Burioni in ‘Balle mortali’: “Di fake news sulla salute si muore, attenti ai ciarlatani della rete”

di Alessandro Pignatelli –

“In campo medico, le fake news possono uccidere, ed è un dovere civico smascherarle”. Lo dice chiaramente Roberto Burioni nel suo ultimo libro, che si intitola ‘Balle mortali’. Burioni è medico e professore ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Sono pagine intrise di… bufale da smontare una per una. “Una serie insieme tragica e grottesca di bufale pericolose, anzi di balle mortali che ci mettono davanti agli occhi i rischi di affidarci ai ciarlatani invece che ai dati certi, alle prove sperimentali, al metodo scientifico della medicina”.

I casi sono tanti: il bambino che muore per un’otite curata con l’omeopatia invece che con antibiotici; una donna deceduta per un linfoma perché non si era rivolta a un oncologo ma alla Nuova Medicina Germanica; una ragazzina che non si è risvegliata dal coma diabetico perché i genitori hanno ascoltato chi consigliava di somministrarle vitamine invece che insulina. La letteratura delle bufale in campo medico e scientifico è ormai diffusissima: “Le promesse non mantenute di Stamina e del metodo Di Bella – due tra le pagine più buie della storia recente del nostro Paese – ricordano quelle alimentate, decenni prima, dal segreto ‘siero’ anticancro di Liborio Bonifacio, ricavato in realtà da escrementi di capra”.

Purtroppo, nel mondo, sono centinaia di migliaia le vittime di “sciocchezze divulgate dai negazionisti per i quali non è il virus Hiv a causare l’Aids”. Bufale che riguardano spesso anche una banale influenza. Burioni ammette: “Dobbiamo prima di tutto difendere la ragione e la scienza, cioè quel metodo che da secoli ha permesso alla medicina di vincere malattie un tempo incurabili e aumentare non solo la durata, ma anche la qualità della nostra vita”. Un metodo oggi sotto attacco “da parte della disinformazione e del nuovo oscurantismo in cui proliferano i ciarlatani”.

Nell’introduzione del libro, si legge una frase destinata da sola a smascherare tutto e tutti: “Gli uomini credono volentieri a quello che desiderano sia vero”. C’è un intero capitolo, all’interno del libro, dedicato a un medico che aderisce a Roveto Ardente, una sorta di setta, dimettendosi dall’Ordine dei medici per poi rientrarvi quando capisce che la fine del mondo, data per imminente, non c’è stata. Apre uno studio privato, pratica medicina omeopatica, è gentilissimo con i pazienti e si fa un’ottima clientela. Un giorno arriva da lei una mamma con il figlio di 2 anni che ha 39,5 di temperatura e fa fatica a respirare. Il medico le raccomanda di non dargli paracetamolo o antibiotici. Altrimenti lo avrebbe rifiutato come paziente. Come curare questa febbre così alta? “Con gocce omeopatiche ogni dieci minuti”. Due giorni dopo, la febbre c’è ancora, il bimbo è anche meno vispo. La mamma richiama il medico che le dice: “La febbre non è niente, il paracetamolo invece causa le convulsioni. Non si deve preoccupare, io ho curato anche tumori e Aids”.

Non fidandosi, la donna porta il suo bambino da un altro pediatra che diagnostica: seria infezione respiratoria che sta per degenerare in polmonite. Con un’appropriata terapia antibiotica, guarisce subito. Avrete dunque capito che Burioni bacchetta eccome i ciarlatani. E che le fake news, nel mondo della salute, sono tante e varie. Soprattutto con la presenza ormai 24 ore su 24 di social, forum e quant’altro. In tanti promettono, altrettanti purtroppo ci credono. Burioni parla del padre, che era stato medico condotto: “Ricordo benissimo il suo lavoro. Le chiamate a ogni ora del giorno e della notte, la partenza notturna per un’urgenza, le corse per portare in ospedale i pazienti. In servizio tutti i giorni, week end inclusi, e non c’erano orari. Sembra preistoria, invece erano solo gli anni Settanta”. E poi? “La medicina è diventata tanto potente quando ha smesso di essere qualcosa di vicino a un’arte e ha provato a trasformarsi, e si è infine trasformata, in una scienza fatta di numeri e statistiche. Senza questo cambiamento, non avremmo vinto contro così tante malattie”. Ma c’è il rovescio della medaglia: “La disponibilità di macchine in grado di scandagliare ogni millimetro del corpo di un paziente o di analizzare ogni singolo segmento del suo dna gli offre migliori possibilità di guarigione, ma non gli attenua minimamente la paura, di fronte alla quale si trova appunto nella stessa condizione del suo antenato. Anzi, il suo antenato aveva di regola un medico accanto che lo accompagnava nelle traversie e nel timore”. Oggi non è così.

“La gente non si fida delle case farmaceutiche perché queste non hanno capito che è cambiata la comunicazione, che non si può restare fermi agli anni ’70. Così come i medici e gli scienziati. I ciarlatani sono stati bravi a raccogliere i ‘pazienti’ che si sentivano trascurati da medici capaci”. Ma non si può ‘mollare’, dice Burioni: “Protagonisti decisivi di questa battaglia sono anche i mezzi di comunicazione. Presentare una cura sperimentale, o ancora peggio mai sperimentata, come dotata di efficacia (ancora tutta da dimostrare) contro malattie incurabili o molto gravi è da irresponsabili: significa accendere speranze inutili nei pazienti e nelle loro famiglie e aggiungere al dolore della malattia anche il rimpianto (insensato) di non avere fatto abbastanza per i propri cari”.

Infine: “Dobbiamo ammettere che internet ha modificato irreversibilmente i nostri comportamenti e quelli dei nostri pazienti. Dobbiamo usare con abilità questo nuovo potentissimo mezzo senza però perdere di vista quel rapporto umano, personale, fatto di sguardi e di voci scambiate tra medico e paziente che è assolutamente insostituibile, oggi come secoli fa”.

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