Violeta, romena uccisa dal convivente italiano: il silenzio dei media che indigna

Violeta, romena uccisa dal convivente italiano: il silenzio dei media che indigna

9 novembre 2018 0 Di il Cosmo

Questa è una storia triste. Come tutti i femminicidi. È una storia italiana, purtroppo. A conferma di quanto ancora non si faccia nel nostro Paese per difendere il sesso debole da uomini violenti. Ma è anche una storia che racconta l’amore di una donna per i propri figli, al di sopra di tutto. Lei è (era) romena, aveva 32 anni, e viveva a Sala Consilina, in provincia di Salerno. Si chiamava Violeta Senchiu e stava con Gimino Chirichella, di 48 anni. Aveva tre figli.

Non è morta subito, Violeta, ma dopo 20 ore di autentica agonia all’ospedale Cardarelli di Napoli. Il convivente infatti le ha gettato addosso benzina mentre era vicina al camino e poi ha dato fuoco all’appartamento per essere sicuro che non si salvasse. Violeta, invece, pur ustionata sul 95 per cento del corpo, ha lottato, dimostrando una forza enorme. Quella necessaria per dire alla sua mamma: “Prenditi cura dei miei figli”. Il femminicidio è stato risolto immediatamente perché l’omicida è stato ripreso dalle telecamere mentre si trovata a un distributore di carburante prima del gesto infame. Che ha ferito anche lui, ustionatosi agli arti e ora detenuto all’ospedale di Potenza con le accuse di omicidio pluriaggravato per futili motivi, crudeltà e premeditazione.

Ancora una volta, la domanda è: si poteva fare qualcosa? Si poteva evitare che morisse un’altra giovane donna? Lui, Gimino Chirichella, era schedato dalle forze dell’ordine. Lo scorso 3 novembre, a quanto pare dopo un litigio, è uscito di casa e al distributore ha riempito due taniche. Poi è tornato nella casa di Sala Consilina dove ha dato inizio a un autentico inferno. Tutto lucidamente preparato nei dettagli.

La domanda rimane: si poteva evitare? Secondo i vicini di casa, i due erano affiatati. “Quello che è scattato nella testa di Gimino lo sai solo lui”. Così dicono. Dalla Romania, il fratello della vittima ha pubblicato un video su Facebook minacciando di morte colui che ha tolto la vita alla sorella: “Sono latitante, vengo in Italia, mi faccio arrestare e spero di finire nel carcere dove sarai tu e giuro che ti cavo gli occhi e me li mangio”. Successivamente, si è scusato per le parole pronunciate. Ma sui social la polemica è stata un’altra: le amiche di Violeta si sono scagliate contro il silenzio dei media nazionali alla notizia di un altro femminicidio. E infatti, sono passati ben sei giorni prima che venisse alla luce. Se questo episodio è stato ignorato dai siti e dai giornali principali, la stessa cosa va detta a proposito delle istituzioni. Solo i social l’hanno portato in primo piano, ‘obbligando’ anche i media ufficiali a parlarne.

Che ci stiamo abituando alle donne uccise? Che essendo romena, questa contasse meno? Strumentalizzarla era impossibile. Fosse successo l’opposto, un uomo romeno che uccide una donna italiana, ci sarebbero state pagine e pagine probabilmente. Dichiarazioni di ministri che ricordano come l’invasione straniera debba essere assolutamente fermata. Invece, no. È stato un uomo italiano (quelli che vengono prima, no?) a uccidere una donna straniera. La voce nel deserto, la Consulta Amministratrici del Vallo di Diano e Tanagro, che il 4 novembre su Facebook scrivevano questo post di ‘scuse’: “Violeta, scusaci abbiamo fallito! Non abbiamo ascoltato le tue grida, siamo rimaste indifferenti ed in attesa che fossi tu a trovare la forza di cercarci. Abbiamo fallito! Le nostre azioni non sono arrivate a te perché alle donne non servono solo parole, servono gesti concreti che arrivino dentro le case, soprattutto quando da quelle case non possono far uscire il marcio che vi si rinchiude. Per proteggere i figli, per paura del mostro? Non lo sappiamo! Dobbiamo solo ripetere che abbiamo fallito tutti ed a più livelli: la Famiglia ed i legami Amicali: nessuno ha percepito tanto livore?; la scuola: nessun docente o compagno di scuola ha percepito un disagio dei figli o della madre?; gli Enti comunali, sovracomunali e di settore che attraverso i vari canali di assistenza non hanno mai intercettato il disagio di questa donna? ; le forze dell’ordine che in nessun altra azione hanno visto la brutalità di quel mostro?; i cittadini, che poi sono un vicino, un datore di lavoro, il proprietario dell’abituale negozio dove si fa la spesa, non hanno sentito quel dolore? Abbiamo fallito tutti perché abbiamo voltato le spalle e non abbiamo voluto guardare. Scusaci Violeta per averti lasciata andare, ma per Te vogliamo continuare nel dire basta alla violenza e nel sostenere le donne in uscita; vogliamo far smettere di dire che, se ci sei rimasta, è perché eri debole o, se ti ha maltrattata, te la sei cercata. Quando tutte le donne si sentiranno davvero capite e comprese, parleranno e denunceranno.
Con le parole siamo Contro la Violenza, ma ancora oggi cerchiamo giustificazioni a ciò che ti è accaduto: un Violento ha usato la più grande delle violenze ammazzandoti, forse perché molto probabilmente gli avevi comunicato che la vostra storia era già finita.
Scusaci Violeta se abbiamo fallito!”.

di Alessandro Pignatelli