nonno, francese, ha combattuto per l’aviazione alleata. Così mio papà è arrivato in Germania, mia mamma era di Berlino Ovest, in quell’enclave occidentale considerata un rifugio per persone ‘alternative’, punk, obiettori di coscienza”.

Est e Ovest della Germania, ma cosa cambia in fondo? Questo pensa il ragazzo: “Sono nato che il Muro di Berlino era già stato abbattuto. Ma quando mi sono trasferito a Est, ho iniziato a pensare più profondamente alla mia educazione occidentale. Ho cercato di dissipare i miei pregiudizi e a pensare in modo più critico a come la Germania ha gestito la riunificazione”. Combattere contro le discriminazioni e le violenze può diventare molto difficile in alcune piccole città: “Uno pensa che la storia della Germania sia sufficiente a garantire che il fascismo e il nazionalismo siano disconosciuti e rifiutati. Sfortunatamente, non è così che vanno le cose”.

A Dresda, quasi all’improvviso, appare il movimento di estrema destra Pegida: più di 20 mila persone inneggiano e intonano slogan xenofobi e islamofobi: “All’inizio c’è stato shock, ma poi qualcuno ha iniziato a dire che tra quelle persone ce n’erano anche di buona volontà. Pegida ha tenuto manifestazioni in molte altre città, accogliendo sempre più consensi”. Nasce Alternative fur Deutschland, partito che è contro l’euro, che è xenofobo e nazionalista. “Alle elezioni del 2017 la questione dell’asilo è diventato centrale. La legge sull’asilo è stata rinforzata. Come reazione, i gruppi si sono organizzati per dimostrare la cultura dell’accoglienza. I rifugiati sono stati accolti a Monaco con tè e biscotti. I media hanno iniziato a mostrare immagini di tedeschi che reagivano alla crisi con amore e armonia, prendendo provvedimenti contro la discriminazione”.

Sì, ma passano forse troppo silenzio i tanti attacchi agli stranieri e ai centri per l’immigrazione: più di 4 mila nel 2015, con molotov e mazze da baseball. “I neonazisti facevano irruzione, armati, persino nelle stanze dei bambini. Nel 2016, si è registrata una media di 10 crimini di odio al giorno contro i migranti”. Eppure, lo studente universitario convive con tutto questo: “Il panettiere serve una cliente che si lamenta dei troppi cattivi stranieri ed è d’accordo con lei. Il bigliettaio del tram controlla solo i biglietti dei passeggeri neri. Poi ci sono i lanci di pietre contro progetti culturali e centri sociali di sinistra. Le percosse. La popolazione civile non parteggia, guarda. È come se si stesse instaurando la normalità fascista, nazista”.

Chi cerca di combattere l’onda nera, vive in costante pericolo: “E’ difficile riuscire a programmare seminari scolastici contro l’estremismo, è complicato trovare chi voglia tenerli, in particolare nelle zone rurali. Dopo tutto, chi vuole vivere in un villaggio nazista?”. Dove le gomme delle auto vengono bucate, le case vengono attaccate se non piaci, se non piace il luogo da cui provieni o la posizione politica.

Chemitz, Dresda, ma non solo. Tante le città che si stanno nazistizzando in Germania. “Guardando all’Europa, è chiaro che il fascismo va combattuto al livello base. Permettere agli slogan nazionalisti di guadagnare spazio nei media e nella politica o consentire a grandi eventi neonazisti di svolgersi senza impedimenti e di non perseguire i reati d’odio, sono tutte cose che incoraggiano queste persone”. Lo studente universitario è spaventato: “Vedo un parallelismo con l’era oscura prima di Hitler. Ecco perché preferisco non mostrare la mia faccia, né nominare dove vivo o il gruppo di attivisti di cui faccio parte. Metterei solo maggiormente a rischio le persone. Sono le piccole cose, così come quelle più grandi, che ti fanno sentire in prima linea in una battaglia contro qualcosa di grande e di sinistro”.