Andrea Lanfri: “Mi sono messo a correre per fare un dispetto alla meningite. Ora punto all’Everest”

di Deborah Villarboito –

Corre e si arrampica Andrea Lanfri. La vita l’ha colpito duramente, ma non si è lasciato abbattere. Ora si sta preparando per due cose: «Dal 2017 mi sono posto un obiettivo di atletica e uno di montagna all’anno, fino al 2019. Per l’atletica è sicuramente il Mondiale di Dubai a novembre 2019, è la cosa principale, ma poi ci saranno altre gare prima – spiega Andrea – A livello di montagna, in realtà c’è un progetto solo, che prevedere dei passi prima per raggiungerlo. Ogni mese dovrò fare una vetta almeno sopra ai 4000 metri, questo fino a febbraio. Sono stato a luglio sul Monte Rosa, ci tornerò a fine mese, a gennaio sarò in Ecuador a 6300 metri. Tutto questo per un progetto di acclimatazione che prevede l’uscita finale sull’Everest. Mi sto allenando per raggiungere gli 8000 metri, questo è il progetto di maggio 2019. Poi l’intero anno sarà dedicato alla preparazione di Tokyo 2020».

Ph Mauro Ficerai

Nato nel 1986, fino al gennaio 2015 ha vissuto una vita  normale per un ragazzo che all’epoca aveva 29 anni con una vita divisa tra lavoro e la passione per la montagna. In quel mese di quell’anno, però, la sua vita prende bruscamente un’altra piega: «Ero a casa, con la febbre altissima e all’improvviso sono entrato in coma. Mi hanno portato in ospedale, ma non ricordo assolutamente niente. Mi sono svegliato un mese dopo a Lucca e non sapevo nulla – racconta il velocista – Quando mi fu detta questa malattia, non sapevo nemmeno cosa fosse, è stata tutta una scoperta. Ero ignaro di quello che avevo e di quello che era. Poi il verdetto: meningite fulminante con sepsi meningococcica. Curata la malattia, era rimasta la conseguenza della setticemia. Con le cure miglioravano le condizioni degli arti superiori, ma non delle gambe. Ad un certo punto ritornò aggressiva e mi misero una settimana in coma farmacologico. Quando mi svegliai mi avevano tagliato sette dita delle mani e le gambe. Il dolore era talmente forte che chiedevo di tagliare via, perché era allucinante. Quando mi sono svegliato dopo l’amputazione stavo bene, mi sentivo benissimo come se avessi tolto la parte marcia e fossi rinato.

Ph. Ilaria Cariello

 

Da quel momento sono stato sempre meglio. Ero consapevole e alla fine non vedevo l’ora che me le levassero. Il dolore negli ultimi giorni era fortissimo, insopportabile e presente in tutti i mesi precedenti». La meningite gli ha tolto le gambe. Allora per fargli un dispetto, si è messo a correre. Infatti è nato in lui subito il desiderio di correre, di agire. Andrea si riprende, si allena, si abitua alle protesi in tempi brevissimi e corre veloce. Conquista una decina di titoli e record italiani (attualmente detiene quelli T43 su tutte le distanze praticate, 100-200 e 400 metri piani) e la Nazionale. Nella staffetta 4X100 trascina la squadra e vince nel 2016 un bronzo europeo a Grosseto, nel 2017 un argento ai Mondiali di Londra, che replica agli Europei di Berlino 2018, dove ottiene anche un bronzo nei 200 metri, nonostante i giudici gli abbiano fatto cambiare le protesi per un’inezia strutturale: «Le protesi non sono scarpe che si fanno presto a cambiare. Ci vogliono soldi e tempo per renderle tue ed allinearle» commenta Lanfri, che aveva provato le nuove protesi solo due settimane prima della gara – per colpa di questi 8 millimetri che mi consentivano di rientrare nella mia altezza da regolamento (167,3 centimetri ndr). La mia reale altezza prima della meningite era 171,5 centimetri. Questo mi ha obbligato a tenere la lama molto indietro e non in punta, cosa che ne causerebbe l’alzamento. Penso che i risultati sarebbero stati molto diversi con le protesi con cui mi ero preparato, le medaglie avrebbero avuto un altro colore». Resistente agli urti della vita, Andrea Lanfri continuerà sicuramente a farci sognare nell’atletica e a stupirci, salutandoci dalla cima dell’Everest.

Ph Andrea Puviani

 

Rispondi